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lunedì 10 aprile 2017

La Domenica delle Palme


- Un racconto di Annalisa Ferri -




Come era mite l'aria nella domenica delle palme, un'aria leggera che profumava di antico e tremava di attesa. La perpetua aveva aperto le finestre della sagrestia e lasciava entrare quel tenero sole ascoltando il nuovo ronzio delle api che roteavano accanto ai fiori da poco piantati. La navata piccola, corta, era stata pulita con particolare accuratezza, nei vasi erano stati posti piccoli mazzi di ramoscelli d'ulivo, le candele tremavano tra i raggi di un sole che diveniva più intenso e dalle vetrate si rincorrevano sul pavimento agitati giochi di colori e di luce. Fuori dal portone della piccola pieve vi era un tavolo con un drappo rosso su cui il parroco avrebbe poggiato i teneri rami per la benedizione, prima che tutto il paese fosse giunto per la ricorrenza di quel giorno. Nelle case vi era lo stesso fermento che la perpetua aveva riservato a quella mattinata: le finestre erano aperte e le coperte prendevano aria penzolando stancamente, quasi sbadigliando ancora. Il vento leggero che sapeva di zucchero a velo e di pasta fresca, di fiori nuovi e di lievito, di acqua di colonia e di borotalco, svolazzava insieme alla rondini nel borgo.



Mentre nella chiesa nuova, piccola, il brulicare della perpetua attirava i curiosi che tornando dalla campagna si fermavano a conversare con lei che non aveva tempo, quel giorno, e tutti avevano fretta di radersi la barba o di tagliare la pasta fresca perché con anticipo sarebbero giunti nel cortile curato della parrocchia di campagna. La chiesa antica, diroccata, invece, avvolta nel silenzio di un vento leggero, dormiva ancora tra il bosco abbondante cresciutole intorno.



Dormivano con essa una coppia di colombe bianche ed i loro piccoli appena venuti al mondo. Avevano scelto quel silenzioso luogo per trascorrere la vita e così le piccole viole e l'edera generosa erano divenuti i loro soli compagni di viaggio. Una delle due colombe volò verso il paese, che dall'alto sembrava una tavolozza ben ordinata con piccoli colori a tempera disposti dove più uniti, dove sparsi. Giunse al campanile della chiesa adornata per la giornata delle palme, che apriva i riti della settimana santa.



All'interno si iniziava a respirare l'aria delle solenni occasioni ed alla colomba sembrò quasi che tutti coloro che nei secoli passati avevano vissuto la giornata dell'entrata del Cristo in Gerusalemme, fossero in fila a prendere il loro ramoscello di pace, con i volti stanchi, accalorati dal sole, con gli abiti impolverati di terra e di vita. C'erano anche numerosi bambini, che rispettosi della lunga fila attendevano il proprio turno per mano al padre o ai fratelli maggiori, le ragazze timide facevano un inchino non appena prendevano l'ulivo e quel piccolo borgo antico, in quel momento, sembrava essere in tutte le città cattoliche del mondo.



Guardò ancora la colomba, e lì capì l'affaccendarsi della perpetua per assicurare che anche questi spiriti ricevessero la benedizione, prima dell'arrivo dell'anziano parroco e poi dell'intera popolazione. Tutti in fila uscirono dalla chiesa poi dissolvendosi al sole, tra i voli della prime farfalle viola e gialle, tra i passeri e le cinciallegre che quel giorno provavano canti nuovi, tra le rondini che volavano nell'alto del cielo celeste, mentre il bosco metteva di nuovo il vestito verdissimo, macchiato a tratti di rosa o di bianco. Anche al cuculo che viveva romito nel vecchio casale abbandonato giunse l'eco di quella giornata di festa, prima che tutto il paese sprofondasse nel silenzio e nella penitenza della settimana santa, e dalla finestra da cui era solito rientrare nel momento dell'alba, come quel giorno, alzò gli occhi verso il campanile e recitò, ricordando gli anni passati ed abbassando il capo, una preghiera, prima di sprofondare nel sonno tra i respiri nuovi degli alberi rinati della pineta.



- Annalisa Ferri -



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