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sabato 23 giugno 2018

La casa di Mara

(Daniela)



La casa di Mara
è una piccola stanza di legno.
A lato un cipresso l’adombra nel giorno.
Davanti vi corrono i treni.
Seduta nell’ombra dell’alto cipresso
sta Mara filando.
La vecchia ha cent’anni
e vive filando in quell’ombra.
I treni le corron veloci davanti
portando la gente lontano.
Ell’alza la testa un istante
e presto il lavoro riprende.
I treni mugghiando
s’incrocian dinanzi alla casa di Mara volando.
Ell’alza la testa un istante
e presto il lavoro riprende.



- Aldo Palazzeschi -



(Da I cavalli bianchi, 1905)


- Immagine in alto tratta dal libro: “Nel vasto mondo: letture per la terza classe” anno 1948) -

lunedì 11 giugno 2018

Il filo

(Daniela)



"Una matassina di filo giallo come il sole
perchè un po' di allegria è quel che ci vuole;
un gomitolo di filo tutto rosa
per ricamare d'ottimismo ogni cosa;
una matassina bianca come un sorriso
per farci sentire in paradiso;
un paio di forbicine affilate per bene
per tagliar via le preoccupazioni e le pene;
un tondo e robusto ditale
per proteggerci da ogni male;
e, per finire, un ago acuto e pungente
per far scappare via tutta la cattiva gente."


- Poesia tratta dal libro
"Attenzione, Ricamine a Bordo" di Franca Monticelli -

lunedì 4 giugno 2018

Canzone di giugno

(Daniela)




Stormiscono le fronde
nell'aria greve, e il sole
ride alle prataiole
ed alle biche bionde,

e rende tutto d'oro
il campo donde arriva
la canzone giuliva
nell'agreste lavoro.

Ecco è piena la spica
e la falce è nel pugno;
e il buon sole di giugno
rallegra la fatica.

E la canzone sale
dal campo del lavoro
e s'accompagna a un coro
stridulo di cicale:

e sale il canto anelo
da bocche pie lontane
lodando in terra il pane
ed il buon Padre in cielo.


- Marino Moretti -

sabato 2 giugno 2018

Picnic in montagna (Giugno)

(Daniela)


Nel periodo estivo, quando il tempo è sul bello stabile, i genitori di Andrea e di Elisa (7 e 4 anni) dedicano volentieri una mezza giornata, o anche una giornata intera, ad un tuffo rigeneratore nella natura, che ritempra i grandi e ammalia i bambini. Sanno molto bene quanto siano importanti per i piccoli giornate simili. Questa volta hanno scelto un sabato, e sono venuti anche i nonni, che conoscono bene il luogo: un bosco di faggi a mezza montagna inframmezzato da prati verdissimi cosparsi di fiori, un vero angolo di paradiso. Appena arrivati sul posto i bambini si sono scatenati e, mentre la mamma sistemava le cose e preparava il pranzo, i nonni hanno avuto un bel da fare per contenere la loro esuberanza. La piccola Elisa è partita in quarta dietro alle farfalle che volando le sfioravano i capelli scompigliati; poi una ha catturato la sua attenzione: “Nonna, plendi…. Nonna, plendi….”, e nell’eccitazione del momento i piedini le si sono aggrovigliati con l’erba alta e, patapunfete, un bel capitombolo. Si è rialzata senza piangere, e la sua attenzione si è rivolta ai fi ori: li avrebbe voluti raccogliere tutti per portarli alla mamma… poi una coccinella, un grillo, e ancora le farfalle… Così fi no all’ora di mangiare. Il maschietto, Andrea, ha letteralmente catturato il nonno: voleva conoscere il nome di tutti gli alberi, di tutti gli uccelli, di tutti gli insetti… Poi si sono seduti su una pietra per ammirare la cerchia dei monti visibile in lontananza. Andrea ha voluto sapere il nome di ogni cima. Infine la mamma ha chiamato tutti intorno alla tovaglia stesa sul prato e colma di ogni ben di Dio. Mentre mangiavano un rumore improvviso di rami e di foglie ha fatto volgere tutti dalla parte del bosco. “Nonno, nonno… cosa è?”, ha gridato Andrea. Un capriolo era saltato nel prato e fulmineo era scomparso dal lato opposto. Il nonno ha tranquillizzato tutti: “Niente paura, è un capriolo che si chiama Bamby”. E la piccola Elisa, guardando verso il bosco, ha continuato a ripetere: “Bamby, Bamby…”, finché non si è addormentata tra le braccia della nonna sulla strada del ritorno.


venerdì 11 maggio 2018

L'Italia

(Daniela)


L'Italia porta in fronte un diadema di montagne ove le nevi eterne risplendono come gemme.
I suoi occhi sono azzurri come il suo cielo, come i suoi laghi.
Il suo sorriso somiglia a quello della primavera.
La sua veste è il verde lucente dei prati, quello più pallido degli uliveti, quello più cupo dei boschi; ha l'oro del frumento maturo.
I rubini e i topazi dei grappoli rigonfi; il rame ardente degli aranceti carichi di frutti.


- Giuseppe Fanciulli -


lunedì 7 maggio 2018

Le Santelle

(Daniela)




Quando viene maggio, tutte le Santelle 
con le Madonne messe lì alla buona, 
quelle poverine senza la corona 
sedute a una finestra senza antelle 
sono per me più belle delle chiese. 

Sopra un altare di rovi e gelsomini 
vestite di silenzio e di preghiera 
con le tendine di foglie e biancospini, 
respirano i colori della sera! 

Memorie antiche spalancate al vento 
devote sentinelle del villaggio, 
rosse di rose, rosse di ciliegie, 
sono un incendio quando arriva maggio.


- Elena Alberti Nulli -





Elena Alberti Nulli (Brescia, 1926)

venerdì 4 maggio 2018

Madonnina del mare

(Daniela)

Nel mese di Maria,

una canzone triestina dedicata alla Madonna del mare:



Al primo sole si desta
la città della marina
e in un bel giorno, risuona
la dolce campana vicina
mentre sul mare d’argento
va il pescatore contento
passa e s’inchina
alla sua Madonnina
dicendole piano così:

“Madonnina del mare,
non ti devi scordare di me,
vado lontano a vogare,
ma il mio dolce pensiero è per te”
Canta, il pescatore che va,
“Madonnina del mare
con te questo cuore
sicuro sarà!”

L’ultimo raggio di sole
muore sull’onda marina
e in un tramonto di sogni,
lontano la barca cammina
fra mille stelle d’argento
va il pescatore contento
sente nel cuore un sussulto
d’amore sospira pregando così:

“Madonnina del mare,
non ti devi scordare di me,
vado lontano a vogare,
ma il mio dolce pensiero è per te”
Canta, il pescatore che va,
“Madonnina del mare
con te questo cuore
sicuro sarà!”


mercoledì 2 maggio 2018

A scuola con il nonno (Maggio)

(Daniela)


I genitori di Manuel e Barbara (6 e 2 anni) si sono decisi un po’ tardi, ma poi hanno sfornato ugualmente due splendidi gioielli. Lavorano entrambi, ma per stare dietro il più possibile ai bambini, la mamma ha deciso di prendere un lavoro part time. Tuttavia qualche volta deve chiedere aiuto ai nonni che, inutile dirlo, sono sempre disponibili. Quando per Manuel è scattata la scuola dell’obbligo, la mamma ha preso qualche giorno di ferie per seguire di persona l’impatto del suo bambino con il “pianeta scuola”. Poi, dopo qualche tempo, è subentrato il nonno che ogni mattina si carica lo zainetto in spalla e, tenendo ben ferma la manina di Manuel nella sua, si incamminano insieme verso la scuola. Una mattina, arrivando nel piazzale antistante la scuola, Manuel ha visto il suo amichetto Luca. D’istinto ha lasciato la mano del nonno, lo ha salutato con un bacetto frettoloso, è corso da Luca ed insieme sono scomparsi dentro la porta della scuola. Il nonno è rimasto un attimo a guardare, poi con un sospiro velato di malinconia, ha mormorato: “Bisogna che loro crescano e noi diminuiamo!”. Manuel si è trovato molto bene a scuola: vivace, attivo, socievole, sicuro di sé e per niente aggressivo. Di intelligenza pronta e fantasia sbrigliata. Si sono dimostrate utili le attenzioni usate nel periodo dell’infanzia: tanto affetto, ma senza debolezze, una disponibilità totale sia nel giocare con lui, che nell’ascoltarlo, nel dialogare, nel creare interattività, anche nell’ammorbidimento delle necessarie regole. “Ora speriamo che la scuola faccia il resto”, pensa il nonno tornando a casa. “Bisognerà comunque continuare a seguirlo, ad ascoltarlo, ad aiutarlo ad entrare in questo non facile mondo… Avrà bisogno di essere accompagnato quando farà i compiti… Forse bisognerà permettergli di invitare gli amichetti a casa, si sentirà importante… Poi c’è la nonna che fa una pizza così buona… Sta crescendo anche la piccolina che segue a ruota!... Coraggio, nonni: non c’è proprio da annoiarsi”.



lunedì 30 aprile 2018

Il pergolato di glicine

(Daniela)
- Un racconto di Annalisa Ferri -




Erano legati i batacchi delle campane delle due chiese del paese. Quella più antica, con grosse finestre altissime attendeva il momento della resurrezione accanto alla rocca sulla quale volavano le rondini fino al tramonto e scambiavano la grande postazione della finestrella ad arco con una famiglia di grifoni. La chiesa più giovane, circondata di ulivi, ascoltava il vento che sulla staccionata suonava melodia di oboe e flauti accompagnato dal nitrito di giovani puledri che nei campi vicini pascolavano senza posa.



 Il paese si preparava al rito della via Crucis immerso nella primavera, fra i luppoli nati all'ombra dell'edera e nella quiete di un tempo lontano. Un'anziana donna che viveva in una grande casa nel mezzo del paese, aveva finito di cuocere le pizze pasquali dalla lunga lievitazione, perché poi, nel momento in cui il Cristo si concedeva al Padre, i lieviti non potevano essere messi a cuocere. Nella sua sala da pranzo che dava sul bosco pieno di riflessi d'oro e di diverse tonalità di verde, aveva posto in fila una decina di pizze gonfie e profumate, coperte ora da teli con ricamate le sue iniziali.



Ogni tanto si recava nella stanza con le tende tirate quasi a far davvero riposare quei gonfi palloni. La casa era imbevuta di profumo che si univa a quello delle begonie appena innaffiate ed a quello intenso del glicine sbocciato. Vi era infatti nel cortile un pergolato che da anni faceva ombra alle giornate ed era la prima pianta a ricevere la luce del sole e l'ultima a lasciarla, quando si abbassava tra il bosco e solo il picchio ogni tanto ciarlava.



 Quando in autunno i fiori e le foglie cadevano, il tino mandava in alto il profumo di mosto e faceva tornare quel viola perduto. In estate invece il glicine riparava le ricamatrici, accoglieva i sospiri delle ragazze intente nella lettura e vegliava i sonni del gatto bianco e nero. Tra glicine dolce in primavera si nascondevano le farfalle innamorate e le api rubavano il nettare melenso, curiose, spiavano quell'amore che durava un giorno, l'unico della loro vita. Mentre espandeva per le vie quel dolce soffio come dono silenzioso, nel paese si preparava il piccolo altare per la processione della via Crucis che al tramonto avrebbe coinvolto tutte le case:



ogni vicolo nascosto si trasformava in una delle quattordici stazioni che la comunità avrebbe rivissuto tra vasi di fiori posti accanto a candele e torce fumanti, fino a giungere davanti a quel glicine umile, che guardava vergognoso del male in basso, capovolto come morì Pietro. Composto, il paese in fila pregava dopo il canto nella messa dei Vespri dell'Agnus Dei e dopo la processione la luna alta nel cielo mostrava il suo volto rotondo e color cenere, mentre in silenzio il paese si chiudeva nelle case a pregare ed il bosco illuminato di luce mesta vegliava mormorando sulla vallata argentata e sconfinata nell'eco di un lontano sussurro. A questa piangendo rispondeva il glicine che cantava solitario i canti della passione ed attendeva la resurrezione nel luccichio della prima rugiada posata sui suoi occhi viola nell'alba.



- Annalisa Ferri - 



sabato 28 aprile 2018

La scodella del nonno

(Daniela)


Fiaba dei Fratelli Grimm tratta dal volume "Annibelli" di Luigi Ugolini e Armando Nocentini - Illustrazioni di Roberto Sgrilli - Società Editrice Internazionale (Giugno 1950)




C’era una volta un vecchio nonno, ma tanto vecchio, che non ci vedeva quasi più e le mani gli tremavano, non aveva più denti, e quando mangiava, la minestra gli ricadeva dalla bocca sulla tovaglia. E per questo, suo figlio e sua nuora non lo vollero più a tavola con loro e il povero vecchio, solo e malinconico, mangiava la sua zuppa nel canto del fuoco.

Un giorno, che le mani gli tremavano più del solito, ecco che la scodella gli scivola di mano e si rompe in mille pezzi. La nuora colmò il vecchio di rimproveri e la sera a cena, gli versò la zuppa in una ciotola di legno: “Almeno, questa non la romperete”.
Quand’ebbe finito di cenare, ecco che il nipotino, un bimbo di pochi anni, si mise a giocare sul pavimento della cucina, e i suoi genitori videro che egli cercava di rimettere insieme i cocci della scodella rotta dal nonno.
“Che cosa fai?” gli domandarono.
E il bimbo rispose: “Accomodo la scodella per dar da magiare al babbo e alla mamma, quando saranno vecchi”.
I genitori si guardarono, fecero il viso rosso e vennero loro le lacrime agli occhi.
Sì, era giusto che fosse così. Anche loro, da vecchi, sarebbero stati trattati dal figlio, com’essi avevano trattato il povero vecchio.
Si pentirono del loro cattivo cuore e ripresero a tavola il nonno e da allora in poi ne ebbero cura.

- Fratelli Grimm -
dal libro:

giovedì 26 aprile 2018

La stagione più bella

(Daniela)


Ecco ecco ch’è arrivata
primavera colorata
con il sole
con le viole
con i gridi
con i canti dentro i nidi.
Son fioriti i biancospini.
Poi verranno i maggiolini
con le rose rosse e gialle.


Son tornate le farfalle:
sono bianche
sono stanche:
or nei prati di velluto
il leprotto muto muto
va a cercare fra il trifoglio
pian pianino “l’erba voglio”.
Là nel bosco profumato
canta il merlo innamorato.


Mentre cento e più ranocchi
solo pancia solo occhi
fanno in coro: “cre, cre, cre”.
Nel cortile le galline
fanno tutte: “co-co-dè”.
Deponendo i bianchi ovini
per la Pasqua dei bambini.


- L. Galli -

mercoledì 25 aprile 2018

Il sole e le viole

(Daniela)



Che calduccio stare al sole 
presso l’uscio di campagna;
pare che odorino le viole 
lungo i cigli della via. 


La via è bianca e azzurro il cielo 
e verdina la pianura; 
c’è nell'aria come un velo 
che avvolge campi e mura. 


Una voce molle molle, 
una voce roca, roca 
par che nasca dalle zolle 
e trapunga l’aria fioca. 


E' un fanciullo che ripete 
la poesia sotto il sole. 
Sulle guance rosse e liete 
Gli occhi son due viole. 


(Pier Paolo Pasolini)


(da:  http://ww2.raccontidifata.com/, immagine Elina Ellis)


martedì 24 aprile 2018

Uno gnomo in giardino

(Daniela)




Nell'Olanda del Nord viveva un modesto mugnaio che lavorava da mattina a sera per soddisfare i bisogni della sua famiglia.
Una volta, mentre era intento al lavoro, udì una vocina che chiedeva disperatamente aiuto. Il mugnaio si precipitò nella direzione da cui proveniva l'invocazione e, con grande stupore, vide un esserino simile a una bambola che stava per essere schiacciato dalla macina del mulino. Senza pensare ai danni che avrebbe potuto subire, immediatamente l'uomo allungò un braccio traendo in salvo la piccolissima creatura.
Appena l'ebbe tra le mani, si accorse che si trattava di una gnoma. La minuscola donna lo guardò ancora tremante; il mugnaio l'accarezzò con la sua mano callosa delicatamente, quasi per paura di farle del male.

La gnoma si tranquillizzò, gli sorrise e poi fuggì via, lasciando l'uomo col dubbio di aver sognato ogni cosa.
Trascorsero solo pochi minuti quando ecco riapparire la gnoma, seguita da tanti ometti simili a lei. Il più anziano disse al mugnaio: 
- Hai salvato la vita a mia moglie perciò noi ti saremo grati per tutta la vita. Se ci permetterai di abitare nel tuo mulino non avrai mai a pentirtene.

L'uomo, ancora sbalordito, riuscì solo a balbettare: - Ma... sì, certamente. Restate finché volete...
Da quel giorno la famiglia degli gnomi stabilì la sua dimora in mezzo alle scure, tiepide travi del mulino a vento.
Gli ometti stavano attenti che non scoppiassero incendi e avvertivano il loro amico del sopraggiungere di temporali o di bufere di neve; il mugnaio poteva legare così le pale del mulino ed evitare danni.
Se qualcuno dei familiari del mugnaio si ammalava, lo gnomo portava erbe medicinali capaci di curare ogni malattia.



A volte bastava che appoggiasse la sua piccola mano rugosa sulla fronte dell'ammalato perché questo guarisse immediatamente.
Insomma andava tutto bene al mulino e anche a livello economico il mugnaio non aveva più alcun problema.



Il suo benessere e la sua tranquillità suscitarono l'invidia di alcuni vicini, i quali misero in giro la voce che l'uomo si dedicava alla magia nera. C'era gente che non prestava orecchio a questi pettegolezzi, ma le chiacchiere comunque continuavano alienando molte simpatie al mugnaio e ai suoi familiari.
Nella casa di uno dei vicini più gelosi e maldicenti abitava Lisa, una bambina di undici anni, con le trecce bionde come il grano. Era una ragazzina dolce e paziente; conosceva tutto sugli animali e sulle piante e riusciva a modellare l'argilla con rara abilità.
Il suo animo gentile e la sua disponibilità verso gli altri rendevano difficile credere che fosse figlia di genitori così gretti e di mentalità tanto ottusa, ma purtroppo a volte capita.

La graziosa ragazza aveva sentito tutte le storie che circolavano nel suo villaggio sul mugnaio e sulla sua fortuna. Aveva subito capito che il benessere di quell'uomo e della sua famiglia era opera degli gnomi e non della magia nera, come gli altri volevano far credere.
Più di ogni cosa al mondo Lisa avrebbe desiderato avere uno gnomo tutto per sé; ma questo non era possibile perché, a causa dei suoi insopportabili genitori, i magici omini non si sarebbero mai fermati in casa sua.
Un giorno la ragazza modellò con l'argilla uno gnomo a grandezza naturale e lo portò a cuocere nel forno del vasaio, che fu felice di poterle fare un favore.
Quando l’ebbe riavuto, Lisa dipinse il cappello dello gnomo di blu, la blusa di rosso e i calzoni di verde come gli stivali. Intagliò anche nel legno una piccola carriola e la sistemò con la statuetta nel giardino di casa.



I suoi genitori risero di tutto questo, ma non osarono togliere la statua. Gli gnomi del mulino corsero subito nel giardino di Lisa a vederla, appena lo vennero a sapere. Si commossero molto e, per dimostrare alla ragazza la loro simpatia e gratitudine, ogni mese da quella volta le portarono un regalo.
Col passare degli anni la dolcezza e la forza di carattere della giovinetta ebbero un'influenza così benefica che i suoi genitori diventarono più aperti e generosi. Come risultato e con una certa fortuna, divennero anche più ricchi.
Ma come sempre ci furono quelli che interpretarono tutto questo a modo loro e cominciarono a dire in giro: - Chi ha una statua di gnomo nel giardino diventa ricco.
Tutte sciocchezze, lo capirete bene. Ma idee del genere trovano terreno fertile tra la gente.
E perciò da allora è nata la tradizione in alcune famiglie di mettere in giardino la statua di uno gnomo, con o senza carriola, in attesa della buona fortuna!



(leggenda olandese dal web)

giovedì 19 aprile 2018

Disgelo

(Daniela)



Case nel sole: una striscia di giallo,
di scialbo giallo, su prati nevati.
Alberi, dietro: alti pioppi sfumati
dentro un sottile pulviscolo d'oro.
Lucide chiazze di cupo viola
sui tetti bianchi: la neve si sfa.
Finestre aperte; bucato a festoni;
donne affacciate.... E' l'inverno che va...



- Diego Valeri -






mercoledì 18 aprile 2018

L'umiltà non fa rumore

(Daniela)
Una breve storiella che di storiella ha ben poco, piuttosto rispecchia la realtà di oggi.


"Bambino, camminavo con mio padre, quando all’improvviso lui si arrestò ad una curva e, dopo un breve silenzio, mi domandò:
"Oltre al canto dei passeri, senti qualcos’altro?
Aguzzai le orecchie e dopo alcuni secondi gli risposi:
"Il rumore di un carretto.
 "Giusto - mi disse - è un carretto vuoto però".
 Io gli domandai: "Come fai papà a sapere che si tratta di un carretto vuoto, se non lo hai ancora visto?"
 "È facile capire quando un carretto è vuoto. Poiché, quanto più è vuoto, tanto più fa rumore".
Passarono gli anni, divenni adulto. E anche oggi, quando osservo una persona che parla troppo, che interrompe le conversazioni di altri, che è invadente e si vanta delle doti che presume di avere, che è prepotente e ritiene di fare a meno degli altri, ho l’impressione di ascoltare la voce di mio padre che dice:
"Quanto più il carretto è vuoto, tanto più fa rumore...".
Vi sono persone tanto povere che non hanno altro se non denaro

Nessuno è più vuoto di chi è pieno di sé
L’umiltà consiste nel tacere le proprie virtù per permettere agli altri di scoprirle.
L’umiltà, serena e mansueta, 
giunge in fondo alle radici in silenzio, nutrendole.
L’umiltà non fa rumore.


(dal web)


martedì 17 aprile 2018

Rami di pesco (2)

(Daniela)



Ferma al quadrivio, mentre piove e spiove
sotto l’aspro alternar delle ventate
schioccanti come fruste sulle facce
di chi va, di chi viene, una vecchietta
vende rami di pesco.
O primavera
per pochi soldi! O riso, o tremolìo
di stelle rosee su bagnate pietre!
Scompare agli occhi miei la strada urbana
con fango e folla e strider di convogli
sulle rotaie, e saettar nemico
d’automobili in corsa. Ecco, e in un campo
mi trovo: è verde, di frumento appena
sorto dal suolo: pioppi e gelsi intorno
con la promessa delle fronde al sommo
dei rami avvolti in una nebbia d’oro:
e peschi: oh, lievi, oh, gracili, d’un rosa
che non è della terra: ch’è di tuniche
d’angeli, scesi a benedire i primi
germogli, e pronti, a un alito di brezza,
a rivolar da nube a nube in cielo.


- Ada Negri -





(Illustrazione modificata)

lunedì 16 aprile 2018

Di nuovo Primavera

(Daniela)


Il muro finora coperto di grigio,
 è ora fiorito di glicine e verde.
Una bimba vestita d'azzurro
raccoglie,
 nell'ampia gonna a corolla,
margherite presto dimenticate
e disperse.
Di nuovo, primavera,
parli e risvegli
da un sonno solitario
il vecchio giardino
dal cuore assopito.


sabato 14 aprile 2018

La mia casetta

(Daniela)



La mia casetta ha due finestre sole, 
ma fiorite che sembrano un giardino.
Ci sono tanti garofani e viole 
e un po' di maggiorana e rosmarino. 
E, dentro, è tutto lindo e tutto bello,
e lustro come sa lustrar la mamma;
quando crepita allegra nel fornello 
par che goda a specchiarcisi la fiamma.
Oh, com' è cara questa mia casetta 
dove la mamma tutto il dì lavora, 
dove la sera ognun di noi s'affretta 
e nell' essere insieme si ristora.


- Lina Schwarz -

martedì 10 aprile 2018

La pioggia

(Daniela)



La pioggia picchietta
sommessa, argentina
nella via un po’ stretta
e narra una favola
piccina piccina,
d’insetti, di passeri,
di grilli, di fiori,
di piccoli cuori:
per loro ogni gocciola
che stride, saltella
che sfrigge, che mormora
è come una stella.


- Olga Visentini -

lunedì 9 aprile 2018

E' vero?

(Daniela)




E’ vero?
Dimmi nonnina mia,
dimmelo è vero
che una volta tu
c’eri ed io non c’ero?
Mi pare un sogno!
Se non c’ero io
a chi potevi dir “tesoro mio?”
Chi veniva a cercarti la mattina
per avere il confetto o la mentina?
Per chi facevi dunque le scarpette,
le sottane di lana e le magliette?
Chi ti veniva a saltellare intorno
e ti faceva giocare tutto il giorno?
Io proprio nonnina mia lo chiedo a te:
Come potevi star senza di me?

- Arpalice Cuman Pertile -