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martedì 25 luglio 2017

Il medaglione della nonna



- Un racconto di Annalisa Ferri -



La porta della casa gialla era aperta e la tendina lunga e leggera si muoveva lentamente con l'aria che veniva dal mare. Così era chiamato dagli anziani quel soffio gentile ed atteso, quando da lontano con il canto delle cicale giungeva dopo pranzo ed inondava i giardini e le aie dove le peonie sbocciate rilasciavano la notte il loro profumo intenso. Nella casa gialla viveva da sola la vecchia fornaia, che un tempo preparava i dolci ed il pane per tutto il borgo, ed ora viveva le sue giornate in compagnia della campagna, attendendo che i nipoti andassero a trovarla.



Come da bambini, arrivavano sempre tutti e tre insieme e si specchiavano ogni volta nella giovinezza che un medaglione d'oro tenuto al collo dalla nonna, nascondeva dai loro anni.



 Giungevano da lontano e si fermavano sempre, prima di entrare, davanti alla lunga fila dei lillà che costeggiavano la strada. La casa della nonna profumava ancora di farina e di sambuco, di vaniglia e di miele e tutti i bambini avevano avuto per il proprio compleanno una crostata o un ciambellone preparato da quelle piccole mani gentili. Quando i pomodori profumati coloravano gli orti, tutti accorrevano da lei per comprare il pane e mangiarlo la sera in mezzo alle lucciole e all'odore di gelsomini.



Dalle finestre sempre aperte fin dall'alba ancora si sentiva l'intenso profumo di lievito, di buccia di arancia o succo di limone, di vino bianco e noci tostate, di pizza e di trecce al latte. Per chiunque passasse all'ombra della vite che lasciava al cortile puntine di stelle e di cielo, il tempo si era fermato nel momento in cui l'ultimo ciambello al cioccolato era stato sfornato per la festa del patrono, tra il suono della banda ed i colpi scuri sfumati nel vento del cielo, prima che il sole tramontasse tardi in piena estate.



Da quel giorno poi il forno si chiuse agli altri; nessuno seppe il motivo per il quale la vecchia signora dal volto sempre allegro non preparò più dolci e pane per il paese e si chiuse nella sua casa grande, contemplando il tramonto aranciato oltre il piccolo muro grigio del suo orto, che macchiava di arancione le piante delle zucchine e dei pomodori, l'ombra del ciliegio e del mandorlo, la rimessa degli attrezzi che rifletteva quel rosso tenue. Le cicale alzavano quel loro canto finché i grilli non davano loro il cambio sui rami più alti a guardare la luna sottile e tardiva. La signora, seduta sul muretto che dava al bosco, teneva tra le mani delle foto legate da uno spago antico e guardava i volti ridere sotto i grappoli d'uva pronti o davanti ai barchi del grano, donne anziane sedute a ricamare, il matrimonio delle sue coetanee, una foto all'arco della chiesa coperto di rose gialle e poi, le ultime che teneva per sè erano quelle dei suoi tre nipoti, un pomeriggio di agosto, tra i fiori gentili dei fagiolini e le foglie piene del fico dai frutti già maturi.



I volti dei bambini erano baciati dal sole che si avviava al tramonto e resisteva sulla punta dei boschi a cui tornavano lenti i corvi a sera ed avevano il sorriso spensierato dell'età dalle lunghe giornate e delle notti cariche di luoghi da esplorare e rumori da ascoltare nei cortili o nei vicoli pieni di gerani. I tre nipoti la nonna li vedeva ancora giocare tra le fragole e gli albicocchi, nell'odore di terra  bagnata da un temporale frettoloso, nel fieno portato dal vento insieme al richiamo d'amore della poiana. Saltavano ancora nell'orto, in mezzo alla pioggia mentre dalla montagna si componeva l'arcobaleno e veniva fuori dalle fronde dell'albero del paradiso e dei faggi.



Li sentiva correre nel cortile, ridere sotto il letto, li vedeva sbattere con lei le uova, far volare la farina con un soffio che ancora forse tra quelle stanze continua ed esce quando il medaglione si apre e le stelle sembrano più vicine, il vento più intenso, e se durante la pioggia estiva compare davanti ai monti l'arcobaleno, nell'orto i nipoti corrono e saltano, ridono sotto il fico, schivano le piantine delle fragole e per tenere quella magia l'anziana chiude il medaglione ed insieme alla notte che veglia sul suo sonno, la cullano le risa nei corridoi ed i soffi giocosi di farina.


- Annalisa Ferri -

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