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lunedì 15 maggio 2017

La tela della vita


- Un racconto di Annalisa Ferri -





L'anziana sarta del paese, con l'avanzare cadenzato della primavera, aveva ripreso i suoi lavori nel cortile dai mattoni viola e gialli a nido d'ape della sua casa, all'ombra del pergolato della vite. I suoi occhi erano stanchi, provati dagli anni e dai lunghi lavori notturni, protetti ora da lenti spessissime e non vedevano i dettagli che una volta caratterizzavano il suo lavoro, ma le mani, piccole e deformate, seppur stanche ed invecchiate, arrivavano laddove gli occhi non potevano. Nel paese e nei borghi vicini tutti avevano nelle case qualcosa donato dalle sue mani: un panno con le proprie iniziali, un corredo di nozze, un vestito da carnevale per i bambini, l'abito nuziale agognato, ed ancora il saio con il quale i piccoli avevano ricevuto la Comunione per la prima volta ed in chiesa, come dono votivo, la tovaglia che era posta sull'altare con disegnate le rose sbocciate ed il volto di Gesù.



Aveva cessato ormai di ricevere commissioni per i lavori, la sarta, complici gli anni ed una durezza di vita con però molti attimi di felicità fugace, ma per se stessa continuava a cucire, a tessere, in inverno vicino al fuoco mentre la malva raccolta nei prati bolliva sulla stufa a legna, ed in estate tra il suono delle rondini, sotto quel pergolato, che era l'unica fonte di ombra nello spazio all'aperto della piccola casa.




Ogni giorno, appena il sole illuminava tutto il paese, alzava la sedia bassa di paglia e la posizionava sotto le foglie larghe della vite e lì restava fino al tramonto. Nell'ora del vespro, continuava a cucire e ricamare , mentre il primo grillo iniziava il canto più acuto degli altri che accompagnava la notte, l'anziana sussurrava il rosario e quell'eco bisbigliato spaventava a volte i bambini che rincorrevano l'aquilone.



Ormai era disabituata ai cambiamenti, alle novità, viveva ripetendo i suoi i gesti da anni ogni giorno e questo le dava tranquillità. Non aveva, ad esempio, mai tolto una vecchia tela che un ragno aveva con cura creato e lei nelle zanne dell'animale rivedeva la sveltezza delle sue dita di una volta e poi una fanciulla istruita le aveva letto una storia di una brava ricamatrice che sfidando una dea venne tramutata in ragno. Ed allora quel piccolo essere continuava a vivere indisturbato tra le foglie larghe della vite, era il primo a vedere i lavori terminati ed il primo a conoscere i nuovi progetti di seta che la donna ormai teneva per sé, riposti in un grande cassettone ai piedi del suo letto. La donna non si era mai sposata, era sempre rimasta sola da quel pomeriggio di pieno luglio quando in mezzo ai papaveri nel grano il suo uomo dovette partire dopo averle tenuto strette quelle mani che ora erano irriconoscibili.



 Ma non aveva mai smesso di aspettare quel giovane dalla pelle scurita dal sole del lavoro nei campi. La sera, così, si attardava volutamente, una volta terminati i suoi lavori in cui si rifugiava per rivivere i giorni conclusi, riportando in casa ciondolando la sedia antica, sulla quale da sempre era seduta. Si sporgeva poi dal cancello basso del suo cortile, appoggiando le mani stanche sulle sbarre e guardava la strada. Restava lungamente dopo il tramonto, vedendo il mondo cambiare e scivolare lentamente nella quiete e nel riposo della sera. Vedeva i bambini tornare a casa, le donne rincasare dagli orti con gli ortaggi raccolti, le farfalle svolazzare prima di tornare nei luoghi in cui riposano e che nessuno ha mai conosciuto tra l'ultimo svolazzare delle rondini.



Restava, alla fine, con la luna che si tirava su dalla montagna, rimanevano in silenzio l'una di fronte all'altra, ciascuna custode dei segreti altrui. Non diceva nulla la sarta anziana a quella faccia tonda e luminosa che saliva nel cielo e girovagava come una zingara per i prati ed i campi. Restava col mento poggiato sul cancello mentre l'odore dell'erba si intensificava nella sera tra quello delle peonie e scie di menta romana e rosmarino. 



Quei profumi sembravano più intensi ora che l'uomo non ne carpiva i segreti ed erano liberi di uscire e volare tra i prati. Conosceva, la luna, quanto il cuore dell'anziana pensasse e credesse e sapeva che la donna sarebbe rientrata in casa, come ogni sera, solamente quando l'azzurro sarebbe scomparso dietro una colata di nero ed altro non restava in cielo se non le stelle per iniziare un nuovo giorno di attesa, tessendo, incastrandole come nel punto a croce, altre ore della vita.



- Annalisa Ferri -



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