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venerdì 23 giugno 2017

Tra le spighe






Il grano biondo sussurrava al vento.
Qualche fior rosso, qualche fior celeste,
tra i gambi secchi sorridea contento.

Pendeano li agli e le cipolle in reste.
S'udian, mutata alfin la voce in gola,
cantar galletti, altieri delle creste.

Tessea le spighe dello spigo a spola
la cara madre, per i suoi rotelli
del banco grande e per le sue lenzuola.

Fioria la zucca, arsivano i piselli,
nell'orto. Le ciliege erano andate:
per San Giovanni avevano i giannelli.

C'erano già le mele dell'estate,
c'erano le susine di San Pietro.
Fatte via via più lunghe le giornate,

il sole, stanco, ritornava indietro.



E biondo al vento mormorava il grano.
Fiorivano le snelle spadacciole
tra i gambi gialli; e non sapean, che in vano.

C'era un bisbiglio come di parole.
E l'intendea la lodola che in tanto
aveva lì la giovinetta prole.

Tardi avea fatto il nido, lì da un canto.
Oh! ella amava il sole più che il nido!
Chissà? voleva far lassù, col canto!

Or sui piccini udiva già lo strido
della falciola; e li ammonìa di stare
accovacciati senza dare un grido.

Diceva: - Chiotte, contro terra, o care!
che non si mova un bruscolo, uno stelo!
V'ho fatte color terra: altro non pare,

così, che terra, o nate per il cielo! -


E il grano al vento strepitava; e disse
il padre al figlio: "Mieteremo. Vedi:
verdino è, sì, ma non vorrei patisse.

Ché il grano dice: - Io sto ritto, e tu siedi.
Qui temo l'acqua, e il vento mi dà briga.
Altronde, o presto o tardi, o steso o in piedi,

se il gambo è secco seccherà la spiga -".


- Giovanni Pascoli -


giovedì 22 giugno 2017

Triora


(Daniela)




Oggi vi faccio conoscere uno dei borghi più belli e misteriosi che io abbia mai visitato, si trova in Liguria, la mia terra.




Inoltrandosi nella provincia di Imperia, lungo la statale 548 della valle Argentina, si trovano le indicazioni per raggiungere il piccolo borgo di TRIORA a 780 mt. s.l.m., annoverato tra i più belli d'Italia. Per arrivare percorriamo circa 40 km di curve, su una strada molto stretta che costeggia la valle: lo strapiombo sotto di noi è notevole, ma la vista di cui godiamo è mozzafiato. Sembra quasi impossibile che proprio in quelle zone, dove la quiete verde smeraldo dei boschi incontra la serenità azzurra del cielo, si sia sviluppata una delle più orrende persecuzioni nei confronti di presunte streghe, più di un secolo prima della follia di Salem (1691). Nel 1587, a seguito di una carestia che perdurava quasi da due anni, si cominciò a sussurrare di streghe e fattucchiere o meglio, di baggiure e foitureire (come riportano i documenti di quel tempo) e da lì a poco s'innestò una vera e propria caccia che causò numerose vittime.





Il nome Triora deriva dal latino "Tria Ora" (tre bocche) ed infatti lo stemma cittadino è Cerbero, il cane infernale, con le sue tre teste... In realtà, il riferimento dovrebbe riguardare i tre fiumi che confluiscono sul territorio oppure i tre alimenti su cui in passato si basava l'economia e cioè grano, vite e castagna.



Il principale prodotto del luogo è il pane, nella sua caratteristica forma rotonda e fatto con farina di tipo 1 (di crusca). Molto apprezzati i formaggi d'alpeggio, tra i quali spicca il "Bruzzo", uno dei più antichi dell'Alta Valle Argentina: ottenuto dalla fermentazione naturale della ricotta, ha un sapore leggermente piccante, è un ottimo condimento per la pasta e si sposa molto bene con il pane e il pomodoro fresco. Il territorio dona anche castagne, miele e funghi, principalmente porcini.







Se vi recate a Triora non potete non visitare la "Cabotina". L’umile casolare della Cabotina e la sua prospiciente aia sono da sempre considerate, nella memoria popolare, dimora abituale delle streghe. Qui le bàgiue preparavano i loro allucinanti intrugli, le pozioni di erbe magiche come la belladonna, il giusquiamo e lo stramonio, sotto i cui deleteri effetti si abbandonavano a osceni balli e ad orge sfrenate. Presso la Cabotina le streghe si trastullavano con le colleghe molinesi palleggiandosi bimbi in fasce, trafugati alle madri che incautamente li avevano lasciati al di fuori delle mura dopo il suono dell’Ave Maria.



Vedendone i ruderi non si può fare a meno di pensare a cosa succedeva lì dentro, al motivo che spingeva ragazze e donne di Triora a recarsi lì dopo l'Ave Maria o a notte inoltrata. Credo che la Ca' Botina sia ancora impregnata dall'energia psico-magnetica delle vittime della persecuzione... Come se il terrore provato, l'assoluta mancanza di speranza avvertita fossero ancora lì.

Ed è indubbia la sensazione di disagio che avvolge come una densa bruma quando si transita davanti a quelle vecchie mura, all'imbrunire.











Particolarmente perfide diventavano quando si innamoravano: tramutatesi in zucche, attendevano che i giovani le recidessero portando a casa l’ostaggio, e davano così inizio ad un autentico incubo, che invariabilmente si concludeva con la pazzia o il suicidio.  Quando si pensa alle streghe si immaginano cose brutte: il naso aquilino, lo sguardo truce, difetti. Ma lo stereotipo consegnatoci dalla tradizione e dai racconti popolari, tenuto vivo dai mass media e dalla letteratura infantile, è quanto mai errato: le streghe erano e sono donne normali, spesso molto belle, e in alcuni casi affascinanti. A loro sono state attribuite le più disparate colpe e le più efferate nefandezze. In realtà molto spesso il loro potere era benefico. Il loro sapere nel campo della medicina, la profonda conoscenza delle erbe e la loro dimestichezza con i fasci nervosi faceva si che si sostituissero egregiamente ai medici dell’epoca.























Un'altra meraviglia a Triora sono i portali, da quello gotico (sec. XII) della Collegiata, a quelli dei palazzotti nobili, con i simboli delle casate discalpellati nel periodo post-rivoluzionario francese, con le architravi scolpite, i marmi abrasi, i bassorilievi su pietra nera o ardesia, e le sculture più affascinanti: agnelli mistici, monogrammi di Gesù, Annunciazioni, stemmi, addirittura, in una sovrapporta, un vegliardo con barba e, sul muro della parrocchia, un frate che tiene fra le dita della mano occhiali a molla. E' tutto un occhieggiare di segni del passato, di presenze sparite, di blasoni distrutti, di passi antichi che risuonano sul selciato di pietre levigate dall'uso.









Visitando Triora potete percorrere il "Sentiero delle Streghe", per una passeggiata gradevole priva di difficoltà, quindi per grandi e piccini. Il luogo è ancora oggi circondato da una fitta boscaglia a strapiombo percorribile grazie a un piccolo sentiero, lo stesso che una volta le streghe percorrevano per raggiungere la Cabotina.



Da visitare:

Il Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora dedica al paese e al processo alle streghe tre piani: subito, all’ingresso, quattro sale dedicate al territorio di Triora, dove particolarmente interessante è la sezione dedicata all’Arte e all’Artigianato locale; scendendo di un piano si trova il Museo Etnografico, suddiviso in cinque cicli, in cui ha spiccato, per la cura particolare, la ricostruzione di un’antica cucina rustica. Infine, scendendo ancora di un piano, si giunge nei sotterranei, non senza provare inevitabilmente un reverenziale timore e una sorta di insito batticuore: qui si trovano tre sale dedicate alla stregoneria, nelle quali sono sapientemente ricostruite le prigioni, e dove sono conservati gli strumenti di tortura e soprattutto tutti i documenti storici..


Da vedere infine le fontane tagliate nella pietra viva e i ruderi dell'antico Castello costruito dai Genovesi nel sec. XIII per la difesa dei propri confini.



(VIDEO)



Il paese conserva il suo patrimonio architettonico ed è estremamente facile lasciarsi rapire dalla magia che trasuda dalle mura delle case e che ancora si respira passeggiando negli stretti vicoli che lo caratterizzano: impossibile non farsi ammaliare, soprattutto perchè legato al misterioso mondo della stregoneria e della caccia alle streghe.









(Grotta della Madonna di Lourdes a Triora)


Se visitate questo magico borgo troverete ovunque curiosi cartelli e insegne:



























Visitando il borgo potrete essere catapultati in un mondo lugubre e magico allo stesso tempo, troverete notizie sui presunti "fantasmi" del luogo... Qui si narrano le storie di Isabò la strega, il fantasma errante di Battistina e altri ancora. Triora è il Paese del Tramonto, un luogo popolato da spiriti, antichi dei e streghe che sono stati lasciati a vegliare sull'antico borgo per proteggere coloro che ancora vi abitano...







Non dimenticate di acquistare una streghetta o un piccolo souvenir del luogo come portafortuna.




...E anche quest'anno, come sempre dal 31 ottobre al 2 novembre, il paese dell'entroterra si animerà con mercatini, musica, danze e giochi magici tutti dedicati alla festa di Halloween.



(VIDEO)

(Immagini e notizie dal web)



Un aneddoto personale.  😓



Quando qualche anno fa visitai Triora mi addentrai nel tardo pomeriggio estivo in un vicolo molto buio, simile a questo:



Il silenzio di quel posto era irreale.
Mio marito si allontanò da me per vedere dove conduceva quel vicolo, e sparì dietro una stretta curva. Mi guardai attorno. Nessuno. Quasi subito udii un rumore ben distinto: qualcuno stava scrivendo a macchina battendo forte sui tasti, fermandosi per breve tempo e riprendere subito dopo. Possibile? Beh, le case c'erano, ma... Alzai gli occhi dove proveniva il rumore: la finestra sgangherata della casa era aperta per metà, e il vento faceva volare fuori una tenda a brandelli annerita dal tempo....
Non era suggestione, il rumore era reale, anche se il posto poteva far pensare ad allucinazioni.
Iniziai ad avere paura. Chiamai mio marito dapprima con voce tremula, nessuna risposta. Allora iniziai a chiamare più forte. Finalmente spuntò. "Che succede?" mi disse; "Scappiamo da qui, qualcuno scrive a macchina qui sopra di noi".... Lui alzò lo sguardo e rise: "Ma dai, la casa sarà disabitata da secoli, hai visto la tendina poi?".
"Ho visto bene, ma scappiamo lo stesso"
Qualcuno (ma non del posto) poi  mi disse che "forse" venivano creati rumori per i turisti con dei registratori...
Io lo spero ardentemente, ma nel frattempo, da anni, forse sto ancora correndo....



mercoledì 21 giugno 2017

Un tipo silenzioso: lo spaventapasseri.





( Immagine modificata dal calendario 2017 ed. del Baldo )



Questa volta, anziché dilettarmi in un articolo di ricerca e più serio, voglio intrattenervi parlandovi di un tipo davvero bizzarro, “assunto” per farsi sentire, lui fa il contrario, se ne sta zitto.

Quando Milano era più stretta e nelle periferie vi erano pochissime case di condominio e le cascine la facevano da padrone, e i campi erano coltivati con passione e fatica, si potevano vedere, quando il biondo grano dava segni di maturità, e quando nella fertile terra degli orti mani esperte, dopo aver preparato il terreno, avevano gettato nel ventre della madre terra il seme, figure vestite in maniera davvero stravagante.

Sulla testa portavano cappelli a volte con fogge proprio strane, addirittura qualcuno aveva con sé un ombrello rattoppato o con qualche bacchetta che spuntava come lancia pronta a colpire.



( Immagine modificata dal calendario 2017 ed. Del Baldo )


Personaggi silenziosi che tuttavia svolgevano un serio lavoro, e con che perseveranza!erano sempre presenti al loro posto, con qualsiasi condizione di tempo e persino la notte, sotto un cielo stellato e al chiarore della luna o sotto un cielo ostile.

Avete capito di chi sto parlando? Sicuramente sì, alludo allo spaventapasseri. Quanti di voi che mi state leggendo hanno avuto modo di “ avere a che fare” con uno spaventapasseri? Ve ne erano alcuni davvero buffi, acconciati alla bella meglio e tenuti in piedi non si sa come; altri molto più eleganti, quasi seri, dove anche i passeri parevano accorgersi di questa seriosità, standogli lontani. Alcuni invece erano così malfermi sull’unica gamba piantata nel terreno, che si faceva fatica a capire come il vento riuscisse a non gettarli nella polvere. Poi vi erano i “collaborazionisti”, perché permettevano agli uccelli, corvi e cornacchie compresi, di posarsi sul cappello se non addirittura sulle spalle, cinguettando e gracchiando a più non posso quasi come segno di vittoria.


Non vi dico poi l’abbigliamento, camicie le più strane, a volte bucate, con una manica sì e l’altra no, rattoppate con toppe completamente diverse per colore e tessuto; le braghe o troppo lunghe, o esageratamente corte, tenute su da una cintura il più delle volte fatta di spago. Qualcuno aveva persino un paio di scarpe, ovviamente vecchie e, spesso, bucate o con la suola che rideva. In mano, se non teneva l’ombrello, aveva altri oggetti, come ad esempio un pezzo di stoffa stretta e lunga, che il vento, bontà sua, doveva far svolazzare al meglio per spaventare gli uccelli. Una volta ne ho visto uno in un campo, che teneva in mano una bandiera italiana; era uno spaventapasseri patriottico. Insomma, lo spaventapasseri è un personaggio simpatico e che è stato presente nella nostra storia.


Oggi la loro presenza è molto più rara, le campagne si sono allontanate e in città non trovano né casa né lavoro. I più giovani penso che dal vero neppure li abbiano mai visti; forse quello in cartoni animati o nel film del “ Mago di Oz”, dove uno dei protagonisti è proprio uno spaventapasseri, oppure raffigurati su qualche libro per bambini, ma vederli in mezzo a un campo di grano o frumento, tra i fiordalisi e i papaveri, è tutta un’altra poesia. È un altro pezzo del nostro passato, della magnifica storia del mondo contadino, di quel mondo, cui tutti siamo debitori, e di cui il nostro paese è profondamente intriso e che non dobbiamo assolutamente dimenticare, e dove persino uno spaventapasseri ne diviene silenzioso testimone. 


Nella nostra bella città ovviamente campi non ve ne sono e così neppure spaventapasseri, che comunque meriterebbero un monumento, se non altro per il silente lavoro e la discreta ma simpatica presenza che rallegrava e attirava lo sguardo innocente di bimbi e assisteva, impassibile, ai primi baci di giovani innamorati. 


- Oliviero Spada -

da:  https://www.milanofree.it/



martedì 20 giugno 2017

La danza delle lucciole


- Un racconto di Annalisa Ferri -




La luna illuminava i campi e le teste chine dei girasoli che per tutto il giorno avevano tenuto gli occhi verso il sole. Lo spaventapasseri posto in mezzo all'orto che ora apriva i suoi colori e profumi alle sere d'estate, sembrava sorridere davanti al pastore che passava stanco prima di tornare a casa. Il ragazzo aveva respirato l'odore nuovo di erba ed ora che solo passava tra la luce tenue e gentile della sera, accompagnava il suo ritorno a casa il canto dei grilli.
Lo aspettavano ogni sera e cantavano così più forte, lo scortavano fino alla sua casa, sembrava che ascoltassero i suoi pensieri, i suoi dolori, ciò che il suo cuore nascondeva.



Aveva un carattere schivo il pastore, non lo si vedeva parlare con alcuno, era sempre nella sua casa, insieme al suo gregge tra la neve o nelle luminose giornate di bel tempo, o in mezzo alla natura che negli anni era diventata la sua confidente. Sapeva quanto il suo animo avesse bisogno di amore, aveva assistito alle volte in cui di nascosto, seduto su un muretto a secco lasciando dondolare le gambe tra il suono dei campanelli delle mucche, guardando la luna in una notte profumata di gelsomini avesse pianto di solitudine. Una sera di inizio estate, il pastore tornava a casa con la testa bassa, dopo aver portato a letto il gregge fedele. Mentre camminava lentamente, i suoi occhi si posarono su un prato dai fili d'erba non ancora tagliati e vide, tra i fiori e gli alberi pieni di foglie, tra il profumo ora intenso dei tigli, tremare una lucciola.




 Era finalmente tornata la luce della notte d'estate, all'improvviso, in una sera silenziosa. Il contadino rimase a guardarla e si commosse nel vedere quel corpicino sforzarsi più che poteva per illuminare ciò che aveva intorno, cercando di non tralasciare nessun fiore chiuso, nessuna spiga di grano, nessun papavero dormiente appoggiato su altra erba. Si dava un gran da fare, volando ad intermittenza e guardando i piccoli dettagli della notte aprirsi ed illuminarsi sotto quella luce così caratteristica. Il ragazzo rimase incantato a guardarla e la seguì, deviando per un po' il percorso che lo avrebbe condotto a casa. Si inoltrò così in un piccolo campo profumato di fieno e vide aprirsi una spettacolo segreto: la piccola lucciola raggiunse sforzando quella lucina le altre compagne, che danzavano facendo un cerchio oppure andando avanti ed indietro,intrecciandosi con il profumo del gelsomino finalmente sbocciato.



Da quel luogo nascosto le piccole lucciole decidevano poi le direzioni verso le quali volare nella notte: alcune scelsero un cortile su cui vegliava un fico secolare e danzarono illuminando le finestre socchiuse della stanza in cui due bambini dormivano, altre si diressero vicino alla rocca del paese, giocando a nascondino nelle vie polverose ed illuminando le piccole foglie del timo profumato. Qualcuna si diresse intorno alla statuina della Vergine all'entrata del paese e sembrava che tante tremolanti candeline fossero state accese per la Madonna quella sera. Alcune invece iniziarono la danza notturna accanto alla fontana, dove una panchina ospitava sempre gli incontri genuini pieni di sogni dei ragazzi innamorati e quelle luci coronavano l'atmosfera facendola diventare indimenticabile ed eterna, a prescindere da cosa il futuro avrebbe riservato loro. Un piccolo gruppo era invece diretto nel casolare che dalla pineta sovrastava la vallata: qui le lucciole passavano tutta la notte, fino all'alba, danzando negli stanzoni ampi ed ora vuoti, illuminando il camino che aveva ancora della cenere antichissima, si vedeva dalle finestre una danza generosa accompagnare il silenzio della notte, mentre intorno i sogni degli abitanti del borgo volavano ad incontrarsi. Il pastore tornò a casa dopo averle viste dividersi e guardando la luna che anch'essa illuminava quella notte rientrò a casa, preparandosi per la notte.



Non seppe mai che durante le sue ore di sonno, una corolla di luci intermittenti ballò ininterrottamente intorno alla sua casa, per tutta l'estate, al calare del sole circondandolo, girando intorno alle mura rosa antico, vegliando i suoi sogni e regalando compagnia a quell'anima gentile sprofondata nel sonno della valle.


-Annalisa Ferri -