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lunedì 3 luglio 2017

A una cardiologa.


(Daniela)





Amare una cardiologa!!... Ma sì!
Sarebbe un'avventura divertente.
Amarla mentre lei non ne sa niente;
farmi fare una visita... Così!
M'ausculterebbe con lo stetoscopio,
mi direbbe: "Il suo cuore freme a un nome
e si sconvolge e si rimesta come
le figurine di un caleidoscopio.
E' un caso strano, fra i più interessanti:
venga, facciamo una radiografia...".

Dopo due giorni, eccoci davanti
ad una lastra. E' la fotografia
del mio cuore, ravvolto nelle arterie,
tra le vene ed i muscoli... Mi pare
che fra quella caotica congerie
di rami e bronchi debba soffocare.
E allora la cardiologa, chi sa
se, osservando la mia radiografia,
saprà diagnosticare quale sia
la cura della mia felicità.




- Madrigale n° 8 (ultimo)
da: "Casa Serena" del 1965 -


mercoledì 28 giugno 2017

A un'hostess





Sino ad oggi, vi voglio confessare,
non ho mai voluto volare.
Tuttavia, da quando ho veduto
le hostesses delle linee aeree,
quelle biondine eteree
tutte così belline... Ti saluto!
Non vedo l'ora di prendere l'aeroplano
e volare lontano lontano...
E la paura? Vada in malora!
Con una così dolce compagnia
ogni timore se ne fugge via.

"Hostess, prego, il mio posto"
lei mi conduce e si siede daccosto.
"Pensi, hostess, è la prima volta...
il primo volo... Mi sento tanto solo!"
Lei sorride e mi ascolta.
Le hostesses, bionde signorine eteree
m'infondono coraggio. E mi abbandono
fra cielo e terra... Perchè le hostesses sono
gli angeli azzurri delle linee aeree.

- Madrigale n° 7
da: "Casa Serena" del 1965 -

sabato 17 giugno 2017

A un'annunciatrice




Stasera debutta un'annunciatrice
e innanzi al microfono, dubbiosa mi dice:
"Non sono sicura, ho un po' di paura,
e lo sai perchè?
Domando a me stessa,
sgomenta e perplessa:
La radio cos'è?".
Ad un focolare la radio somiglia
che a fine del giorno
raduna la mamma ed il babbo, la figlia
e i figli d'attorno.
E' come una fiamma d'amore perenne
che arde, solenne;
è il simbolo della famiglia, che ascolta
silente, raccolta.
Soave conforto al dolore ed ai mali,
nei bianchi ospedali
la radio è la suora che allevia, a chi soffre,
le pene; e gli offre
col dono prezioso delle sue parole
un raggio di sole.



Tramuta in sorriso una lacrima amara,
la fronte rischiara
a chi, dopo un giorno di duro lavoro,
le chiede ristoro;
congiunge e accomuna coi suoni, coi canti
due cuori distanti.
Per chi da gran tempo al paese natìo
ha dato l'addio
(se mai la sua voce gli giunga talvolta)
ed egli l'ascolta)
la radio è la voce materna, italiana,
la patria lontana.
L'ascolta. E si sente vicino ai suoi cari,
accanto ai suoi pari...
Gli pare un prodigio, una favola bella
è quella, sì, quella
la voce del dolce paese natìo,
la voce di Dio.




- Madrigale n° 6
da: "Casa Serena" del 1965 -

venerdì 9 giugno 2017

A un'indossatrice






Per tutto il giorno hai giocato
a far la signora. Hai indossato
soltanto i modelli più belli,
le vesti più ricche, mantelli
di martora, di chinchillà...


per dieci lunghe ore
tutte le signore della città
hanno sognato ad occhi aperti,
mentre tu con gesti esperti
ti aggiravi qua e là
nei modelli "derniers crìs de Paris":


pellicce di visone,
abiti da mezzo milione
("Ma che dice, contessa: è un'occasione").
Ora che dalla sartoria
di "Haute Couture" la gente è andata via
libera finalmente
 dallo sguardo di ogni cliente,
indossi il tuo tailleur di quattro anni fa
e... tic tì, tic tà...
in compagnia della tua malinconia
entri nella solita latteria.



- Madrigale n° 5
da: "Casa Serena" del 1965 -

martedì 6 giugno 2017

A una dattilografa




Alla sua nuova macchina da scrivere
dedico quest'oroscopo, perchè
essa racchiude intimamente in sè
ogni parola e verbo: Amare... Vivere...
Morire... Mamma, Figlio, Cielo, Scuola...
Pare quasi impossibile che basti
picchiare il dito sopra alcuni tasti
per crear l'armonia d'una parola.

Pensi che forse, mentre scrive, una
invisibile mano ha già tracciato
non solo le parole del passato,
ma quelle del futuro. Per fortuna
la macchina del tempo scrive oscuro
e in modo veramente indecifrabile,
e nessuna persona è tanto abile
da legger ciò ch'è scritto nel futuro.

Forse il futuro è questa carta bianca
che intimidisce l'anima sgomenta;
ma, a mano a mano, il cuore si rinfranca,
tutto quel bianco a scrivere la tenta.
Per questo, sulla macchina da scrivere
forma coi tasti un solo verbo: Vivere.
Sulla pagina bianca scriva Amore
perchè, fin che si ama, non si muore.


- Madrigale n° 4
da: "Casa Serena" del 1965 -

lunedì 29 maggio 2017

A una maestrina





Al paese arrivò trent'anni fa:
era giovane e bella anzichenò.
Il farmacista se ne innamorò;
anche il medico, dicono... Chissà!
Fatto sta ed è che, pur essendo bella,
Massimina rimase una zitella.
E stamattina, ecco gli scolari
con i regali per la mestrina:
uova, fiori, una torta senza pari
con scritto: "Viva Santa Massimina!".

C'è persino una lettera: che sia,
si può sapere? Oh, è scritta in poesia.
E' un madrigale che trent'anni fa
le scrisse il farmacista e non le inviò.
Dunque l'amava! Si, sta scritto qua:
l'amava veramente... Guarda un pò!...
E pensa, ad ogni verso e ad ogni rima:
"Chissà perchè non me l'ha detto prima?".






- Madrigale n° 3
da: "Casa Serena" del 1965 -


martedì 23 maggio 2017

A una suora





Zenobia, la zia suora
della Piccola Casa del Gesù,
la zia Zenobia mi ricorda ancora
i giorni belli della gioventù.
Quando eravam bambini
andavamo a trovarla, io e mio fratello.
Ci aspettava alla soglia del cancello
e ci donava certi confortini...
Confetti rosa, viola,
verdi, turchini: una ghiottoneria!
"Cari bambini, come va la scuola?
Meritate i confetti della zia?"



Ci prendeva per mano,
ci portava pei viali del giardino.
Di quando ero bambino
questo forse è il ricordo più lontano.
Rivedo il giardinetto,
riodo il suono della campanella
lontana, il cigolar del cancelletto,
sento il grato profumo di mortella (*),
e nella bocca mi ritorna ancora
il sapor dei mentini rossoblù
dolce ricordo della gioventù;
e rivedo Zenobia, la zia suora
della Piccola Casa del Gesù.


- Madrigale n° 2
da: "Casa Serena" del 1965 -


(*) mortella: mirto






martedì 16 maggio 2017

A una cuoca

(Daniela)

Tra i miei ricordi d'infanzia ne ho uno rimasto ben impresso nella mente, la visita a casa mia di una anziana cugina della mamma, che abitava da anni in Sud America, a Santiago del Cile: la signora Isolina. Era il 1965 e nel periodo in cui soggiornò qui in Liguria ci omaggiò di parecchie sue visite; ognuna era una festa per i regali che ci portava: una grande bambola in gesso (era alta come me che avevo 5 anni) splendidamente vestita, che io e mia sorella chiamammo Manuela, spille dorate e altri monili, piccoli bauli antichi, soprammobili per la casa e altro. Il dono da me preferito fu un'Agenda dell'anno in corso (1965, appunto) che le avevano dato in banca e lei non usava. Non era una semplice agenda bianca, ogni giorno dell'anno trattava vari argomenti: Igiene, salute e bellezza, lavori di casa e tempo libero, letture e guardaroba dei bambini, galateo, giardinaggio e viaggi, risparmio ecc....
C'erano poi delle poesie dedicate a varie figure femminili, chiamate MADRIGALI.
La mia preferita, che imparai poi a memoria, è sempre stata questa:






Chi mi rammenta il nome di Onorina?
La cara, vecchia cuoca ciabattona.
Mi rivedo bambino, là in cucina:
"Onorina, una favola; sii buona..."
Mi faceva sedere sulla tavola
e incominciava a raccontar la favola:
"Senti: c'era una volta una gallina...
(frattanto setacciava la farina);
... una gallina che ogni giorno sano
faceva un uovo: l'uovo quotidiano".
Così dicendo, tre uova spezzava
nella farina, ed agile impastava.
"Venne il mago per darle tante botte...
(ed intanto la sfoglia rimenava)
Col suo bastone venne, quella notte,
ma nell'oscurità non la trovava.
E per incanto la gallina bruna
volò su al cielo e diventò la luna".



La fiaba era finita, e sulla tavola
riposava una bella luna piena:
era quella, la luna della favola,
oppur le tagliatelle per la cena?
Non so, perchè Onorina in ogni cosa
sapeva unir la poesia alla prosa.
Forse è per lei che la gastronomia
la scambio spesso con una poesia:
vedo una luna d'oro sulla madia...
m'immagino un poeta dell'Arcadia.
Così mi accade di sognar le stelle
mentre mangio le buone tagliatelle.


- Madrigale n° 1
da: "Casa Serena" del 1965 -