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giovedì 2 gennaio 2020

Alla scoperta di Urbania, la città della Befana

(Daniela - Luna Nera)





Se Babbo Natale abita al Polo Nord anche la Befana, dopo lungo peregrinare, ha trovato la sua casa: Urbania, nella provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.


La Befana ormai da anni è di casa ad Urbania dove, in corso Vittorio Emanuele, è visitabile tutto l’anno la sua casa.
Non un’installazione temporanea, ma una casa vera e propria, posta proprio sotto l’ufficio del sindaco di Urbania: quattro stanze in muratura più un cortile esterno dove la dolce vecchina parcheggia la sua scopa volante.
. 


L’antica Casteldurante, cittadina marchigiana ricca di storia e tradizioni, è il luogo ideale per la vecchina. Le colline appena fuori dal paese, tranquillo e genuino, sono per lei un rifugio dove riposare dopo le piacevoli fatiche che la sua festa le procura. Non a caso, il Sindaco, secondo tradizione, inaugura la Festa consegnandole ufficialmente le chiavi della città, e facendone la vera prima cittadina per cinque giorni all’anno.



IL SUCCESSO DELLA FESTA


Nonostante l’importanza che ha sempre avuto in questo territorio, la Festa della Befana di Urbania è salita alla ribalta della cronaca nazionale solo nel 1997, anno in cui giornali e televisioni hanno dato ampio spazio all’evento. La città viene coinvolta totalmente per preparare questa festa e si trasforma nel paese dei balocchi.



 Oltre 4000 calze appese per le vie del centro, porticati addobbati e luminarie nelle vie del centro storico, il tutto arricchito da innumerevoli Befane che animano il centro, vetrine allestite per l’occasione, mercatini, musica, spettacoli e animazione.


LA CASA DELLA BEFANA

A questa cittadina così illustre e tanto amata, il Comune e la Proloco Casteldurante hanno scelto di dare, dal 2016, una vera e propria casa, ristrutturando uno spazio del palazzo civico, attiguo alla Torre campanaria, per adibirlo a Casa della Befana, aperta tutto l’anno. La casa è formata da 4 stanze più un cortile interno per un totale di circa 70 metri quadri. In questa casa vive la Befana per cui in ogni stanza si può trovare segno del suo passaggio e della sua vita quotidiana: il grande letto di foglie, 


il calderone nel quale cucina,


la grande sedia che usa quando lavora ai ferri per allungare la calza più lunga del mondo ed il camino davanti al quale racconta splendide storie ai suoi piccoli ospiti.



A questi ambienti si aggiunge un cortile interno che funziona anche da parcheggio per la sua scopa volante.

 



Al centro della casa c’è la statua in ceramica della Befana a cavallo della scopa realizzata dall’artista Orazio Bindelli.





La casa è arredata con tanti elementi della tradizione contadina dell’Alta Valle Metauro e con materiali di recupero. Nella casa troviamo gli attrezzi dei vecchi mestieri ed i giochi del passato, assieme alle creazioni in legno della ditta Bartolucci di Urbino, il tutto sottolineato da sapienti giochi di luce ed effetti speciali per mettere in risalto ogni particolare della Casa.



Da tutte le finestre inoltre, tramite installazioni di immagini, si possono vedere scorci di Urbania e degli altri comuni dell’Alta Valle del Metauro. Nel cortile interno invece la tradizione di quella che era la “valle del Jeans” incontra la Befana: il celebre tessuto denim diventa infatti lo sfondo per un bellissimo cielo stellato.



 Durante la Festa della Befana ad Urbania, ma anche per il resto dell’anno, la nonnina accoglie qui i bambini di tutta Italia, mostrando loro come si prepara il carbone, come si tesse al telaio, oppure raccontando storie di fantasia e facendo loro conoscere il territorio in cui abita, ricco di cultura e di tradizioni, che lei ben conosce. Oltre a questa Casa, durante la Festa della Befana, viene allestito anche il Befana Postal Office, in cui i bambini possono scrivere e spedire le loro letterine alla simpatica vecchietta, magari con i buoni propositi per il nuovo anno oppure fermarsi ad ascoltare le storie nella calda Befana Reception.



ATTIVITA’ E STAND

Durante i 4 giorni di festa la cittadina si trasforma: la Piazza del Cioccolato, l’Emporio della Befana, la Piazza del fai da te, il Cortile dei sapori e il Parco giochi della Befana. In una cornice da sogno, Urbania aspetta, dunque, i bambini di tutte le età per rivivere l’emozione delle tante attività in programma:
le spettacolari discese della Befana dalla Torre campanaria e dal campanile del Palazzo comunale che terranno tutti gli spettatori con il naso all’insù;



la sfilata della calza da record più lunga del mondo (50 metri), realizzata interamente dalle befane del paese; la sciarpa dell’amore, realizzata per abbracciare idealmente tutti i bambini del mondo, che ognuno potrà contribuire ad allungare sferruzzando con le befane per le vie del centro.



Alla Befana sono ispirati i laboratori didattici e creativi per bambini (con la ceramica, con il legno e con materiali di riciclo), i giochi tradizionali tutti da riscoprire, i concorsi a tema, le animazioni di strada. E ancora, giochi, musica, spettacoli, danza, teatro in piazza e musical, performance di fuoco e street art, concerti e spettacoli itineranti, che animeranno ogni giorno il centro storico di Urbania, in un coinvolgente clima di allegria.









(notizie e immagini dal web)

martedì 15 gennaio 2019

La "Pànera", il gusto dei genovesi

(Daniela)
Oggi una specialità della mia Genova 💜


Avete presente l’aroma che si sprigiona da una moka borbottante, con il caffè che fuoriesce a poco a poco creando quella soffice schiumetta fina che si stende in superficie? Adesso pensate a una bella cialda traboccante di gelato cremoso: dove vi trovate? A Napoli? Macché, siete a Genova! Come si coniugano queste due immagini all’ombra della Lanterna? Forse non tutti sanno che nella terra della Superba regna sovrano un solo gusto tra le tante varietà proposte dalle gelaterie: si scrive panera e si pronuncia pànera, con la prima A accentata. Ebbene, in campo dolciario Genova ha il sapore di caffè. Quanti di voi hanno notato che a mano a mano che ci si allontana dal capoluogo ligure, quel gusto scompare dall’elenco delle proposte?
Ecco la conferma che si tratta di una caratteristica tutta genovese, cui in pochi hanno probabilmente mai fatto caso.

Che gli zeneixi siano grandi torrefattori è un fatto ormai ben noto, basti pensare alle numerosissime torrefazioni e alle aziende dall’eco nazionale e internazionale che lavorano l’oro nero del Sud America nelle valli dell’entroterra genovese. Avendo un così grande smercio di caffè in città, vuoi anche per l’importanza del porto di Genova, pare quindi inevitabile che il gusto-principe delle nostre gelaterie sia a base proprio di questo ingrediente.


Voci di corridoio sostengono che la panera sia stata ideata nel 1927 in uno dei locali storici della città, l’Antica Gelateria Amedeo di Boccadasse, meta fissa di turisti ma anche dei genovesi più celebri e non. L’indimenticato Paolo Villaggio, scomparso di recente, era proprio uno dei tanti habitué che varcava la soglia di questo locale per concedersi un peccato di gola da consumare, probabilmente, contemplando il panorama della splendida insenatura di Boccadasse.


Ma in cosa consiste esattamente la panera?
Guai a chi la definisce un gelato! Questa deliziosa crema soffice e fresca è infatti un semifreddo, ben diverso dal gelato tradizionale. Assaggiatene una cucchiaiata da una coppetta e noterete immediatamente la differenza: non bisogna avere un palato fino per cogliere la consistenza morbida ma al tempo stesso soda di questa meraviglia tutta genovese. E’ una nuvoletta dal leggero sentore di caffè, ammorbidito dal tocco candido della panna.


(foto dal link, la vera panera)

Per risalire alla lista degli ingredienti principali basta riflettere sull’etimologia del termine stesso, che è il risultato della contrazione dal dialetto genovese di “panna nera”, da cui appunto nasce la panera. Caffè, dunque, e panna: basta miscelare questi due elementi? Ahimè, se fosse così semplice la farebbero tutti, e le gelaterie storiche della città perderebbero il loro valore in fatto di qualità –e credibilità-. Non solo vengono aggiunti altri ingredienti, come tuorli d’uovo, zucchero semolato o zucchero a velo, ma la questione riguarda soprattutto la tipologia di quelli di base. La panna, nemmeno a dirlo, dev’essere freschissima (ciò fa intendere che si tratta di un semifreddo non sempre reperibile nelle gelaterie: diffidate da chi ne ha sempre una vaschetta traboccante!).
E il caffè? Come la maggior parte delle ricette della tradizione, tutti hanno una loro versione: c’è chi opta per quello in polvere appena macinato, per incorporarne l’aroma seducente, chi invece preferisce utilizzare quello espresso a piccole dosi finché non si raggiunge l’equilibrio perfetto con la panna.


Dal sodalizio di questi due magnifici ingredienti nasce un sapore davvero speciale: la panera non sa di caffè, bensì di cappuccino. 
Ed ecco che torna quella sensazione di casa e di colazione, un piacevole risveglio a cui abbandonarsi con l’aroma di caffè che stuzzica le narici e la famosa schiumetta che gioca con le papille gustative. E’ un incontro intimo in cui ci si concede un piccolo peccato di gola, non solo al mattino ma a qualsiasi ora del giorno
specie la sera, per riprendersi dal torpore di una cena importante, che nella sua freschezza ci riscalda i sensi, coccolandoci.


Così, la prossima volta che vi farà visita un amico o un parente da fuori città, dopo avergli servito un bel piatto di trofie al pesto (con patate e fagliolini, mi raccomando!) e il coniglio alla ligure, sorprendetelo con qualcosa che ancora non conosce. Smaltite la cena con una semplice passeggiata verso una gelateria artigianale e offritegli una cialda di panera. Insegnateli infine che i genovesi, a piccole dosi, sanno essere anche dolci proprio come questo gusto: ma senza l’amarezza del caffè, non sarebbe altrettanto buono!

domenica 6 gennaio 2019

La Befana, dolci tipici e tradizioni nel mondo

(Daniela - Luna Nera)


Dolce Befana… porti con te il carbone zuccherato, che a seconda del suo colore racconta, soprattutto ai bimbi, come ci siamo comportati! Il giorno della Befana si condivide con amici e parenti la Pinza, tipico dolce della tradizione veneta, diffuso anche in Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige. 
Gli ingredienti principali della Pinza sono farina gialla di mais, farina bianca, pinoli, fichi secchi e ha un profumo unico!


Periodo perfetto questo per degustare anche la Gubana, questo è un dolce tipico delle Valli del Natisone, ha una particolare forma di chiocciola e il suo ripieno si compone di nocciole, noci, uvetta e pinoli. Una vera delizia! Dolci che si possono accompagnare anche con con un bicchiere di vin brulè magari davanti al tepore del fuoco dei Falò della Befana.


Tradizioni antichissime risalenti ai Celti, i quali accendevano grandi fuochi, come ancora oggi si fa. Falò propiziatori che indicano, a seconda della direzione delle scintille del fuoco, come sarà l’anno appena iniziato.



- da https://www.radiocompanyeasy.com/ -

LA BEFANA NEL MONDO.


FRANCIA: nel giorno dell'Epifania si usa fare un dolce speciale all'interno del quale si nasconde una fava, chi la trova diventa per quel giorno il re o la regina della festa.


L'amica Martine ci dice che in Francia la Befana non esiste, gliene parlava la sua mamma italiana, quando era piccola c'era "Le Père Janvier" (Papà Gennaio) dopo Natale, ma da molto tempo non esiste più.




ISLANDA: il 6 gennaio viene chiamato il tredicesimo, poiché da Natale fino a questa data trascorrono 13 giorni. I festeggiamenti iniziano con una fiaccolata, alla quale partecipano anche il re e la regina degli elfi. A metà strada arriva anche l'ultimo dei Babbo Natale, il tredicesimo (il primo Babbo Natale arriva l'11 dicembre e poi ne arriva uno ogni giorno fino a Natale, poi dal 25 dicembre in poi ne va via uno al giorno).
Tutto ha fine con un falò e fuochi d'artificio.

SPAGNA: la sera del 5 gennaio i bambini attendono i doni dei Re Magi e mettono davanti alla porta un bicchier d'acqua per i cammelli assetati e anche qualcosa da mangiare e una scarpa. In molte città si tiene un corteo durante il quale i Re Magi sfilano per le vie su dei carri riccamente decorati.

GERMANIA: le persone di religione cattolica vanno a Messa ma il 6 gennaio non è un giorno festivo, si lavora come al solito e i bambini vanno a scuola.

ROMANIA: i bambini attendono l'arrivo dei re Magi e il 6 gennaio propongono racconti in cambio di qualche spicciolo.


UNGHERIA: i bambini si vestono da Re Magi e poi vanno di casa in casa portandosi dietro un presepe e in cambio ricevono qualche soldo.





RUSSIA: torna protagonista una figura simile alla nostra Befana, chiamata "Babuschka", una vecchietta che, accompagnata da un certo Padre Gelo, distribuisce regali a tutti i bambini. 





venerdì 4 maggio 2018

Madonnina del mare

(Daniela)

Nel mese di Maria,

una canzone triestina dedicata alla Madonna del mare:



Al primo sole si desta
la città della marina
e in un bel giorno, risuona
la dolce campana vicina
mentre sul mare d’argento
va il pescatore contento
passa e s’inchina
alla sua Madonnina
dicendole piano così:

“Madonnina del mare,
non ti devi scordare di me,
vado lontano a vogare,
ma il mio dolce pensiero è per te”
Canta, il pescatore che va,
“Madonnina del mare
con te questo cuore
sicuro sarà!”

L’ultimo raggio di sole
muore sull’onda marina
e in un tramonto di sogni,
lontano la barca cammina
fra mille stelle d’argento
va il pescatore contento
sente nel cuore un sussulto
d’amore sospira pregando così:

“Madonnina del mare,
non ti devi scordare di me,
vado lontano a vogare,
ma il mio dolce pensiero è per te”
Canta, il pescatore che va,
“Madonnina del mare
con te questo cuore
sicuro sarà!”


mercoledì 1 novembre 2017

Tradizioni italiane in cucina per Ognissanti e 2 Novembre.


(Daniela)





Il primo di Novembre si celebra in tutto il mondo la festa di Ognissanti, festa grande per la Cristianità seguita il 2 di Novembre dalla Commemorazione dei Morti, ricorrenza cristiana che affonda le sue radici in tempi remotissimi.

In Friuli, Piemonte, Trentino e Veneto, ma anche in Abruzzo e Puglia, soprattutto nelle zone rurali, si lasciava e si lascia tutt'ora un lumino acceso nella notte tra il primo e il 2 novembre per permettere alle anime di non perdersi e di poter usufruire degli omaggi, e si preparano acqua fresca e un po' di pane per i cari che non ci sono più e abbiano bisogno di ristorarsi.



In Val D'Aosta addirittura si lasciava un'intera tavola imbandita mentre si andava a fare visita al cimitero.
In Lombardia si sistemavano le coperte sui letti per permettere il riposo di chi veniva a far visita.




Culinariamente parlando, ogni regione italiana ha legato anche alla tavola queste due ricorrenze. Si tratta per la maggior parte di ricette a base di prodotti di stagione come la zucca, le castagne, la verza, il maiale, legumi - soprattutto fave e ceci - e frutta secca.
In Liguria (dove sono nata e vivo) si usa mangiare carne di pollo il giorno dei Santi per tenere fede al proverbio "Santi senza becco Natale poveretto".
Il proverbio si riferisce all'usanza di mangiare carne di volatile (gallo o gallina) per il 1° novembre.

Piatti tipici per Ognissanti: 



Antipasti


Riso
Altri primi
I dolci però sono senz'altro il cibo rituale più conosciuto: ogni area geografica infatti ha i suoi dolci tipici che richiamano già dal nome queste celebrazioni.

Per “dolci dei morti” si intendono biscotti, pasticcini, torroni e altre leccornie che tradizionalmente vengono preparati, in casa e in pasticceria, a ridosso dell’1 e 2 novembre, giornate che la religione cristiano-cattolica riserva rispettivamente alla festività di Ognissanti e alla commemorazione dei defunti. La pratica di offrire dei dolci ai defunti per commemorarli ha radici lontanissime che risalgono alla cultura greco-romana.



I dolci dei morti che ancora oggi si preparano da un capo all’altro del Belpaese affondano le loro origini in un’antichissima credenza popolare di origine precristiana, poi introiettata e fatta propria dalla tradizione cattolica, specie in Italia. La credenza vuole che nella notte tra l’1 e il 2 novembre le anime dei defunti facciano visita ai loro cari ancora in vita, quest’ultimi lasciano quindi la tavola apparecchiata di dolci per accoglierle al meglio servendo il tipico “Pane dei morti” piuttosto che biscotti o torroni a forma di osso, la frutta Martorana e così via. Vediamo come le cucine regionali declinano con diverse ricette di dolci la giornata di Ognissanti e quella del ricordo dei propri cari defunti.



Pane dei Morti



Il “Pane dei Morti” è un dolce tipico del Nord Italia, in particolare della Lombardia, per celebrare Ognissanti e il 2 novembre.  Ingredienti: 500 grammi di biscotti secchi, 250 grammi di farina, 300 grammi di zucchero semolato, 100 grammi di mandorle, 150 grammi di fichi secci, 100 grammi di uva passa, 50 grammi di cacao amaro, 4 albumi d’uovo, un cucchiaio di lievito in polvere, uno di cannella, 100 millilitri di vino bianco dolce, ostie e zucchero a velo quanto basta.

Preparazione: Dopo aver messo ammollo l’uvetta in acqua tiepida sbricioleremo i biscotti secchi, anche con l’aiuto di un mixer. Poi riduciamo in farina mandorle e fichi secchi e li uniamo ai biscotti tritati in una ciotola. A questo punto uniamo anche la farina, lo zucchero semolato, il cacao, un cucchiaino di cannella e l’uvetta strizzata. Poi aggiungiamo il lievito e di seguito il vino bianco e gli albumi. Dopo aver ben amalgamato l’impasto lo mettiamo su una spianatoia infarinata e lo lavoriamo per ottenere una pasta omogenea con cui formeremo un panetto da dividere a fette spesse circa un centimetro da modellare a forma di mandorla di 10-12 cm di lunghezza per 5-6 di larghezza. Otteniamo così dei biscottoni sotto i quali metteremo un’ostia. Prendiamo quindi una teglia sul cui fondo avremo messo della carta da forno e adagiamo i nostri biscotti che faremo cuocere in forno preriscaldato a 180° per 20-30 minuti. Alla fine applichiamo lo zucchero a velo e lasciamo raffreddare.


Pan co’ Santi


Una ricetta tipica Toscana è il "Pan co’ Santi" che viene fatto soprattutto nel senese e nel grossetano per celebrare le festività di Tutti i Santi e il Giorno dei Morti.
Ingredienti: 500 grammi di farina, 250 grammi di uvetta, 250 grammi di noce gherigli, 100 grammi di strutto, 40 grammi di lievito di birra, 50 grammi di zucchero, una decina di grammi di semi d’anice, sale e pepe nero quanto basta.

Preparazione: faremo bollire 1,5 dl di acqua, aggiungeremo quindi i semi d’anice facendo cuocere per un minuto e facendo riposare per altri 60 secondi. Filtriamo e in acqua tiepida sciogliamo il lievito di birra. Successivamente impasteremo la farina con il composto di lievito, lo zucchero e lo strutto a fiocchi, dopodiché uniremo i gherigli di noce tritati, l’uvetta, il sale e il pepe e impastiamo fino a formare una palla ben amalgamata e consistente.
Lasceremo l’impasto per un’ora in una ciotola coperta con della pellicola da cucina. Deve crearsi un ambiente tiepido. Fatto ciò, sgonfiamo l’impasto e con le mani modelliamo 10-12 panetti che metteremo in una teglia e faremo lievitare per circa mezz’ora. Quindi mettiamo il nostro Pan co’ Santi per 25 minuti in forno caldo a 180° C.


Pan de Mèj 


Antica ricetta milanese, si tratta di una focaccia aromatizzata ai fiiori di sambuco. Tradizionalmente il Pan de mei veniva preparato per festeggiare san Giorgio (23 aprile), protettore dei lattai. 
Ottimo "pucciato" in una tazza di panna liquida e l'unica variazione apportata a questa antica ricetta è la sostituzione della farina di miglio con quella di mais. 
Col passare degli anni questo pane venne prodotto anche per le festività dei morti e di Ognissanti e non manca mai nelle bancarelle della fiera degli "O bei O bei". 




Ingredienti per 6 persone:



200 g di farina di mais a grana fine

150 g di farina 00
100 g di farina di mais a grana grossa
sale, un pizzico
150 g di burro
la buccia grattugiata di un limone
3 uova
20 gr di lievito di birra sciolto in un po' di latte tiepido
3 cucchiaini fiori di sambuco
zucchero vanigliato
120 g di zucchero


Procedimento

Mettete nell'impastatrice le farine setacciate, 1 cucchiaino di fiori di sambuco, il sale, il lievito disciolto nel latte, le uova, la buccia grattugiata del limone e lo zucchero. 
Fate partire l'impastatrice e dopo qualche minuto otterrete un impasto che si stacca dalle pareti in un sol pezzo. 
Mettete l'impasto ottenuto in una terrina e fatelo lievitare fino a quando avrà raddoppiato il suo volume.
Trascorso questo tempo, formate con la pasta tante pagnottine lievemente schiacciate, di circa dieci centimetri di diametro, che adagerete su una placca da forno ricoperta
con la carta forno distanziandole fra di loro. Cospargetele con lo zucchero vanigliato e i fiori di sambuco avanzati e fate cuocere a 190° per mezz'ora.

- dal web -




sabato 22 luglio 2017

Offida, borgo delle merlettaie


(Daniela - Luna Nera)



Tempo fa ho scoperto tramite una trasmissione televisiva il borgo di Offida, nelle Marche in provincia di Ascoli Piceno.

Offida vanta uno dei centri storici più interessanti e meglio conservati del territorio piceno tanto da essere inserito nella lista dei borghi più belli d'Italia. Ciò che più mi ha incuriosito è che sia uno dei pochi paesi in cui si tramanda ancora l'antica arte del tombolo, celebrata nel "Monumento alle Merlettaie", edificato nel 1983 da Aldo Sergiacomi.

























 Numerosi e pregiatissimi pizzi impalpabili sono in esposizione presso la "Mostra permanente del Merletto a Tombolo". Offida dunque è famosa per questa laboriosa e paziente tradizione antica, forse risalente al XV secolo e importata dall’Oriente, praticata con maestria dalle donne del paese spesso sedute in piccoli gruppi davanti all’uscio di casa intente a lavorare in base ai tre punti più diffusi: il punto Rinascimento, il punto Venezia e il punto antico.


















L’arte del merletto a fuselli, si tramanda di generazione in generazione dal almeno cinque secoli: da semplice passamano a fine gioco d'intrecci, per produrre manufatti di raro pregio e bellezza.  L'antica tradizione viene ricordata anche durante la Mostra del merletto a tombolo, che si svolge tra fine giugno ed inizio luglio.



(Museo del Merletto)




 Per gli amanti del vino, questa cittadina costituisce una tappa importante, dal momento che, oltre ad essere un importante centro vinicolo, qui ha sede la seconda Enoteca Regionale delle Marche. Da visitare: la Rocca, il Palazzo Comunale, uno dei più belli delle Marche, il Teatro Serpente Aureo, uno dei teatri storici delle Marche, il Palazzo Castellotti Pagnanelli che riunisce in un'unica sede il Museo Archeologico "G. Allevi", la Pinacoteca Comunale e il Museo delle Tradizioni Popolari.
Altro monumento insigne della cittadina è la maestosa Abbazia di S. Maria della Rocca, una delle più significative costruzioni romanico-gotiche delle Marche.



Da visitare anche la Fontana della Dea Flora:



Famoso è il Carnevale storico di Offida.




Cucina



Oltre che per il Rosso Piceno e l'Offida Pecorino DOC, Offida è famosa per alcune specialità culinarie. In particolare sono da segnalare i "funghetti" mentre è di recente stata riscoperta e rilanciata con una apposita sagra un'altra specialità caratteristica: il "chichì ripieno".


Funghetti






Sono un dolce che si presenta come un tortino di forma tondeggiante irregolare sul quale emergono delle forme bianche, simili a cappelle di funghi, dure e cave all'interno. Gli ingredienti sono farina, acqua, zucchero, albume d'uovo e semi di anice che conferiscono il caratteristico sapore. Un dolce povero e antico che si conserva per lungo tempo e riacquista morbidezza se lo si riscalda.


Chichì ripieno


Focaccia o più propriamente "schiacciata" in pasta di pane sottile, forma tonda e piatta, viene riempita tradizionalmente con tonno, alici, capperi e peperoni tritati.

VIDEO DI OFFIDA:













(Notizie e immagini dal web)