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domenica 31 dicembre 2017

Tradizioni di Capodanno

(Daniela)

Se le tradizioni natalizie non vi hanno lasciato "carta bianca", non vi aspettate che l'ultimo dell’anno vi risparmi da usanze e riti propiziatori.



La notte del 31 dicembre è un’occasione per stare in compagnia e festeggiare insieme l’arrivo di un nuovo anno, ma è anche un evento simboleggiato da così tante usanze e tradizioni talvolta difficili da tenere a mente. E' risaputo che mangiare le lenticchie durante il cenone “porta soldi”; ma da cosa deriva questa credenza?Poiché in epoca romana la lenticchia simboleggiava la ricchezza e l’abbondanza, si dice che mangiandone molte ci si arricchisca. Come non provare, allora? Ancora meglio, poi, se fanno da contorno a zampone o cotechino.
La carne di maiale, infatti, è simbolo di abbondanza perché molto nutriente e consumarla durante la festa di capodanno significa avere un avvenire ricco e fortunato.

Indossate biancheria rossa: tutti noi abbiamo ricevuto in regalo da amici, parenti o fidanzati, per Natale o in prossimità del Capodanno, un capo di biancheria intima rossa, spesso spiritosa, da indossare la notte del 31 dicembre. Questo è infatti il rituale in assoluto più seguito. Perché si indossa biancheria intima rossa a Capodanno? L’usanza di indossare capi rossi in questa occasione risale addirittura agli antichi Romani. Il rosso, infatti, è considerato da sempre simbolo di forza e portatore di buoni auspici quindi, indossare qualcosa di rosso servirebbe ad attirare prosperità e fortuna per il nuovo anno.

Le tradizioni che riguardano il denaro sono molte. Oltre a quelle sopracitate ne esiste una inerente ad uva e frutta secca che dice "Chi mangia l'uva per Capodanno conta i quattrini tutto l'anno". Questo proverbio sta a significare che la possibilità di mangiare uva nel periodo invernale è ridotta quindi chi può gustarla anche in inverno deve aver avuto un raccolto molto ricco durante la stagione autunnale.



Un’altra raccomanda di non uscire di casa il primo gennaio senza qualche soldo in tasca in modo che l’anno nuovo non sarà "povero".


Esistono, inoltre, una serie di "comportamenti" dettati da diverse tradizioni regionali italiane che se compiuti secondo le regole auspicano fortuna e ricchezza. Si dice, ad esempio, di non negare mai un prestito di denaro per Capodanno poiché la cifra prestata raddoppierebbe una volta restituita.
Per quanto riguarda la protezione della propria abitazione si usa appendere il vischio fuori dalla porta la notte del 31 per allontanare gli spiriti maligni.



Oppure sempre con questo scopo si può aprire la finestra in una stanza buia pochi minuti prima della mezzanotte, e un’altra in una stanza illuminata; questa usanza dovrebbe accogliere gli spiriti benigni.


Tra le tradizioni più diffuse in tutta Italia vi è quella di rompere bicchieri o piatti per allontanare il male o la sfortuna che si sono accumulati durante l’anno.
E, infine, per salutare il nuovo anno i fuochi d’artificio e i "botti" oltre che ad essere la passione di grandi e piccini, sono la metafora di uno scoppio di entusiasmo e allegria che rende la notte del 31 dicembre sempre un po’ speciale (ora però giustamente vietati per la paura che recano agli amici a 4 zampe).

(dal web)

AUGURI DI BUON ANNO A TUTTI!

sabato 30 dicembre 2017

Usanze relative alle festività di fine anno

(Un artocolo di Dindi)

IL CAMINO
Nella famosa poesia A visit from Saint Nicholas, che contribuì a diffondere tra gli americani quasi tutti i tratti e le caratteristiche di Santa Claus, l'autore CleMoore scrive che «San Nicola venne giù per il camino con un balzo». E' questo il modo in cui generazioni di bambini i e americani hanno immaginato l'arrivo portatore di doni. Il camino è una via d'accesso anche per altri portatori di doni nel mondo.




In Italia la Befana scende per il camino (e come un vero spazzacamino porta con sé una scopa); allo stesso modo Father Christmas entra nelle case Inghilterra e Père Noèl o Le Petit Jésus in Francia. In Olanda è Black Pete, l'aiutante del portatore di doni, che va giù per il camino per evitare che San Nicola si sporchi gli abiti. Il camino è anche un mezzo per comunicare con il portatore di doni: in Inghilterra i bambini scrivono lettere a Babbo Natale e le bruciano nel focolare, inviando I loro desideri attraverso il fumo del camino; in Scozia i bambini «gridano nel camino», ovvero esprimono ad alta voce i loro desideri nel camino alla vigilia di Natale. Ma il camino non è solo una via d'ingresso per i portatori di doni. Per gli psichiatri esso rappresenta il canale di nascita, e agevola anche l'ingresso di creature non sempre gradite. I norvegesi temevano che le streghe scendessero per il camino e per impedirlo alimentavano le faville del fuoco, bruciando rami d'abete secchi o gettando sale sul fuoco.

In Grecia si brucia il ceppo skarkatzalos durante tutti i Dodici Giorni del Natale per tenere lontano i KALLIKANTZAROI, che scivolano giù per il camino; e in Scozia si usa un espediente simile per tenere lontano gli elfi.

I portatori di doni conoscono, però, anche altri modi per sgusciare nelle case oltre al camino.



In Brasile, dove il caldo tropicale fa sì che i camini siano rarissimi, Papai Noel entra dalla porta d'ingresso. Questo mezzo più diretto viene usato anche in Svezia (dove spesso i regali vengono lanciati in casa dalla soglia della porta), Finlandia e Australia. In Ungheria il Bambino Gesù porta i doni dalla finestra e, come la Befana, suona un campanellino quando ha compiuto la sua missione. Sappiamo che il Weihnachtsmann tedesco usa sia il camino che la finestra, mentre il Viejo Pascuero preferisce la finestra.

IL CEPPO



Anche il ceppo è un simbolo natalizio, forse perchè durante la fredda notte della vigilia tutti amano stare al caldo, radunarsi dinanzi ad uno scoppiettante focolare guardando le faville salire su per la cappa. In certe regioni il ceppo natalizio é tradizione che sia preso da un pino sradicato dal temporale, in altre da una quercia che non sia mai stata potata, in altre ancora da un albero da frutto in pieno rigoglio. Preparato in tempo perché possa bruciare bene, il ceppo é sempre oggetto di attente cure. In certi paesi vi si praticano dei fori perchè il più piccolo membro della famiglia possa colmarli d'incenso; altrove é il nonno che asperge il legno di acqua benedetta; in altri posti ancora tocca ai giovani spennellarlo di latte o miele.



I grandi camini dove si bruciava la legna oggi non esistono più, tranne che nelle case antiche. Nelle case moderne i caminetti sono soltanto un elemento decorativo, ma se vi si può accendere un vero fuoco, lo si fa con un piccolo ceppo dipinto in oro o argento. Anche il ceppo é aureolato di tradizioni. Eccone una toscana. In queste campagne si usava un tempo bruciare un robusto querciolo. Il ceppo bruciava tutto il giorno e continuava a bruciare la notte, mentre la famiglia era alla messa di Natale. La mattina, il capo di casa raccoglieva in un cesto i tizzoni e la cenere rimasti e metteva tutto da parte. Quella cenere, mescolata al seme del grano, veniva sparsa sui campi al tempo della semina per rendere più fertile il terreno.

IL PRIMO VISITATORE

In alcune regioni europee la prima persona che metterà piede in casa a Natale o a Capodanno è un evento di grande importanza. Alcune categorie di persone sono considerate fortunate e porteranno a loro volta buona fortuna alla casa, mentre altre sono di cattivo augurio. Nelle Isole Britanniche, in generale, erano benvenuti i maschi dai capelli scuri, carini e non sposati. Un piede arcuato era il preferito, un piede «sotto il quale scorresse l'acqua». In alcune zone dell' Inghilterra, la persona più gradita era lo "stupido",uno di cui era risaputo che era nato per i piedi. Di solito non erano gradite le donne, le persone dai capelli biondi o rossi di entrambi i sessi, chi aveva i piedi piatti, le sopracciglia che si incontravano sul naso.

In alcuni luoghi le donne erano indesiderate come primi visitatori e in qualsiasi momento del primo gennaio; se una donna si presentava in casa di qualcuno durante il giorno poteva incorrere nell'accusa di essere la causa di nascite anomale o morti in famiglia che si sarebbero verificate nel nuovo anno. Ma c'erano delle eccezioni: al confine tra l'Inghilterra e la Scozia erano bene accetti i maschi dai capelli chiari, mentre in diverse zone della Scozia erano di augurio le donne, in particolare quelle scalze, i bambini. Nel West Riding, Yorkshire, un uomo dai capelli rossi (un primo visitatore non gradito in tutte le altri parti ) era il benvenuto, come lo erano quelli dai capelli chiari. Piuttosto che lasciare al caso una visita di tale importanza il saggio padrone di casa si metteva d'accordo con un amico, che aveva le caratteristiche adatte , affinché fosse il primo a varcare la soglia o si arrivava addirittura a pagare qualcuno "per accompagnare'" il Natale o il Capodanno. Nel XIX secolo, nel Lancashire, un uomo dai capelli scuri poteva guadagnare anche 10 scellini, presentandosi dai vicini benestanti dopo la mezzanotte. Alcuni assoldavano gruppi di ragazzi perché fossero loro i primi ad entrare in casa.

Nell'Acadia i ragazzini andavano in giro il 31 dicembre a tarda ora per accompagnare il Nuovo Anno in cambio di dolcetti; nella zona di Capo Breton i ragazzi più adulti andavano in giro colpendo gli angoli delle case «per cacciare dentro il nuovo Anno». Alcuni di questi visitatori, secondo la tradizione, dovevano portare un regalo, fare un brindisi o attizzare il fuoco; altri invece dovevano entrare dalla porta principale e uscire dal retro per far entrare il nuovo anno.

Nella contea di Durham, il primo a mettere piede casa doveva portare un po' di liquore, del pane e dire: "Felice anno nuovo a voi! Che Dio vi mandi tanta grazia! Dove avete una banconota da una sterlina vi auguro di trovarne venti".

 Nei paesi slavi dell'Europa dell'Est il polaznik è il primo a mettere piede in casa all'alba della vigilia di Natale e porta con sé una manciata di grano. Egli getta il grano sui membri della famiglia e augura loro un felice Natale. Poi colpisce il ceppo fino a far scaturire le scintille e si ferma per la festa prenatalizia della famiglia; la sera, prima di andare via, riceve un dono. Il rituale assicura prosperità per il nuovo anno. 
In Grecia il primo visitatore deve fare bene attenzione ad entrare con il piede destro.


IL PANETTONE



In tempi assai lontani, viveva un povero garzone di fornaio di nome Toni. La vigilia di Natale aveva lavorato molto ad impastare pane e focacce. Era stanchissimo,la schiena gli doleva ma la sua giornata non era ancora finita. Si accinse ad impastare l'ennesimo blocco di pasta di pane e intanto preparò all'estremità della lunga asse le uova, l'uvetta, lo zucchero per la torta natalizia del padrone e per i suoi invitati. Quanto a lui, avrebbe trascorso un triste Natale accanto al letto della madre malata. Mentre tagliava le forme, per un movimento maldestro, rovesciò il barattolo dello zucchero. Nel tentativo di salvare il salvabile schiacciò le uova e si ritrovò con la pasta del pane intrisa di zucchero, uova e uvetta. Non gli rimase che impastare il tutto con le lacrime di disperazione che gli caddero sulle grosse forme che tagliò e mise a cuocere.


Quando le grosse pagnotte, profumate e soffici, uscirono dal forno, il " Pan de Toni", come lo chiamò subito il padrone furbo, gli fece fare affari d'oro,l'indomani quando fu venduto ai signori del paese.


 Fuori dalla leggenda, la storia ufficiale vuole che il panettone apparisse sulla tavola di Ludovico il Moro al castello degli Sforza, il Natale del 1495. Si teneva quel giorno un banchetto per celebrare il nuovo potere conferito al duca da un decreto dell'imperatore Massimiliano. Alla fine del banchetto venne portato in tavola il panis quidam acinis uvae confectus, il pane confezionato con acini di uva. Piacque molto al duca il nuovo dolce ideato dal cuoco Antonio Toni, che ben presto, tutti i milanesi poterono assaggiare,perché con atto munifico Ludovico il Moro ne fece distribuire la ricetta a tutti i cuochi di Milano. E il pan di Toni venne sbrigativamente chiamato "panettone".

I BIGLIETTI NATALIZI  


I tradizionali biglietti illustrati che ogni anno vengono inviati agli amici per augurare loro un Felice Natale e un sereno Anno Nuovo, sono una tradizione occidentale recente. Infatti i primi bigliettini furono stampati e messi in vendita nel 1843 in Inghilterra. Fra tutti coloro che hanno dichiarato di essere stati gli inventori dei biglietti natalizi, gli inglesi sono propensi a riconoscere il diritto di precedenza a Henry Cole, un simpatico antiquario di Londra.

Il gentiluomo infatti, nel novembre del 1843, aveva scritto sulle pagine del suo diario: " Mr. Horsley mi ha consegnato il disegno che gli ho commissionato per i biglietti natalizi!". Cole si riferiva ad un disegno che raffigurava una famigliola riunita a tavola. Sotto due piccole scene natalizie, si potevano leggere queste frasi:" Vestite chi non ha abiti" e : " Date da mangiare a chi ha fame". 

Cole fece stampare mille biglietti, li fece colorare a mano e li mise in vendita. I biglietti piacquero molto e furono venduti, ma prima che l'idea si diffondesse, passarono circa dieci anni. I primi bigliettini natalizi riproducevano scenette invernali, con paesaggi ammantati di neve candida e bambini intenti nei loro giochi, addormentati nei lettini o seduti sotto l'albero accanto ai doni. Un soggetto ricorrente nei disegni era il pettirosso, un uccellino che ancora oggi frequenta i giardini delle case inglesi.

Il colore vivace del petto di questo uccellino, la simpatia che suscita, la disinvoltura con cui si spinge fin sul davanzale delle case senza timore, lo hanno fatto diventare un simbolo dell'inverno e del Natale. A quell'epoca in Inghilterra, il portalettere si distingueva per la sua divisa rossa. Da quando incominciò a consegnare biglietti natalizi, gli inglesi presero l'abitudine di chiamarlo " Postino pettirosso", per via del colore della divisa, ma anche perché il portalettere si fermava per qualche minuto sulla soglia delle case, come fa il tenero pettirosso, quando saltella sui davanzali per pochi istanti, il tempo necessario per beccare qualche briciola prima di riprendere il volo.


http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/tradizioni_natale.htm

venerdì 29 dicembre 2017

Il sentiero di fine anno

(Daniela)

- da un racconto di Annalisa Ferri -




Dalle montagne saliva una luce rosa nel momento del crepuscolo che lasciava evidente nell'azzurro un punto di luce che man mano diveniva più intenso: Espero annunciava la discesa della sera tra un latrato di cani nella valle. Era così sparito dietro gli ippocastani ed i faggi il sole, lasciando intorno un intenso profumo di muschio e sottobosco. Gli stormi di corvi tornavano a nascondersi tra pini mediterranei cantando all'anno che terminava al termine ancora prematuro del giorno. Come era ormai consuetudine, la vecchia signora aveva iniziato il cammino per raccogliere rami secchi e pezzi di tronco da far bruciare la notte in cui il nuovo anno entrava sul mondo. Cercava i rami profumati caduti per il vento forte e cantava melodie lontane, che la riportavano alle feste religiose estive del patrono del borgo.



Quel sussurrare dolce era ascoltato dagli animali che in letargo non erano caduti: volpi e lepri si incuriosivano per quei sospiri di note e parole antichissime, che apparivano come magici riti propiziatori. Le fascine divenivano sempre più consistenti ed il sentiero buio mentre le strofe si susseguivano. La signora sarebbe tornata anche nei seguenti giorni nel bosco, avrebbe passeggiato toccando con le sue mani rugose i grossi tronchi su cui da bambina si era arrampicata per vedere il nido del picchio. Camminava sulla terra bianca bagnata dal freddo e dalla brina del mattino, chinandosi per prendere rami o pigne cadute. Il suo volto invecchiava velocemente in quei giorni e diveniva bianco, come i suoi capelli raccolti con la spilla regalata dalla nonna. Nella sua casa vi era l'essenziale ed un piccolo camino sempre acceso, notte e giorno. Arrivava la fine dell'anno e tutto il borgo si preparava ad accoglierlo con canti e pasquinate. In quella casa lontana invece regnava il silenzio interrotto dallo scoppiettio della legna secca.



La signora dormiva accanto al camino, su una poltrona con coperte di lana fino al momento in cui giungeva lontana l'eco della musica della notte del capodanno e chiudendo gli occhi vedeva la piazza gremita di fanciulli danzare e ragazze ridenti servire dolci fatti in casa, promesse d'amore e finestre aperte sui gerani ai balconi in ferro e pietra. E mentre il sorriso sul volto bianco si componeva e le parole delle canzoni da piazza venivano sussurrate nel buio rotto dalle fiamme del camino, la signora diveniva esile e quasi ombra, tornava ai suoi tempi giovani, con la luna piena e le lucciole nella vallata, fino a scomparire tra il fumo del suo fuoco di fascine ancora acceso.




giovedì 28 dicembre 2017

Le lucciole

(Daniela)




Era una notte nera come la pece. Nel silenzio del deserto, s'udiva un pianto sommesso. Uno sciame di piccoli insetti volò verso il luogo del pianto. Un asino e un uomo dormivano sulla sabbia e una donna, tenendo in grembo un bimbo addormentato, piangeva.
- Perché piangi?- domandò un insetto.
- Il cattivo re Erode, odia mio figlio e ha ordinato di ucciderlo. I sicari ci stanno inseguendo... la notte è buia!
L' insetto disse: - Noi vediamo bene anche di notte. Vi guideremo oltre il confine; là sarete al sicuro.
- Oh, grazie- esclamò la donna. Anche l'uomo accettò con entusiasmo e, fatta salire la moglie con il bambino sull'asino, si mise in cammino. Gli insetti volando attorno e davanti ai tre li guidavano con le loro vocine: - Più a sinistra! Il sentiero è sgombro. Attenti! Ci sono buche e sassi.
Dopo tre ore di cammino, oltrepassarono il confine:
- Ora siamo al sicuro!- esclamò la donna - Grazie per quello che avete fatto per il piccolo Gesù. Vorrei che fosse sveglio per ringraziarvi, ma guardate come dorme! Gli insetti baciarono il visetto roseo incorniciato da riccioli biondi. Quando si sollevarono in volo, la parte inferiore del loro addome era illuminata come una stella. L'uomo disse: - Ditemi il vostro nome perché io possa parlare a Gesù della vostra bontà. Gli insetti risposero:
- Siamo così insignificanti che nessuno ci ha dato un nome.
- Vi chiamerete lucciole - disse Maria - e sarete le stelle della terra.


- Renato Greggi -

mercoledì 27 dicembre 2017

Mago Gelo

(Daniela)




In silenzio, tutto solo,
sotto un cielo di stellato,
questo notte Mago Gelo
dappertutto ha lavorato.
Ha disteso sulla gronda
un merletto inargentato;
lungo il rivo, sul laghetto,
un cristallo smerigliato.
Ha bloccato, in un istante,
la graziosa cascatella
e le ha tolto all’improvviso
il suo canto ed il suo riso.
Ha ghiacciato gli zampilli
della vasca del giardino
in un modo così vario
da formarne un lampadario.
Ha donato alle fontane
frange e pizzi senza uguale
e candele come quelle
che ci sono in cattedrale.

- L. Zoi -

martedì 26 dicembre 2017

Il regalo di Babbo Natale

(Daniela)



Anche questa volta ce l’aveva fatta!
Babbo Natale era tornato a casa soddisfatto: il tempo si era fermato come ogni notte del 25 dicembre per dargli la possibilità di consegnare, accompagnato dalle sue fedeli renne, tutti i regali che i bimbi del mondo gli avevano chiesto. Sulla strada del ritorno, gustava già la cioccolata calda che sua moglie gli avrebbe preparato, insieme alla soffice poltrona e alle pantofole di panno rosso. Lì si sarebbe riposato almeno per un paio di mesi, prima di ricominciare a preparare i giocattoli per il Natale successivo.


- Fulmine, Ballerina, Donnola, Salterello, Donato, Cometa, Freccia, Cupido! Anche quest’anno avete fatto un ottimo lavoro e vi meritate proprio una bella scorpacciata di zuccherini. Coraggio, un ultimo sforzo e siamo a casa!

Appena videro la slitta arrivare, gli elfi aprirono i cancelli e le renne poterono atterrare tranquille sul prato davanti alla fabbrica.
- Tutto bene, Babbo?, chiese Green, il capo elfo.
- Tutto perfetto come sempre. Grazie anche a voi, amici elfi! Ora, se volete scusarmi, mi ritiro a riposare.
- Certo, Babbo, non preoccuparti. Ci pensiamo noi a sistemare la slitta e rifocillare le renne.
Ma non aveva ancora messo piede in casa, che Green lo raggiunse di corsa, gridando.
- Babbo, Babbo! C’è rimasto un pacchetto sulla slitta! C’è un regalo non consegnato!!!



Babbo rimase un istante a fissarlo senza parole, poi girò sui tacchi e si diresse al laboratorio.
- Presto, presto, tutti alla sala comandi!
Green e gli altri elfi lo seguirono immediatamente e si misero alle loro postazioni.
- Quadrante ovest pronto!
- Quadrante est pronto!
- Quadrante nord pronto!
- Quadrante sud pronto!
- Bene! Allora, controllatemi tutti i bambini. Guardate se c’è una luce rossa da qualche parte nel mondo. Non posso credere di averne dimenticato uno!
Mentre gli elfi facevano i dovuti controlli, Babbo se ne andava pensieroso su e giù per la stanza, rimpiangendo la cioccolata calda e la sua poltrona. Più di tutto, però, si sentiva in colpa perché non poteva immaginare il Natale di quel bambino che era rimasto senza regalo.
Dopo qualche minuto, arrivarono i risultati.
- Quadrante nord: luce verde!
- Quadrante ovest: luce verde!
- Quadrante sud: luce verde!
- Quadrante est: luce verde!
- Siete sicuri?
- Sì, Babbo. Abbiamo fatto tutti il doppio controllo.


- Bene, Green. Sono molto più sollevato, ora. Probabilmente abbiamo preparato un pacco di troppo.
- No, Babbo. Impossibile! Di quello mi preoccupo sempre io e sono certo che i regali erano dell’esatto numero necessario.
- Mmmh, davvero strano. A questo punto, apriamolo!
Green portò il pacchettino a Babbo Natale, che si mise seduto su una sedia, appoggiandoselo sulle ginocchia. La scatola era leggerissima, con la carta rossa ed un bel fiocco dorato al centro.

Babbo la scartò: dentro c’era un foglio ripiegato.
Era un disegno, certamente di un bambino. Raffigurava tantissimi bimbi in un grande girotondo: bianchi, gialli, rossi e neri, con gli abiti di mille altri colori.

Sul retro, una lettera.

Caro Babbo Natale,
scusami se ti ho lasciato il pacco sulla slitta di nascosto, ma so che tu non puoi farti vedere da noi e non ho voluto metterti in difficoltà.
Sono stato incaricato, a nome dei bambini di tutto il mondo, di farti questo semplice regalo, per ringraziarti di essere sempre presente per noi e per mostrarti che, nonostante gli adulti sulla terra non si vogliano proprio tanto bene, noi piccoli invece ci teniamo sempre per mano.

Grazie Babbo!

Luigi
Presidente dell’Associazione
Bambini del Mondo

Babbo guardò Green con le lacrime agli occhi.
- Questa non me l’aspettavo! Sento che sarà proprio un bel Natale quest’anno!
E si diresse tutto contento verso casa, per gustare finalmente la sua cioccolata.

- D. Giorgini -



(dal web)

lunedì 25 dicembre 2017

È nato! Alleluja!

(Daniela)




È nato!
Alleluja! Alleluja!

È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d’un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
 Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill’anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill’anni s’attese
quest’ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d’un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!

Alleluja! Alleluja!


- Guido Gozzano -


domenica 24 dicembre 2017

La Notte Santa

(Daniela)




- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.


Il campanile scocca
lentamente le sei.


- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe


Il campanile scocca
lentamente le sette.


- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.


Il campanile scocca
lentamente le otto.


- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.


Il campanile scocca
lentamente le nove.



- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...


Il campanile scocca
lentamente le dieci.


- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.


Il campanile scocca
le undici lentamente.


La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...


Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.



- Guido Gozzano -





"Tu scendi dalle stelle", composta nel dicembre 1754 da Sant'Alfonso Maria de' Liguori.

sabato 23 dicembre 2017

"Il pastore" di Piero Bargellini

(Daniela)





“Che freddo quella notte! Le stelle bucavano il cielo come punte di diamante. Il gelo induriva la terra. Sulla collina di Betlem tutte le luci erano spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri fuochi.
Le pecore, ammassate dentro gli stazzi, si addossavano le une sulle altre, col muso nascosto nei velli.
Noi di guardia invidiavamo le bestie che potevano difendersi così bene dal freddo. Si stava attorno ai fuochi che ci cocevano da una parte, mentre dall’altra si gelava.
Sulla mezzanotte il fuoco cominciò a crepitare come se qualcuno vi avesse gettato un fascio di pruni secchi.
Nello stazzo, le pecore si misero a tramenare. Alzavano i musi in aria, e belavano.
– Sentono il lupo, – pensai.
Cercai a tasto il bastone e mi alzai. I cani giravano su se stessi e uggiolavano.
– Hanno paura anche loro, – pensai.
Intanto anche i compagni si erano levati da terra. Facemmo gruppo scrutando la campagna.
Non era più freddo. Il cuore, invece di battere per la paura, sussultava quasi di gioia. Era d’inverno, e ci sentivamo allegri come se fosse stata primavera. Era di notte, e si vedeva luce come di giorno.


Sembrava che l’aria fosse diventata polvere luminosa. E in quella polvere, a un tratto, prese figura una creatura così bella che ne provammo sgomento.
– Non temete, – disse l’apparizione. – Io vi annunzio una grande gioia destinata a tutto il popolo. Oggi vi è nato un Salvatore, nella città di David. E questo sia per voi il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia.
Non aveva finito di parlare, che da ogni parte del cielo apparvero Angeli luminosi, e cantavano: – Gloria a Dio nel più alto dei cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Poi tornò la notte, e noi restammo come ciechi nella valle piena di oscurità. I fuochi si erano spenti. Le pecore tacevano. I cani s’erano acciambellati per terra.
– Abbiamo sognato! – pensammo. Ma eravamo in troppi a fare lo stesso sogno.
Lì vicino, sulla costa della collina, erano scavate alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la mangiatoia formata di terra dura. Se il Salvatore si trovava in una mangiatoia, voleva dire che era nato in una di quelle povere grotte.
Infatti trovammo, come ci aveva detto l’Angelo, un Bambino fasciato, in mezzo a due animali, un bove e un asino. L’asino vi era giunto coi genitori del Bambino.

Sul basto sedeva il padre, pensieroso. Presso la mangiatoia, si trovava inginocchiata la madre, in adorazione del suo nato.
Guardai quel Bambino e il mio cuore s’intenerì. Sono un povero pastore, ma ogni volta che vedo un agnellino mi commuovo. E quel Bambino mi parve il più tenero, il più innocente degli agnelli.
Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho più provato in vita mia una dolcezza simile a quella provata dinanzi a quel Bambino.
Anche ora che ci ripenso, mi torna la tenerezza per quell’Agnello innocente e gentile.
Sono un povero pastore. Perdonatemi se lo chiamo così: è per me il nome più dolce e più caro”.

- Piero Bargellini -




(Piero Bargellini è stato uno scrittore italiano scomparso nel 1980. La curiosità su di lui è che fu pure sindaco di Firenze nel periodo dell’alluvione del 1966. Tra i suoi scritti si ricordano dei racconti natalizi, uno dei quali piuttosto famoso è “Il Pastore” che ho qui riportato).

(da:  http://www.bianconatale.com/)


venerdì 22 dicembre 2017

L'arrivo degli zampognari

(Daniela)


-da un racconto di Annalisa Ferri -





Qui si rammenta come il suono delle zampogne, un tempo, fosse un po' la colonna sonora del Natale.



*****

Il suono delle zampogne per le strette vie del borgo già imbrunite dal sole tramontato precedeva il passo cadenzato degli zampognari. Come un'eco lontana proveniva dall'alto del paese, nascosto dai muri a secco e dalla brina mai sciolta degli angoli in ombra. Lentamente dondolavano con i loro abiti di pelle e di lana, i cappelli a larghe tese ed il suono malinconico delle canzoni natalizie. Chiedevano un po' di denaro, biscotti secchi o noci con il loro modo garbato rispettoso.



Passavano tra grossi portoni chiusi da cui erano appesi rami di vischio o ghirlande di agrifoglio, tra gli orti con sui rami fiocchi in tessuto rosso e bianco. Cantavano per il paese che lavorava in vista di un po' di riposo. Il boscaiolo fermava la sua accetta e faceva il segno della croce quando sentiva salire dal borgo fino ai sentieri del bosco le note delle canzoni che tutti, in una chiesa illuminata da fiammelle tremanti, avrebbero intonato nella notte della nascita del Signore. Le donne che si occupavano del bucato o della raccolta delle ultime erbe selvatiche cantavano con le mani giunte e la voce tremante, in un latino impreciso, le strofe che nei loro duri anni avevano imparato.



Mentre il fumo dei camini rendeva l'aria assopita in una sottile nebbia, i bambini coperti si rincorrevano nella piazza e nei vicoli a spiare il passaggio di quelle mitiche figure che sembravano figuranti del presepe e che solo in questo periodo li si vedeva passeggiare, con i loro baffi grossi e la barba arricciata, grossi stivali a dettare il ritmo delle melodie. Gli zampognari passavano accanto alla chiesa, vedevano nelle case brillare l'abete e dai piccoli negozi alimentari sentivano uscire odore di anguilla e zucchero a velo. Nei giorni che prevedevano il Natale la tradizione di ripeteva precisa e tutti ormai aspettavano quel suono pieno di ricordi e di speranza.




Tutti attendevano in quei giorni quel corteo nostalgico, anche la nonna più anziana del paese, che faceva ancora il pane in casa nonostante gli anni ed aveva nel portagioie della camera le foto di un Natale del dopoguerra: con una vista incerta si avvicinava alla finestra e scostando la tendina ricamata nella giovinezza ascoltava la sacra strofa che voleva un bambino sceso dalle stelle dormire al gelo, mentre il fuoco della piccola cucina scaldava il suo cuore e la lacrima scesa a ricordare i canti nella notte di Natale della sua gioventù. 


giovedì 21 dicembre 2017

Gli aiutanti di Babbo Natale .

(Daniela)


Molto tempo fa, in un bosco lontano, abitavano tre piccoli gnomi. Si chiamavano Teo, Nico e Tibirò. Non si conoscevano, anzi, non si erano mai incontrati perché il bosco era molto vasto.

Teo se ne stava in giro tutto il giorno a intagliare pezzi di legno. A Nico piaceva invece dipingere foglie e funghi e Tibirò passava le sue giornate a scrivere storie e filastrocche sulla sabbia vicino al ruscello.



I tre gnomi si annoiavano un po'.
- Non so far altro che intagliare legno, chi mai si potrà interessare a me?- si diceva Teo sospirando.
- Non so far altro che dipingere foglie, chi mai si potrà interessare a me?- si lamentava Nico sedendosi sopra un mucchio di foglie colorate.
- Non so far altro che scrivere sulla sabbia, chi mai si potrà interessare a me?- si ripeteva Tibirò, e quasi gli veniva da piangere.
Un bel giorno passò di lì Babbo Natale in persona, cercava materiale per costruire i suoi giocattoli. Camminava lento lento ed era tanto affaticato perché costruire giochi per tutti quei bambini era un lavoro troppo duro per un vecchio come lui. Ad un tratto sentì i singhiozzi di Tibirò e gli si avvicinò dicendo:
- Ciao piccolo gnomo, smetti di piagere e vieni con me. Ho giusto bisogno di qualcuno che mi aiuti.
- Ma io non so far altro che scrivere sulla sabbia... - rispose Tibirò, asciugandosi le lacrime e seguendolo tra gli alberi.
- Troveremo, troveremo qualcosa da farti fare... - diceva Babbo Natale sorridendo dolcemente.
Sul cammino trovarono un altro gnomo che sonnecchiava sopra un mucchio di foglie.
- Ciao piccolo gnomo, svegliati e vieni con me. Ho giusto bisogno di qualcuno che mi aiuti.
- Ma io non so far altro che colorare foglie... - rispose Nico balzando in piedi.
- Non preoccuparti, troveremo qualcosa da far fare anche a te!
Poi camminando si accorsero di uno strano rumore: era Teo che toglieva la corteccia da un ramo.


- Ciao piccolo gnomo, posa quel ramo e vieni con me. Ho giusto bisogno di qualcuno che mi aiuti.
- Ma io non so far altro che intagliare... - rispose Teo balzando.
- Non preoccuparti, troveremo qualcosa che fa al caso tuo!- Babbo Natale era così sorridente che i tre gnomi non dissero altro e lo seguirono.
Arrivarono ben presto nel suo laboratorio, c'erano tanti giocattoli in costruzione, ma nessuno era ancora finito.


Teo trovò un cavallo da intagliare. Nico trovò un trenino da dipingere e Tibirò trovò un libro da scrivere. Come per incanto i tre gnomi si misero a lavorare insieme, felici di rendersi utili. E in men che non si dica Babbo Natale trovò pronti i suoi giocattoli da consegnare.
Da allora Babbo Natale torna in quel bosco a cercare i suoi preziosi gnomi aiutanti.



mercoledì 20 dicembre 2017

Lettera a Babbo Natale

(Daniela)





"Caro Babbo Natale,
non so se ti ricordi di me... Ero quella bimba paffutella nella lista dei bimbi buoni, sempre sorridente che viveva in quella casa gialla con il camino un po' stretto, con il cane a macchie e la sorellina dagli occhi blu.
Non so se ti ricordi più di me, ora sono diventata grande e non sono più tanto buona.
Lo sai che mi manchi tanto? Vorrei tornare ad essere bambina per aspettarti accovacciata sulle scale fredde, al buio, fino a che gli occhi non mi si chiudevano e mi costringevo a tornare a letto ripromettendomi che ti avrei visto l'anno successivo.


Mi manca la frenesia della scelta dei regali, quando mi mettevo al tavolino in salotto sfogliando i cataloghi di giocattoli per scegliere quello giusto.
Allora era l'unica scelta che dovevo affrontare e già allora avevo paura di sbagliare.
Ma oggi le scelte sono aumentate e mi fanno paura, perché riguardano il mio futuro.
Caro Babbo, una volta le letterine te le scrivevo su un foglio di carta bianco un po’ sgualcito che poi la mamma ti “spediva”
(vorrei sapere che fine ha fatto fare a quelle lettere).
Oggi te la scrivo su Tumblr perché non ho più colori nel mio astuccio nè adesivi natalizi da appiccicare di fianco al mio nome scritto in stampatello.
Ora la mattina del 25 mi alzo più arrabbiata del solito perché non provo più quel brivido di precipitarmi giú dal letto e correre a scartare i regali, a controllare che non ti fossi sbagliato, a provare subito i giocattoli nuovi.
Oggi, caro Babbo, mi alzo e trovo mia madre fra duecento pentole già sclerata per il pranzo di Natale, mio padre che legge il giornale con un occhio e guarda la tv con l'altro, mia sorella al cellulare che fa gli auguri a tutti i suoi amici poi, forse, li farà a me.
Per cui caro Babbo, quest'anno ti chiedo un favore:
per Natale puoi ridarmi la mia infanzia?
Oppure se quella è finita puoi portarmi un po’ di felicità?
Prometto che farò la brava...

Grazie,
La bambina della casa gialla."

Ps: i biscotti col latte te li lascio sul tavolo in cucina, come al solito.



- testo (modificato) da Tumblr, foto dal web -