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lunedì 31 luglio 2017

Lavanda, intramontabile profumo...




(Daniela)





Romantica e profumata, la lavanda è sicuramente uno dei fiori più apprezzati tra quelli più comuni, tanto che alcuni scelgono di coltivarla in casa e sfoggiarla anche all’interno della propria abitazione con composizioni bellissime e profumate. Come si fanno essiccare i fiori di lavanda? Seguite i nostri semplici consigli e raccogliete i fiori più belli.


I fiori profumati della lavanda possono essere raccolti durante il periodo estivo (meglio durante i mesi di giugno e luglio) e utilizzati per decorare la propria casa e profumare armadi e cassetti.


Raccoglierli e farli essiccare, per fortuna, è molto semplice, ecco come fare. Raccogliete la lavanda di cui avete bisogno dal vostro giardino o da un campo di fiori recidendoli alla base, portate a casa il vostro mazzetto di fiori di lavanda e mettetelo a essiccare a testa in giù: scegliete un luogo asciutto e all’ombra. Quando saranno secchi, dopo qualche giorno, prendete il mazzetto di fiori e, su un piano, iniziate a sgranare i piccoli fiori con le mani: usate le mani come un pettine e passatele tra i fiori in modo che questi cadano sul vostro piano. Quando avrete raccolto i vostri fiori potrete raccoglierli dentro ad alcuni sacchetti di stoffa e metterli nei cassetti o negli armadi per profumare la biancheria.



Se invece volete creare delle composizioni di fiori con la lavanda, e desiderate conservare il fiore intero, prendete i vostri fiori recisi e metteteli dentro un sacchetto del pane. Teneteli per qualche giorno dentro il sacchetto e poi utilizzateli (con molta cautela!) per decorare cornici, vassoi a fondo vetrato o per riempire vasi di fiori che potrete posizionare in camera da letto, in salotto o all’entrata. I vostri fiori recisi saranno perfetti e potranno dare alla vostra casa un aspetto super romantico e delicato…
Buona raccolta, amanti della lavanda!


domenica 30 luglio 2017

Acqua dei monti


(Daniela)



Acqua dei monti,
chiara e fresca,
tu brilli
e zampilli alle polle,
tu spruzzi le zolle,
tu bagni
il piede ai castagni,
e curvi gli steli
dell'erbe e dei piccoli fiori;
tu specchi i bei cieli
ripieni di voli,
tu salti, tu ridi
nei limpidi rivi,
e sgoccioli roca
nei piccoli fonti,
dolce acqua dei monti...


(da un libro di lettura di IV classe del 1925)


sabato 29 luglio 2017

La spigolatrice


(Daniela)




Bimbetta povera che cerchi grano,
ieri la falce passò di qui
e non rimasero che stoppie grame
con questo sole di mezzodì.


No; vi rimase una spiga perduta
come la piuma d'un uccellino.
I mietitori non l'hanno veduta,
dormiva in terra come un bambino.


Stelo falciato somiglia uno spino:
l poveri piedi che nudi vanno
dietro il passo del contadino
a cercare il pan d'un anno.


Che un poco oggi, un poco domani:
spiga con spiga si fa un fascetto,
con un fascetto si fan tre pani
e ci campa un poveretto.

- Renzo Pezzani -


giovedì 27 luglio 2017

Buone vacanze!

(Daniela)




Per tutti, con le vacanze, si apre il gran libro della natura:
attenti a sfogliarlo con cura, a leggerlo con amore!
La maggior parte dei libri scritti ha avuto origine da quello.
Ad alcuni di voi la geografia non è simpatica. Che cosa è una catena di montagne sul libro e sull'atlante? Una filza di nomi e di numeri, una strisciolina color cioccolata.
E il mare?  Altri nomi e una pennellata d'azzurro con le noiose righe dei meridiani e dei paralleli.
Ma se il treno, l'automobile, le gambe vi hanno portato davvero tra le alte foreste di abeti, in vista dei nevai, sopra panorami sventagliati al sole, oppure vi hanno calato su una spiaggia, su una scogliera, dinanzi al magnifico specchio marino e alla fresca danza delle onde incoronate di bianca spuma, allora la geografia non è più materia noiosa, è anzi la più attraente, la più entusiasmante forma di vita!
Certo che per vedere non basta aprire gli occhi; bisogna anche guardare: e si guarda veramente non soltanto con gli occhi, ma con l'intelligenza e col cuore.
Il libro della natura è maestoso, grandioso, solenne; e anche minuto, affollato di infiniti particolari.
Chi più lo guarda, più ne coglie le bellezze e i significati.
Un cielo stellato e un solo fiore campestre raccontano storie meravigliose, profonde, a chi le contempla.


- Giuseppe Fanciulli -

dal libro: "Via Fiorita" di quinta classe del 1970.

martedì 25 luglio 2017

Il medaglione della nonna



- Un racconto di Annalisa Ferri -



La porta della casa gialla era aperta e la tendina lunga e leggera si muoveva lentamente con l'aria che veniva dal mare. Così era chiamato dagli anziani quel soffio gentile ed atteso, quando da lontano con il canto delle cicale giungeva dopo pranzo ed inondava i giardini e le aie dove le peonie sbocciate rilasciavano la notte il loro profumo intenso. Nella casa gialla viveva da sola la vecchia fornaia, che un tempo preparava i dolci ed il pane per tutto il borgo, ed ora viveva le sue giornate in compagnia della campagna, attendendo che i nipoti andassero a trovarla.



Come da bambini, arrivavano sempre tutti e tre insieme e si specchiavano ogni volta nella giovinezza che un medaglione d'oro tenuto al collo dalla nonna, nascondeva dai loro anni.



 Giungevano da lontano e si fermavano sempre, prima di entrare, davanti alla lunga fila dei lillà che costeggiavano la strada. La casa della nonna profumava ancora di farina e di sambuco, di vaniglia e di miele e tutti i bambini avevano avuto per il proprio compleanno una crostata o un ciambellone preparato da quelle piccole mani gentili. Quando i pomodori profumati coloravano gli orti, tutti accorrevano da lei per comprare il pane e mangiarlo la sera in mezzo alle lucciole e all'odore di gelsomini.



Dalle finestre sempre aperte fin dall'alba ancora si sentiva l'intenso profumo di lievito, di buccia di arancia o succo di limone, di vino bianco e noci tostate, di pizza e di trecce al latte. Per chiunque passasse all'ombra della vite che lasciava al cortile puntine di stelle e di cielo, il tempo si era fermato nel momento in cui l'ultimo ciambello al cioccolato era stato sfornato per la festa del patrono, tra il suono della banda ed i colpi scuri sfumati nel vento del cielo, prima che il sole tramontasse tardi in piena estate.



Da quel giorno poi il forno si chiuse agli altri; nessuno seppe il motivo per il quale la vecchia signora dal volto sempre allegro non preparò più dolci e pane per il paese e si chiuse nella sua casa grande, contemplando il tramonto aranciato oltre il piccolo muro grigio del suo orto, che macchiava di arancione le piante delle zucchine e dei pomodori, l'ombra del ciliegio e del mandorlo, la rimessa degli attrezzi che rifletteva quel rosso tenue. Le cicale alzavano quel loro canto finché i grilli non davano loro il cambio sui rami più alti a guardare la luna sottile e tardiva. La signora, seduta sul muretto che dava al bosco, teneva tra le mani delle foto legate da uno spago antico e guardava i volti ridere sotto i grappoli d'uva pronti o davanti ai barchi del grano, donne anziane sedute a ricamare, il matrimonio delle sue coetanee, una foto all'arco della chiesa coperto di rose gialle e poi, le ultime che teneva per sè erano quelle dei suoi tre nipoti, un pomeriggio di agosto, tra i fiori gentili dei fagiolini e le foglie piene del fico dai frutti già maturi.



I volti dei bambini erano baciati dal sole che si avviava al tramonto e resisteva sulla punta dei boschi a cui tornavano lenti i corvi a sera ed avevano il sorriso spensierato dell'età dalle lunghe giornate e delle notti cariche di luoghi da esplorare e rumori da ascoltare nei cortili o nei vicoli pieni di gerani. I tre nipoti la nonna li vedeva ancora giocare tra le fragole e gli albicocchi, nell'odore di terra  bagnata da un temporale frettoloso, nel fieno portato dal vento insieme al richiamo d'amore della poiana. Saltavano ancora nell'orto, in mezzo alla pioggia mentre dalla montagna si componeva l'arcobaleno e veniva fuori dalle fronde dell'albero del paradiso e dei faggi.



Li sentiva correre nel cortile, ridere sotto il letto, li vedeva sbattere con lei le uova, far volare la farina con un soffio che ancora forse tra quelle stanze continua ed esce quando il medaglione si apre e le stelle sembrano più vicine, il vento più intenso, e se durante la pioggia estiva compare davanti ai monti l'arcobaleno, nell'orto i nipoti corrono e saltano, ridono sotto il fico, schivano le piantine delle fragole e per tenere quella magia l'anziana chiude il medaglione ed insieme alla notte che veglia sul suo sonno, la cullano le risa nei corridoi ed i soffi giocosi di farina.


- Annalisa Ferri -

lunedì 24 luglio 2017

Lo spaventapasseri


(Daniela)






Suo compito proteggere i raccolti
dalle razzìe dei passeri e dei tordi
apparve in mezzo al campo un bel mattino:
glielo aveva portato il contadino.

Due bastoni incrociati per supporto,
lungo pel corpo e per le braccia corto,
una vecchia zimarra rattoppata
imbottita di paglia ben pressata,

una testa di stracci col cappello
per essere il terrore d’ogni uccello.
Sapete cosa ha fatto un cardellino?
Si è costruito il nido in un taschino!


© Castellani Carla

sabato 22 luglio 2017

Offida, borgo delle merlettaie


(Daniela)



Tempo fa ho scoperto tramite una trasmissione televisiva il borgo di Offida, nella Marche in provincia di Ascoli Piceno.

Offida vanta uno dei centri storici più interessanti e meglio conservati del territorio piceno tanto da essere inserito nella lista dei borghi più belli d'Italia. Ciò che più mi ha incuriosito è che sia uno dei pochi paesi in cui si tramanda ancora l'antica arte del tombolo, celebrata nel "Monumento alle Merlettaie", edificato nel 1983 da Aldo Sergiacomi.

























 Numerosi e pregiatissimi pizzi impalpabili sono in esposizione presso la "Mostra permanente del Merletto a Tombolo". Offida dunque è famosa per questa laboriosa e paziente tradizione antica, forse risalente al XV secolo e importata dall’Oriente, praticata con maestria dalle donne del paese spesso sedute in piccoli gruppi davanti all’uscio di casa intente a lavorare in base ai tre punti più diffusi: il punto Rinascimento, il punto Venezia e il punto antico.


















L’arte del merletto a fuselli, si tramanda di generazione in generazione dal almeno cinque secoli: da semplice passamano a fine gioco d'intrecci, per produrre manufatti di raro pregio e bellezza.  L'antica tradizione viene ricordata anche durante la Mostra del merletto a tombolo, che si svolge tra fine giugno ed inizio luglio.



(Museo del Merletto)




 Per gli amanti del vino, questa cittadina costituisce una tappa importante, dal momento che, oltre ad essere un importante centro vinicolo, qui ha sede la seconda Enoteca Regionale delle Marche. Da visitare: la Rocca, il Palazzo Comunale, uno dei più belli delle Marche, il Teatro Serpente Aureo, uno dei teatri storici delle Marche, il Palazzo Castellotti Pagnanelli che riunisce in un'unica sede il Museo Archeologico "G. Allevi", la Pinacoteca Comunale e il Museo delle Tradizioni Popolari.
Altro monumento insigne della cittadina è la maestosa Abbazia di S. Maria della Rocca, una delle più significative costruzioni romanico-gotiche delle Marche.



Da visitare anche la Fontana della Dea Flora:



Famoso è il Carnevale storico di Offida.




Cucina



Oltre che per il Rosso Piceno e l'Offida Pecorino DOC, Offida è famosa per alcune specialità culinarie. In particolare sono da segnalare i "funghetti" mentre è di recente stata riscoperta e rilanciata con una apposita sagra un'altra specialità caratteristica: il "chichì ripieno".


Funghetti





Sono un dolce che si presenta come un tortino di forma tondeggiante irregolare sul quale emergono delle forme bianche, simili a cappelle di funghi, dure e cave all'interno. Gli ingredienti sono farina, acqua, zucchero, albume d'uovo e semi di anice che conferiscono il caratteristico sapore. Un dolce povero e antico che si conserva per lungo tempo e riacquista morbidezza se lo si riscalda.

Chichì ripieno


Focaccia o più propriamente "schiacciata" in pasta di pane sottile, forma tonda e piatta, viene riempita tradizionalmente con tonno, alici, capperi e peperoni tritati.

VIDEO DI OFFIDA:













(Notizie e immagini dal web)

venerdì 21 luglio 2017

Sorridi......

(Daniela)



Sorridi,
voluttuosa terra di freschi respiri,
terra d'alberi molli e assopiti,
terra di persi tramonti,
terra di vette nebbiose, di monti,
terra che grondi vitrea di plenilunio sfumato appena d'azzurro
Sorridi, perchè il tuo amante arriva....


- Walt Whitman -



mercoledì 19 luglio 2017

Fontane "particolari"


(Daniela)

Ettore Roesler Franz, "Lavatoio a Tivoli" 

La nostra bella Italia, come sappiamo, è ricca di fontane famose in ogni città, piccola o grande che sia. Oggi andiamo a conoscere quelle più strane e meno famose, spesso legate a leggende.




San Giovanni in Fiore (Cosenza) - La fontana della "Fontanella".
Nuova fontana, nella “ruga” della Fontanella, dove ne sorgeva una di antichissima data.






Genova: "La Fontana di Via del Campo".


Fu eretta nel XVIII secolo dai discendenti di Giulio Cesare Vacchero ai quali fu concesso di erigerla davanti alla Colonna Infame che denunciava il tradimento del loro avo che congiurò contro la Repubblica di Genova, per nascondere la Colonna Infame alla vista dei passanti... E’ una elegante fontana in forma di portale dorico, alla base del quale è collocato un sarcofago romano. Sul retro vi è una seconda vasca, posta molto in alto, dalla quale sgorgava l’acqua necessaria alle portatrici per riempire le grandi brocche che tenevano in equilibrio sul capo. 






Roma: "Fontana del Facchino"

Un uomo col cappello che sorregge una botte che genera acqua è la scena che ci si trova davanti alla fontana di Via Lata. E’ chiamata “statua parlante” perchè, nel 1580, dava voce alla satira politica della capitale, raccoglieva biglietti anonimi che commentavano gli episodi della politica del tempo.








Roma, Via della Cisterna (Rione Trastevere): "Fontana della Botte"





Roma: "Fontana delle Tiare"





Roma: "Fontana delle Tartarughe", sulla quale esiste una leggenda:


Roma: Via Margutta, "Fontana degli Artisti"

La fontana raffigura gli attrezzi del mestiere degli artisti: sgabelli, pennelli, maschere e compassi dai quali fuoriesce acqua, circoscritti da un arco che sorregge la vaschetta di raccolta.




Roma: "Fontana dei Libri". 

L’architetto Lombardi, nel 1927, fu l’ideatore di questa fontana voluta dal Comune per rappresentare i vari Rioni di Roma. Situata in Via degli Staderari, la fontana rappresenta il Rione Sant’Eustachio e lo dimostra una minuscola incisione tra le corna del cervo che è al centro della scultura. Rappresenta una nicchia, contornata da un arco, al centro del quale, si trova un cervo le cui corna sono state trasformate in dei libri posti su una mensola, da questi dei segnalibri generano acqua. La fontana è un in omaggio all’Università La Sapienza.






Roma: "Fontana della Botticella".


La fontana di Largo San Rocco è dedicata ai portatori di vino e si trova incastonata in una nicchia ricavata tra due chiese. Dal 1774 rappresenta una botte sormontata da un viso che, sorridente, sputa acqua raccolta da un piccolo catino. Inizialmente fu costruita in Via Ripetta dove c’era il porto in cui vi attraccavano le navi cariche di merci.



 Roma: "Fontana del Babuino".



Costruita da Alessandro Galli nel 1580 prese questo nome perchè ricordava le sembianze di una scimmia ed è la prima fontana ad uno pubblico, seppur fatta costruire da un privato. Un sileno disteso su una tipica vasca termale romana forma la fontana che subì moltissime variazioni e spostamenti. La Fontana del Babuino, situata nella stessa Via che porta il suo nome, rappresenta un'altra delle statue parlanti di Roma.




Roma, Palazzo Berardi, Via del Gesù: "Orologio ad acqua"

L’orologio è posto in una nicchia a conchiglia fiancheggiata da due cariatidi e sovrastato da due busti antichi, mentre in basso una vasca, in cui si arrampica la pianta del capelvenere, raccoglie l’acqua. 








Spoleto (PG): "Fontana del Mascherone"


 Si trova in piazza Bernardino Campello, un tempo denominata piazza di San Simone, in prossimità della Rocca Albornoziana. È addossata al muro di sinistra della duecentesca ex chiesa dei Santi Simone e Giuda.




Firenze, "Fontana del porcellino" (FOTO PERSONALE)

La tradizione popolare vuole che toccare il naso del Porcellino porti fortuna, che infatti risplende per la continua lucidatura quotidiana di migliaia di mani. La procedura completa per ottenere un buon auspicio consisterebbe nel mettere una monetina in bocca al Porcellino dopo averne strofinato il naso: se la monetina cadendo oltrepassa la grata dove cade l'acqua porterà fortuna, altrimenti no. In realtà l'inclinazione è tale che solo le monete più pesanti cadano facilmente nelle fessure. I proventi della raccolta delle monete dalla fontana sono interamente devoluti all'Opera della Divina Provvidenza Madonnina del Grappa.





(FOTO PERSONALE)




(FOTO PERSONALE)





Firenze, "Fontana dei mostri marini della SS. Annunziata"









Grassina, Bagno a Ripoli (FI), "Fontana con monumento alla lavandaia" dello scultore Silvano Porcinai.




Castelfranco Emilia (Modena): "Monumento al tortellino".

Secondo una antica leggenda il tortellino fu inventato da un oste che voleva imitare la forma dell’ombelico di una bella cliente della sua locanda.




Nardò (LE), "Fontana del Toro"
Proprio accanto alla chiesa di San Domenico si trova la fontana del Toro di inizio '900 con lo stemma di Nardò risalente al tempo degli aragonesi. La leggenda narra che sarebbe stato proprio un toro a scegliere il luogo in cui fondare la città, scalciando sul terreno e facendo zampillare l'acqua.




Tredolo di Forni di Sotto (UD): "Antica fontana"

Donne con i costumi tradizionali carnici alla fontana, una è china sulla tinozza a lavare i panni, mentre l'altra prende l'acqua dalla fontana.




Le tre foto della Fontana del porcellino" di Firenze sono personali, tutte le altre sono prese dal web, come le notizie.