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domenica 29 gennaio 2017

I giorni della merla



Un articolo di Mianna.


I cosiddetti "giorni della merla" sono, secondo la tradizione, gli ultimi tre giorni di gennaio. Sempre secondo la tradizione sarebbero i tre giorni più freddi dell'anno. 



L'origine della locuzione "giorni della merla" non è ben chiara. Sebastiano Pauli espone due ipotesi:

" I giorni della Merla" in significazione di giorni freddissimi. L'origine di quel dettato dicon esser questo: dovendosi far passare oltre Po un cannone di prima portata, nominato la Merla, s'aspettò l'occasione di questi giorni ne' quali, essendo il fiume tutto gelato, potè quella macchina esser tratta sopra di quello, che sostenendola diè il comodo di farla giungere all'altra riva. Altri altrimenti contano: esservi stato, cioè un tempo fa, una nobile signora di Caravaggio, nominata de Merli, la quale dovendo traghettare il Po per andare a marito, non lo potè fare se non in questi giorni, ne' quali passò sovra il fiume gelato".




Secondo altre fonti la locuzione deriverebbe da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro a un comignolo, dal quale emersero il 1° febbraio tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.

Si noti che se alcune leggende parlano di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna, becco incluso, nelle femmine, mentre è nera brillante, col becco giallo-arancione, nel maschio.




Secondo una versione più elaborata della leggenda, una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo.

Stanca delle continue persecuzioni, la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo 28 giorni.



L'ultimo giorno del mese la merla, pensando di aver ingannato il cattivo Gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.




Come in tutte le leggende, si nasconde un fondo di verità anche in questa versione. Infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni e solo molto più tardi diventarono 31.

Sempre secondo la leggenda, se i giorni della Merla sono freddi, la primavera sarà bella, se sono caldi, la primavera arriverà in ritardo. 


- Mianna -

















sabato 28 gennaio 2017

I campanellini degli Angeli.



Un articolo di Luna Nera.


In un buio, ventoso giorno d'inverno, quando il Natale sembrava passato da un pezzo e la primavera era di là da venire, Gianna trovò in un cassetto i campanellini degli angeli.






Si trattava di un grazioso giochetto che l'aveva tanto divertita, tempo prima. Piccoli angeli di metallo leggerissimo erano sospesi su quattro candeline. Quando le candeline erano accese, gli angeli cominciavano a girare, spinti dall'aria calda e facevano tintinnare due campanellini.








Gianna pulì le figurine di metallo fino a farle brillare, poi le riappese. Trovò le candeline adatte per far girare le figurine e le fissò ai sostegni. Poi preparò la tavola per la cena, con i campanellini degli angeli al centro.











- Mancano soltanto i fiori - disse la mamma, accennando ai vasetti di viole africane alla finestra.




Gianna portò un vaso, la mamma l'altro e posero i fiori al lato dei campanellini. 

- Vediamo che effetto farà a cena gridò Gianna.



La mamma accese le candeline e gli angeli cominciarono a girare, facendo suonare i campanellini. Le fiammelle delle candele facevano brillare le figurine e le viole sembravano più bianche.





- È bello come in primavera, - disse la mamma. 

- Ed è allegro come a Natale, - disse Gianna sorridendo.





Improvvisamente la giornata non sembrò più né scura né fredda, ma calda e allegra. 



- Kathryn Jackson -


Curiosità: una delle più tradizionali decorazioni natalizie in Scandinavia è sicuramente "Le Campane degli Angeli" (o Giostra degli Angeli). Risale al 1940 ed è famosa in tutto il mondo, fa parte delle tradizioni natalizie dei paesi nordici e consiste in una specie di carillon musicale; su un piattino in ottone sono posizionate quattro candeline che accese e con il loro calore fanno muovere circolarmente una giostrina di angeli soprastante, ogni angioletto è raffigurato con una tromba alla bocca e ad ognuno di essi è appesa un’asticella d’ottone. La rotazione della giostrina farà si che queste asticelle andranno a battere su altrettante campanelle emettendo un suono dolce e cantilenante, gli angeli ruotano tintinnando e proiettando riflessi colorati sul soffitto.
Si trovano in moltissimi tipi e soggetti.
Vengono anche chiamate giostrine a calore, carousel, giostra rotante portacandela.





(immagini dal web)










































































(video)

venerdì 27 gennaio 2017

"Uccelli in inverno"

(Daniela)

- Un racconto di Amorina Penna - In ricordo 💝


Prima che questo lungo gelo intenso regalasse alla campagna scintillanti stellate che incrostano l'oscurità profonda come gemme preziose, era spesso la nebbia ad abbracciare il giardino quando il cielo non ha ancora iniziato a ritirare quel suo manto color indaco mentre l'alba avanza lentamente sfiorando i pioppi e si dirige verso i monti alle spalle della siepe di confine. E' un'alba strana quella di queste giornate così gelide: si mostra quasi più fosca della notte per poi arrossare pian piano qualche sprazzo di cielo arrivando quieta a distendersi, indolente, impossessandosi di un Creato ancora immoto e silenzioso. E quando il sole man mano rischiara il giardino, l'erba scintilla di una crosta algida che si scioglie a poco a poco, pigramente, tenendosi tenacemente aggrappata ad ogni singolo stelo. In quel mentre arrivano le cinque cinciarelle saltellando sul glicine che si arrampica sul portico sotto allo studio. 



Lo studio era il vecchio fienile della stalla e, fatti i lavori per renderla abitabile, è rimasto il grande finestrone dal quale, una volta, veniva passato il fieno. La pianta è cresciuta in spire e volute attorno ai pilastri che sorreggono le tavole del portico formando una comoda scala per i gatti che poi raggiungono i tetti della casa traballando talvolta su qualche tegola smossa dal gufo.
Se le cince han capito che quello che in primavera trovano nei cespugli di lavanda sotto al finestrone in inverno non c'è, non tutte hanno il coraggio di venirselo a prendere sul davanzale:



 ce n'è una sola che svolazza guardinga con un frettoloso frullio d'ali, spesso dondolando su uno degli attorcigliati rametti flessibili guardando a lungo, da quel riparo, l'improvvisata mangiatoia; quando si sente sicura inizia a curiosare tra il cibo ignorando, quasi offesa, le noccioline di cui dovrebbero essere, invece, ghiotta. Allora arrivano il mio bellissimo amico pettirosso subito allontanato dall'intrepida prepotente - ma lui sa che il suo vero pasto sarà qualche ora dopo, insieme alle oche: il suo è solo un passare per un veloce saluto mentre mi preparo al lavoro - ed un merlo giovane a sua volta dissuaso dalla tappa.



Dopo aver beccato quello che preferisce, la cinciallegra batte le ali sui mucchietti di briciole fin che ne cadono abbastanza per le compagne rimaste sotto all'intrico del glicine, le raggiunge e poco dopo spariscono tutte assieme.
Dall'altra finestra passano le due ghiandaie con quella spettacolare fascia blu sulle ali. Pare siano uccelli solitari, timidi e schivi... Pare: le mie sono sempre in coppia e fino allo scorso inverno venivano a cibarsi golosamente assieme ai tre figli dei frutti del caco centenario e delle ghiande delle due querce. Allora le querce si animano di un arruffato frullare d'ali che ne scuote tutti rami in una danza festosa: tortore, passeri, merli, tordi ed un grosso uccello bruno rossiccio che non conosco affatto.




E mentre il sole continua a salire lento sciogliendo ancora un po' di brina, le gazze arrivano alla panchina tra le rose, in fondo al giardino, planando dai loro altissimi nidi conici sui pioppi. Zampettano nella loro elegante livrea bianca e nera quando, come rispondendo ad un appuntamento, le raggiungono alcuni colombacci iridati, curiosi passeri che si mettono in fila sullo schienale della panchina ed altri merli, mai sazi.



 Ed ecco le taccole col piumaggio grigio scuro scuro, aggressive e prepotenti, parenti dei corvi, che cercano di allontanare tutti minacciandoli con il nero becco affilato ma tutti si spostano appena cercando caparbiamente quel cibo già distribuito sul tavolo e sul davanzale e stranamente ignorato. Ne segue sempre una piccola zuffa sospesa nell'aria - più simile ad un balletto o ad un teatrino - e, all'improvviso come improvvisamente sono apparsi, spariscono tutti. Non hanno fatto un rumore, non hanno emesso un cinguettio, quasi il gelo chieda un silenzio che tra qualche mese sarà invece canto gioioso.

- Racconto e foto personali di Amorina Penna -