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domenica 12 marzo 2017

Gli occhi di Maria

- Un racconto di Annalisa Ferri -


Il muschio che sorreggeva umido il vecchio rudere di pietra iniziava a brulicare di vita. Il sole raggiungeva con i suoi fili d'oro la casa nella tarda mattina: prima quei cespugli di erba chiara e scura vivevano di brina. Era tornata la tortora a volare in quel luogo nascosto della vallata, in attesa forse di covare le uova nel lato del rudere su cui era ancora adagiata la paglia. Ogni mattina,quando il sole rischiarava le viole ed i nidi ancora chiusi delle formiche la tortora volava dalla pineta ai massi umidi del casolare e guardava le primule sbocciare tra l'erba nuova. Guardava da un tratto di muro aperto la valle pallida di luce, i cavalli camminare stanchi nei prati ed i primi fiori degli alberi aprirsi leggeri.



Nelle sue pupille nere vi era il riflesso del bosco che stiracchiandosi alzando al cielo i rami spogli, nascondeva la natura e ad ogni sbadiglio si vedeva un fiore prima nascosto, un animale furtivo, un passero curioso. Nel prato che circondava il vecchio rudere era una distesa di piccoli fiori azzurri che nel borgo chiamavano "gli occhi di Maria" perché delicati riempivano i cuori ed avevano la tonalità del manto della Vergine. Quel prato illuminato ora dal sole era un tappeto azzurro su cui camminava il vento, quando all'imbrunire si alzava e diveniva pungente ancora, nei giorni in marzo che camminavano lenti. Quel soffio, che diveniva muggito nei momenti di buio, raccoglieva i profumi della valle e qualche tenero filo d'erba e giungeva fino alle pendici del borgo, dove la chiesa circondata dagli ulivi recitava il rosario, nel venerdì della Via Crucis.



Nella preghiera delle Stazioni si disperdeva il vento che trasportava i petali deboli del pesco fiorito e girava nelle vie e nelle case, mentre una luna di cenere luminosa si alzava dal bosco. Quel soffio partiva da quel rudere antico, dove al mattino nuovamente la rugiada avrebbe scoperto il muschio e le viole, mentre tanti occhi dormivano tra tappeti di foglie di quercia, finché il sole non veniva ad aprirli e da lacrimosi di brina, ricordando il pianto di Maria, avrebbero poi aperto le finestre alla primavera, al nuovo brulicare di farfalle e lepri, al chiaro di luna, circondato da un intermittente pigolio di nuove vite.

- Annalisa Ferri -

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