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domenica 25 dicembre 2016

Snow Maiden

Una ricerca di Angelo:


Solo in Russia Babbo Natale ha un nipote, Snow Maiden (la fanciulla di neve). Questa fanciulla è un fenomeno puramente russo, e in nessun altro luogo al mondo per le vacanze di Natale e Capodanno compare questa figura. Nel 1873 al Nonno Gelo (Babbo Natale russo) è stata affiancata questa giovane assistente prima commercializzata come una figlia - Snow Maiden. Ciò è dovuto al racconto "fanciulla di neve" di Alexander Ostrovsky, che lo ha creato basandosi su una storia popolare che parlava una ragazza fatta di neve che se si innamorava di qualcuno veniva sciolta dalla calda luce del sole. Scrittori e poeti successivi l'hanno trasformata in una nipote.
Illustrazioni di artisti vari russi contemporanei.































sabato 24 dicembre 2016

Poesia Antica.



In una notte tutta scura,
un vecchietto se ne andava
non aveva, no paura,
ma piangeva, ma tremava.
Era solo il vecchierello,
senza casa e focolar
ecco vide un focherello
da un camino sfavillar.
Vide intorno due bambine,
una mamma e una nonna,
un bel cane e due gattine
le dormivan sulla gonna.
Alla porta tutta chiusa
piano piano egli bussò
una bimba assai confusa
chi mai fosse domandò.
Il vecchietto, disse allora:
"Apri bimba in cortesia
fa ch'io goda almeno un'ora
nella casa dolce e pia.
Da vent'anni più non poso
presso un caldo focolar
da vent'anni più non oso
il mio cuore riscaldar".
La fanciulla aprì la porta
il vecchietto entrò in cucina
una sedia gli fu porta
dalla provvida mammina;
si sedette il vecchierello
e le lacrime asciugava
là, accanto al focherello,
tutto il cuor gli si scaldava...
Fu così che il vecchierello
la sua storia raccontava
con gli occhietti fissi intenti
ogni bimbo l'ascoltava
a sua madre e ai ceppi ardenti
con amor si avvicinava.
"Anch'io avevo una mamma
la lasciai per la fortuna
ho lavorato
sotto il sole e con la luna
dopo tanto tempo
alla casa ritornai
ma la porta tutta chiusa
la mia mamma più non trovai
Era stata tanto tempo sulla porta ad aspettar
poi la misera era morta
non vedendomi tornar".
La fanciulla disse allora:
"Riscaldatevi così
tanto a noi non costa nulla
se vi piace state qui!
Avevamo un giorno il nonno
che era vecchio come voi
poi l'ha preso un grande sonno
e ha lasciato tutti noi...
Era sempre qui seduto,
vero mamma? Al focolar
ora voi siete venuto il suo posto a occupar".
il vecchietto, alla fanciulla: "Oh, bimba, sei gentil
come il sole dell'aurora
come un fiore dell'april.
Per quest'ora di dolcezza
ti do l'oro che ho trovato
ti do tutta la ricchezza
per la gioia che mi ha dato".
Il vecchietto alla fanciulla
diè una borsa piena d'or
quel cantuccio ch'era un nulla
ben valeva un gran tesor.



(anonimo)





lunedì 19 dicembre 2016

I ricordi di Amorina

Amorina Penna ci manda i suoi ricordi: teneri e "caldi":

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Bellissimi ricordi, i vostri, molto simili ai miei ma da noi, di mista più o meno lontana discendenza meridionale, i regali li portava Gesù Bambino con gli Angioletti inviati in avanscoperta almeno un mese prima per controllare quali bambini erano veramente buoni. 


La loro presenza era segnalata da un campanellino, ottimo deterrente verso qualsiasi pur piccolo atto di ribellione: potevano essere le chiavi sbattute nelle tasche del papà o il coltello fatto tintinnare contro un bicchiere...per noi c'era comunque un angioletto nascosto a spiarci dietro il vetro della finestra. 





Mamma preparava velocemente il suo piccolo presepio sulla credenza ma Papà si chiudeva per tre giorni nella stanza nella quale veniva allestito il lungo presepe fatto di sugheri, casette di cartone e grotte e montagne di carta. Quando, cambiando casa e avendo spazi molto più ridotti, ha dovuto ridimensionarlo, da quel presepe ne sono nati altri quattro, uno per ogni figlia. Quest'anno, causa due piccoli Attila pelosi, il presepio incomincerò a farlo tra poco e ogni statuina di cartapesta e di terracotta sarà il ricordo di una delle magiche Vigilie della mia infanzia.






Adesso ognuna di noi sorelle ha altre famiglie con le quali dividersi e da accontentare ma, quando ci ritroviamo tutte assieme, rimpiangiamo il dopomezzanotte della Vigilia da adulte: nel buio totale (unica fonte di luce quella della strada) e nel totale silenzio per non farci scoprire da figli e nipoti cacciati tutti a dormire nello stesso lettone (ma tutti con le orecchie tese a scoprire il più piccolo rumore che poteva indicare un arrivo celeste) incominciavamo a riempire il soggiorno di pacchi e pacchetti inciampando tra i piedi di mariti e cognati impegnati a digerire il cenone dopo aver fatto la spola strada-auto-casa e dribblando tra i regali già sparsi ovunque. Alla fine nessuno tornava a casa propria: si bivaccava alla meno peggio per un paio d'ore perchè, ancora prima dell'alba, uno dei tanti frugoletti si sarebbe svegliato per primo urlando "È Natale!!!" precipitandosi come una valanga a vedere se effettivamente Gesù Bambino gli aveva lasciato qualcosa. E nessuno avrebbe mai voluto perdere nemmeno una di quelle espressioni di stupore e incanto! 









Mia figlia nel frattempo si è persa per strada ma il suono di un campanellino la fa ancora trasalire perchè io ero una mamma stronza e, da novembre, giravo con un campanellino di porcellana in tasca...


                               - Amorina Penna -                           





domenica 18 dicembre 2016

Leggende Natalizie

La leggenda dell'agrifoglio
Il pastorello si sveglia all'improvviso. In cielo v'è una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora.
Il giovane pastore si spaventa, lascia l'ovile, attraversa il bosco: è nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste. Dall'alto giunge il canto soave degli Angeli.
- Tanta pace non può venire che di lassù - pensa il pastorello, e sorride tranquillizzato.
Le pecorine, a sua insaputa, l'hanno seguito e lo guardano stupite. Ecco sopraggiungere molta gente e tutti, a passi affrettati, si dirigono verso una grotta. - Dove andate? - chiede il pastorello. - Non lo sai? - risponde, per tutti, una giovane donna.
- È nato il figlio di Dio: è sceso quaggiù per aprirci le porte del Paradiso.
Il pastorello si unisce alla comitiva: anch'egli vuole vedere il Figlio di Dio. A un tratto, si sente turbato: tutti recano un dono, soltanto lui non ha nulla da portare a Gesù. Triste e sconvolto, ritorna alle sue pecore. Non ha nulla; nemmeno un fiore; che cosa si può donare quando si così poveri? Il ragazzo non sa che il dono più gradito a Gesù è il suo piccolo cuore buono.
Ahi! Tanti spini gli pungono i piedi nudi. Allora il pastorello si ferma, guarda in terra ed esclama meravigliato: - Oh, un arbusto ancor verde!
È una pianta di agrifoglio, dalle foglie lucide e spinose. Il coro di Angeli sembra avvicinarsi alla terra; c'è tanta festa attorno.
Come si può resistere al desiderio di correre dal Santo Bambino anche se non si ha nulla da offrire?
Ebbene, il pastorello andrà alla divina capanna; un ramo d'agrifoglio sarà il suo omaggio. Eccolo alla grotta. Si avvicina felice e confuso al bambino sorridente che sembra aspettarlo.
Ma che cosa avviene? Le gocce di sangue delle sue mani, ferite dalle spine, si trasformano in rosse palline che si posano sui verdi rami dell'arbusto che egli ha colto per Gesù.
Al ritorno, un'altra sorpresa attende il pastorello: nel bosco, tra le lucenti foglie dell'agrifoglio,
è tutto un rosseggiare di bacche vermiglie. Da quella notte di mistero, l'agrifoglio viene offerto, in segno di augurio, alle persone care. a leggenda dell'agrifoglio.




LEGGENDA DEL BASTONCINO DI ZUCCHERO
Il famoso bastoncino della leggenda è fatto di zucchero, ha il sapore di menta ed è bianco a strisce rosse.
La leggenda narra che un dolciaio lo creò per ricordare Gesù alle persone. Tale bastoncino racchiude in sé molti significati:
Il caramello (di cui è fatto il bastoncino) rappresenta Gesù come la roccia solida su cui sono costruite le nostre vite.
La forma a "J" sta per Jesus (Gesù) oppure rappresenta la forma di un bastone da pastore (Gesù è il nostro pastore).
Il colore bianco rappresenta la purezza e lassenza del peccato.
Le strisce rosse grandi rappresentano il sangue di Cristo versato per i nostri peccati.
Le strisce sottili invece rappresenterebbero i segni lasciati dalle frustate che Gesù ricevette dai soldati romani per ordine di Ponzio Pilato.
Il sapore di menta piperita ricorda il sapore dell'issopo che è una pianta aromatica usata nel vecchio testamento per purificare.



La leggenda delle Palline di Natale
A Betlemme c'era un artista di strada molto povero che non aveva nemmeno un dono per il Bambino Gesù così egli andò da Gesù e fece ciò che sapeva fare meglio, il giocoliere, e lo fece ridere.
Questo è il perché ogni anno sull'albero appendiamo le Palle colorate - per ricordarci delle risate di Gesù Bambino.




LA STORIA DEL PASTORELLO POVERO
Per coloro che non sanno cosa offrire a Gesù che nasce...

Una notte di molti anni fa, nel deserto, l’Angelo del Signore destò i pastori dal loro sonno, 
invitandoli ad andare in un villaggio vicino per adorare un bambino appena nato: 
“Non temete – disse loro – ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 
oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore, che è il Cristo Signore. 
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.
Per vedere coi loro occhi l’avvenimento annunciato dall’Angelo, 
pastori si recarono a Betlemme portando ciascuno doni per il Bambino, 
ad eccezione di un pastorello, che era talmente povero da non avere proprio 
nulla da offrire al bambinello e, di questo , se ne vergognava. 
Giunti alla grotta, tutti offrirono i loro doni, mentre il piccolo pastorello si manteneva 
timorosamente in disparte nascosto dagli altri.
La Vergine Maria non sapeva proprio come fare per ricevere tutti i doni, 
poiché reggeva in braccio il Bambino Gesù. Allora, i suoi occhi di Mamma 
si fissarono negli occhi del pastorello, che sbirciavano timidamente tra le persone accorse, 
e Maria si accorse che le mani del pastorello erano aperte e libere. 
Lo chiamò subito a se e gli porse nelle mani Gesù, affinché lo tenesse in braccio, 
mentre ella riceveva i doni.
Quella notte il pastorello povero, che non aveva proprio nulla da offrire a Gesù, 
offrì le sue mani a Maria e ricevette tra le sue braccia il più grande Dono del mondo.




Leggenda della stella di Natale.
Era la vigilia di Natale, in fondo alla cappella, Lola, una piccola bimba messicana, in lacrime pregava: "Per favore Dio mio, aiutami! Come potrò dimostrare al bambino Gesù che lo amo? Non ho niente, neanche un fiore da mettere a piedi del suo presepe "D'un colpo apparve una bellissima luce 
e Lola vide apparire accanto a lei il suo angelo custode. "Gesù sa che lo ami, Lola, lui sa quello che fai per gli altri. Raccogli solo qualche fiore sul bordo della strada e portalo qui" disse l'angelo. 
"Ma sono delle cattive erbe, quelle che si trovano sul bordo della strada" rispose la bambina. 
"Non sono erbe cattive, sono solo piante di cui l'uomo non ha ancora scoperto quel che Dio desidera farne disse l'angelo con un sorriso. Lola uscì e qualche minuto più tardi entrò nella cappella con in braccio un mazzo di erbe che depositò con rispetto davanti al presepe, in mezzo ai fiori che gli altri abitanti del villaggio avevano portato. Poco dopo nella cappella si sentì un breve sussurro, le erbe cattive portate da Lola si erano trasformate in bellissimi fiori rossi, rosso fuoco. Da quel giorno le stelle di Natale in Messico sono chiamate "Flores de la Noce Buena", fiori della Santa Notte. 
Nel 1825, Joël Poinsett, ambasciatore americano in Messico, riportò in America semi di stelle di Natale e le fece conoscere in tutto il mondo.




LA LEGGENDA DELLA ROSA DI NATALE
La figlia piccola di un pastore era intenta ad accudire il gregge del padre in un pascolo vicino Betlemme, quando vide degli altri pastori che camminavano speditamente verso la città. Si avvicinò e chiese loro dove andavano.  I pastori risposero che quella notte era nato il bambino Gesù e che stavano andando a rendergli omaggio portandogli dei doni.
La bambina avrebbe tanto voluto andare con i pastori per vedere il Bambino Gesù, ma non aveva niente da portare come regalo. I pastori andarono via e lei rimase da sola e triste, così triste che cadde in ginocchio piangendo. Le sue lacrime cadevano nella neve e la bimba non sapeva che un angelo aveva assistito alla sua disperazione. Quando abbassò gli occhi si accorse che le sue lacrime erano diventate delle bellissime rose di un colore rosa pallido. Felice, si alzò, le raccolse e partì subito verso la città. Regalò il mazzo di rose a Maria come dono per il figlio appena nato.  
Da allora, ogni anno nel mese di dicembre fiorisce questo tipo di rosa per ricordare al mondo intero del semplice regalo fatto con amore dalla giovane figlia del pastore.












I colori di Babbo Natale

Un altro articolo interessante che mi è capitato sott'occhio, è questo, trovato qui:
http://www.linkiesta.it/it/article/2014/12/11/i-colori-di-babbo-natale-non-li-ha-decisi-la-coca-cola/23857/



I colori di Babbo Natale non li ha decisi la Coca-Cola



Una leggenda metropolitana che gira ogni anno ma che va troncata una volta per sempre.

Come ogni Natale, spunta sempre fuori qualcuno che fa la grande rivelazione: “Sapevate che Babbo Natale è bianco e rosso perché sono i colori della Coca-Cola?”. Seguono sussulti di sorpresa e amare considerazioni sulla pervasività del marketing se non del capitalismo in generale che sono o non sono, a seconda del grado di anti-americanismo e della posizione politica di chi si esprime, una buona cosa.
Ebbene, dopo che per anni questa voce è girata con la forza della verità, LinkPop può dire che no, non è vero per niente. Non ci dilungheremo sulla ricostruzione delle origini della figura di Babbo Natale/Santa Claus, sugli intrecci delle tradizioni nordiche di un Odino che andava a caccia nei mesi invernali (e riempiva di dolciumi gli stivali dei bambini) e di un turco, San Nicola, che regalò sacchi d’oro a delle fanciulle in cerca di marito. No. Ci soffermiamo sull’ultima parte della storia, o meglio, della leggenda, che vorrebbe un ruolo di peso della Coca-Cola nella costruzione dell’iconografia di Babbo Natale. Non credete a nulla prima di avere letto queste righe.
Leggenda: Babbo Natale è bianco e rosso perché la sua figura è stata creata dalla Coca-Cola che, in modo furbo, lo ha vestito con i suoi colori.
Verità: Babbo Natale era bianco e rosso ben prima che la Coca-Cola lo impiegasse nelle sue pubblicità. I disegni di Haddon Sundblum, l’artista impiegato dall’azienda di Atlanta, risalgono al 1931 e sono questi:


Ebbene, esistono esempi di Babbo Natale in bianco e rosso di gran lunga più antichi, e sono questi qui sotto. Risalgono al 1906, 1908 e 1925.






Certo, è esistito un periodo di convivenza tra diverse rappresentazioni di Babbo Natale. Aveva un vestito blu o verde, più lungo o corto, con barba più o meno lunga, con sacchi e slitta o senza slitte, con renne e senza renne. Però tutto questo è finito prima che uscisse la pubblicità della Coca-Cola. In un articolo del 1927 (cioè quattro anni prima), sul New York Times si scriveva così:
"Un Babbo Natale standardizzato appare ai bambini. Altezza, peso, statura, sono ormai standard in modo preciso, come i vestiti rossi, il cappuccio e la barbona bianca. Il sacco pieno di giocattoli, le guancione e il naso rossi, le ciglia cespugliose e l’effetto panciuto sono parti inevitabili per un make up perfetto."
Niente da dire: è proprio il Babbo Natale che conosciamo tutti.
Se proprio volessimo essere perfidi, si può anche ricordare che Babbo Natale, vestito di rosso e bianco, fu impiegato per una pubblicità di una bibita già nel 1923, dalla White Rock, un’altra marca di bibite gassate. Cioè otto anni prima che lo facesse la Coca-Cola. E si può vedere qui:




Quindi no, si può dire con una certa serenità che Babbo Natale non è rosso e bianco perché la Coca-Cola lo ha voluto così. È rosso e bianco perché così ha scelto il destino, il fato, la tyche. Che sono, per adesso, ancora più potenti della Coca-Cola.