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lunedì 11 dicembre 2017

"Betta e la magia del bosco"

(Daniela)

- Da un racconto di Maria Rosa Fanello -



- Ciao nonna, sto arrivando! Finalmente sono in vacanza!
Betta, come ogni anno, era andata al paese della nonna per trascorrere con lei il Natale. La casa della nonna, costruita in pietra e legno di larice, si trovava al limitare del bosco che in autunno diventava un magico tappeto di foglie secche e aghi di pino; i fitti rami invece si intrecciavano fra loro come pizzi e si innalzavano verso il cielo azzurro. Quando il mattino seguente la nonna era salita in camera a svegliare Betta, fuori era ancora buio:
- Salta su dormigliona che andiamo a cogliere il vischio! -
Questa per Betta era una bella novità e in men che non si dica già faceva colazione davanti ad una tazza di caffelatte e a due fette di pane di segale spalmate di burro e marmellata. Pochi istanti dopo, tutte imbacuccate, erano in strada, in cammino verso il bosco.



L’ inverno era arrivato presto quell'anno e la neve sembrava proprio danzare già nell'aria. Faceva freddo, il cielo era nuvoloso e quella nebbiolina che pian piano saliva ad avvolgere querce, abeti e larici impensieriva la nonna : - Sbrighiamoci che potrebbe nevicare! Entrate nel fitto bosco, camminavano con il naso all'insù, per vedere se fra i rami ci fosse del vischio. - Sai, raccontava intanto la nonna, un tempo in questo bosco vivevano quattro gnomi alti come una spanna, di carattere mite e molto saggi; avevano la loro dimora di fianco alla cascata, sotto le radici di una betulla centenaria nascosta nella fitta e inestricabile vegetazione. Durante la bella stagione gli gnomi trascorrevano le giornate raccogliendo i doni del bosco: fragoline, more, mirtilli, lamponi, pinoli, frutti che sarebbero serviti a a calmare la loro fame durante il lungo inverno.



Su di loro svolazzavano sempre molti uccellini ed erano attorniati da altre piccole creature, anch’esse in cerca di provviste. Ma, quando arrivava la neve, tutto veniva ricoperto dal soffice manto e gli animali, non trovando più cibo, per non morire di fame migravano verso la pianura. Senza il cinguettio degli uccellini il bosco era proprio triste. Quell’inverno la neve era alta, più alta del solito e soffiava la tormenta,e gli gnomi si erano nascosti nel loro rifugio. Briciola, il più piccolo di loro chiese se per caso avessero un’idea per evitare che gli animali se ne andassero all’arrivo della brutta stagione. Mirtillo che era sempre in giro in cerca di qualche novità disse che in autunno, al margine del bosco, aveva visto su un ramo del grande abete un cespuglio verde, con foglie ad elica e tante bacche bianche, che sembravano delle perle. E ai suoi piedi da un ciuffo di sterpi e d'erba ingiallita spuntavano tante palline appiccicose e dolci, che gli uccellini beccavano golosamente. -



Quindi, aggiunse Ranuncolo, se quelle bacche fossero tante potrebbero sfamare tutti i piccoli animali del bosco! Tobia, il più saggio, disse che al disgelo del manto nevoso sarebbe salito in cima alla montagna da Enula, la regina degli Elfi, per chiederle consiglio: lei sicuramente sapeva come riprodurre quella strana pianta. Sul finire dell’inverno Tobia mantenne la parola e si recò da Enula. Qui nei giardini del castello vide tanti cestini pieni di fiori profumati e variopinte farfalle, pronti per essere sparsi ai primi tepori. Lo gnomo raccontò il suo problema e la regina disse:
- Prendi le bacche, schiacciale, estrai i semi che sono avvolti in un materiale appiccicaticcio. Poi mettili sulla corteccia ed attedi...; tu ed i tuoi amici dovete avere tanta pazienza, ma alla fine il risultato vi soddisferà. Ringraziata la regina, Tobia tornò a casa.



All’inizio della bella stagione gli animali presero di nuovo possesso del bosco e gli gnomi fecero un’assemblea per illustrare il progetto, che tutti accettarono. Si stabilì anche che ogni volta che si mangiava una bacca, il seme doveva essere posato sui rami più alti, in una screpolatura della corteccia, in modo che le nuove piantine non venissero coperte dalle nevicate. In questo modo, anche d’inverno ci sarebbe stato cibo a sufficienza. Betta aveva ascoltato con attenzione la storia raccontata dalla nonna e non si era accorta che erano giunte sotto un pino che aveva un grosso cespuglio di vischio abbastanza facile da cogliere. Il tempo era peggiorato, la neve incominciava a cadere fine e fitta. Betta e la nonna, con in mano quel dono prezioso, si affrettarono a rientrare.



A casa trovarono il nonno che aveva preparato un bel nastro rosso per appendere il vischio e una fumante minestra di verdure ed erbe profumate . Betta pensò che anche lei avrebbe seguito il consiglio degli gnomi: prima di ritornare in città sarebbe andata a posare i semi del vischio nelle screpolature dei rami del pino dei nonni e chissà… forse un giorno anche da loro gli uccellini saranno felici.


- Maria Rosa Fanello -


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