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lunedì 26 marzo 2018

Aprite il cuore

(Daniela)





E Pasqua viene con la primavera,
col sole, con le rondini e le stelle;
e il cielo è di brillanti, quand'è sera...

E mentre tutto s'addormenta e tace,
un Angelo, col suo ramo d'argento,
batte a ogni porta e dice: - Uomini, pace!

Dice ai bambini: - Aprite il vostro cuore
in boccio alle speranze della vita!
E' la resurrezione del Signore!

- Zietta Liù -


domenica 25 marzo 2018

L'olivo benedetto

(Daniela)


Lo sai che, su tutti gli altari,
oggi benedicon l’olivo?
Domenica dell’olivo:
domenica di pace!
Chiedine un piccolo ramo,
di quell’olivo di pace:
portalo a casa con te.
E’ ancora umido e vivo
come una fronda novella;
pieghevole come un giunco;
fresco così che le foglie
odorano, più che alle nari,
d’amarognolo al palato,
come l’olio appena torchiato.
Chi sa da quale adunco
pennato fu colto stamani!
Era di primo giorno
forse; e perciò, vedi?, conserva ancora
su di sé quel pallore
d’alba, allorché la luna mattutina
vanisce nel cielo di perla …
Portalo teco, sul cuore;
portalo con sereno ciglio.
Danne, uomo, una ciocca a tuo figlio.
Fa’ come un tempo la madre
tua, benedetta, faceva con te.

- Pietro Mastri -



(illustrazione di Maria Cenci Soffiantini)

L'ulivo benedetto di G. Pascoli

(Daniela)






Oh, i bei rami d’ulivo! Chi ne vuole?
Son benedetti, li ha baciati il sole.
In queste foglioline tenerelle
vi sono scritte tante cose belle.

Sull’uscio, alla finestra, accanto al letto
metteteci l’ulivo benedetto!
Come la luce e le stelle serene:
un po’ di pace ci fa tanto bene.

- Giovanni Pascoli -



(illustrazione di Maria Cenci Soffiantini)

Domenica delle Palme

(Daniela)


Un piccolo ramo d’ulivo
portato con gioia leggera,
come una bandiera,
da un bimbo innocente,
è la più bella preghiera di pace.


- Maria Albino Scavuzzo -



(illustrazione di Maria Cenci Soffiantini)

sabato 24 marzo 2018

La nuvola rosa

(Daniela)





La nuvola correva con la gonna lieve e rosata
gonfia di vento; era lieta; come una bimba in 
vacanza nei prati azzurri del cielo.
Alzatasi al primo raggio dell'alba, ora era tutta 
rosa nel sole: uno splendore in quel mattino.
Pochi però la guardavano a quell'ora; gli uomini 
o dormivano o lavoravano; gli alberi erano
intenti a prepararsi il vestito nuovo.
Ma sulla collina c'era un piccolo pesco diverso
dagli altri: era giovane, trovava tutto bello
e nuovo ed era tanto felice di essere al mondo!
Fu il solo ad accorgersi della nuvoletta rosa.
La vide salire all'orizzonte, lieve, luminosa:
uno splendore.
S'incantò a guardarla, mormorando tra sé: 
Com'è bella!


- Graziella Ajmone -

venerdì 23 marzo 2018

Mentre Gesù giocava

(Daniela)






La Vergine lavora silenziosa,
mentre l'aria s'indora
e all'orizzonte il sole
s'accende come una fiamma.
Gioca Gesù Bambino
con un candido agnello
accanto alla sua mamma.
E' bello come un fiore;
la sua voce ha l'incanto
d'un cinguettio giocondo.
E' così roseo, biondo,
tutto luce e sorriso,
che dal cielo due angeli
e anche qui sulla terra
son discesi a guardare;
han visto il Paradiso...
Fila la bianca lana 
la Vergine soave;
è una preghiera il gesto della mano.
Ma perché più non s'ode
la voce del Bambino?
Che sia andato lontano?
No, Gesù tace attento
ad un suo strano gioco:
due ramoscelli sfronda,
li lega con un giunco;
ecco, ne fa una croce.
La vede la Madonna
e una spada nel cuore le si affonda.
A un tratto Ella risente le parole
del vecchio Simeone, e più non scorge
questa croce leggera;
ma vede alta su un colle,
che si chiama Calvario,
la croce grande e nera.
O figlio, dolce figlio,
o mio candido giglio,
per te dunque la croce?
Sì - risponde il Bambino 
Sì, mamma, per amore
degli uomini! - Che pianto 
nel cuore di Maria, quanto dolore! 
Ma poi alza le braccia,
volge triste al cielo gli occhi;
mormora la Madonna addolorata:
Il tuo voler si faccia, o mio
Signore! 
Una nuvola splende
nel ciel come una rosa;
il sole all'orizzonte
ha il colore del sangue e della
fiamma.
O Vergine, Tu fosti la più santa
e la più dolorosa d'ogni mamma!


- E. Bedeschi - G. Ajmone -


giovedì 22 marzo 2018

Com'è dolce la primavera

(Daniela)



Ogni stelo ha il suo fiore che ride
ogni prato un ruscello che brilla,
ogni bosco una sua capinera:
com'è lieta la primavera!


Ogni ramo ha una tenera gemma
che si veste di verde e di sole,
ogni nube è una piuma leggiera:
com'è fresca la primavera!


Ogni sasso ha un ciuffetto di viole,
ogni gronda il suo nido canoro,
ogni cuore una gioia sincera:
com'è dolce la primavera!


- Graziella Ajmone -


lunedì 19 marzo 2018

A mio padre

(Daniela)


Padre, se anche tu non fossi il mio
padre, se anche fossi un uomo estraneo
per te stesso egualmente t’amerei.
Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno
che la prima viola sull’opposto
muro scopristi dalla tua finestra
e ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
di casa uscisti e l’appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.


E di quell’altra volta mi ricordo
che la sorella mia piccola ancora,
per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia avea fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia e, tutta spaventata
tu vacillante l’attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l’avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che era il tu di prima.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi un uomo estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t’amerei.


- Camillo Sbarbaro -


sabato 17 marzo 2018

La primavera

(Daniela - Luna Nera)


È bello veder le ore tornare ad albeggiare,
Quando l'uomo, pago, si volge ai campi con lo sguardo,
Mentre la gente si domanda come va
E a lieta vita si prepara. 

Come il cielo s'inarca e s'allunga in ogni dove,
Così è gioia sui piani, all'aperto,
E se il cuore brama nuova vita,
Cantan gli uccelli, gridano a cantare. 

Sovente allora chi interrogò il suo cuore
Dice di quella vita che genera parola,
Sempre che cruccio non corroda l'anima,
E lieto stia, l'uomo, dinanzi ai propri beni. 

Se una dimora, costruita in vetta, risplende,
Vasto è allora dell'uomo il campo, e ben discosti
Sono i sentieri, da guardarsi attorno,
E saldi ponticelli traversano un ruscello.


- Friedrich Hölderlin -

mercoledì 14 marzo 2018

Primavera ben presto

(Daniela)


Primavera ben presto 
sarà fra noi; le sere 
s'allungheranno tiepide e una grande 
luce vedrai 
nelle finestre limpide fiammare. 
Barche andranno nel lieve scintillìo 
dei remi sopra l'acqua 
morbide; e qua cantare 
sentirai, nella piazza alta i fanciulli 
grideranno. Stupore 
ti prenderà, mio cuore. 
Io starò sopra questo 
tenero davanzale, e lenta arcana 
mi tornerà memoria 
d'altre sere, e la storia 
grande vedrò, smarrita come il mare.

Questa la primavera? E i miei capelli 
già lievemente splendono al soave 
tocco del tempo, e il viso 
già i segni porta, mesti, di bufera. 
Presto la luna splenderà frattanto 
sopra l'onde serene, 
rivelando le barche ed una strada 
dorata in mezzo del celeste mare. 
E tu più forte udrai 
al ballo i passi delle giovanette, 
dentro le buie camere da festa 
travolte e più gridare 
con i fanciulli sentirai le rondini. 
Tu starai sola in casa, e la memoria 
ti assalirà, dipinta di stupore, 
d'altre sere beate. 
Che tempo fu? Che strano 
paradiso mai quello? 
Ricorderai tu, lenta, 
mentre la festa aumenta e nelle case 
scopre la luna il viso alle fanciulle, 
i suoi labili accenti, 
gli occhi che ti miravano contenti. 
Strana bene è la vita, 
reprimendo i lamenti, 
e mirando la gran festa, dirai. 
E un po' sarai turbata, quella sera 
che già s'accosta, della primavera.


- Anna Maria Ortese -



(Roma 1914 - Rapallo 1998)

martedì 13 marzo 2018

Risveglio

(Daniela)





Batte alla tua finestra
un raggio di sole monello;
ti chiama, già pronto e lucente
nel suo vestito più bello.
Destati bimbo! Non senti
il coro degli uccelletti?
Le margherite e le viole 
hanno già aperto gli occhietti;
gli alberi stan sull'attenti,
ritti come soldati
e pregano già tutte in coro
nitide l'erbe dei prati.
Manca soltanto il tuo cuore,
campanellino d'argento,
solo i tuoi occhi, bambino
a rallegrare il mattino.


- Graziella Ajmone -



lunedì 12 marzo 2018

Fiore di prato

(Daniela)


Che mirabile cosa
ogni fiore di prato!
La margherita ha un nitido
colletto inamidato:
il ranuncolo giallo
un abito intessuto
con i raggi del sole.

La viola è di velluto.
La mammola nei petali
ha il velo della sera,
e il miosotide è cielo,
cielo di primavera!

Che seta, che splendore
ogni fiore di prato!
Nessun l'ha vestito,
nessun l'ha seminato.
Soltanto tu, Signore!

- Graziella Ajmone -



(illustrazione di Mariapia Franzoni)

venerdì 9 marzo 2018

Marzo (la siepe s'è desta)

(Daniela)





Nei boschi, da sera a mattina,
si schiudono fresche sorprese:
leggero sui prati cammina
marzo, incantevole mese.
Ancora non c’è l’usignolo
ricolmo di note e di trilli,
ma lungo le prode e nel brolo
già fremono e ciarlano i grilli.

E, guarda, la siepe s’è desta,
coperta di fiori, odorosa:
il pesco s’ammanta di festa
schiudendo i suoi petali rosa.
C’è pioggia, c’è vento, c’è sole:
è marzo, ogni cosa ha un incanto;
è marzo, che piange e non vuole...
che mostra il sorriso tra il pianto.


- Alfred de Musset -






(paesaggio dipinto da Bruno Vallino)

mercoledì 7 marzo 2018

Marzo

(Daniela) 



O marzo, che i petali rosa
dei fiori di pesco colori,
o marzo, che a volte disserri
i primi soavi tepori,
e a volte ventoso e gelato
tormenti le erbette del prato.

O marzo, non fare il cattivo,
non rompere i rami fioriti,
i rami dei peri e dei meli,
che poi daran frutti squisiti!
E vi pianteranno i bambini
il morso dei bianchi dentini.

- A. Cuman Pertile -




lunedì 5 marzo 2018

Nel bosco

(Daniela)




Nel bosco ogni vecchio gigante,
sia abete, sia quercia, sia pino,
ha intorno, ai suoi piedi, un giardino
di piccole piante.

Son muschi, son felci, son fiori
e fragole rosse e lichene,
cui l'albero antico vuol bene,
suoi teneri amori.

E mentre le fronde superbe
protende più in su verso i cieli,
ci pensa a quegli umili steli
nell'ombra tra l'erbe.


- Lina Schwarz -


sabato 3 marzo 2018

Genitori al lavoro, nonni in servizio (Marzo)

(Daniela)




I genitori di Laura hanno imparato presto a fare i nonni, perché la loro fi glia li chiama spesso in aiuto, tanto che suo marito la rimbrotta di frequente: “Vacci piano, Laura, non sono mica a nostro esclusivo servizio questi nonni!”. Ma lei trova che essi sono insostituibili. Primo, perché hanno una risorsa rara e preziosissima, il tempo: dimenticare l’orologio e donare il tempo è il regalo più prezioso che si possa fare ai nostri piccoli. “Quando voglio giocare, devo chiamare il nonno e la nonna, perché papà e mamma non hanno mai tempo. Loro invece mi ascoltano e mi fanno finire di spiegare come dobbiamo giocare” (Giusy, 7 anni). Poi esiste come un richiamo silenzioso, un’attrazione innata tra nonni e nipotini, che si concretizza immediatamente in una reciprocità affettiva che va ad integrare l’amore naturale tra genitori e fi gli. “Non esiste conquista tanto gratificante quanto ciò che si prova quando un nipotino ti si getta al collo e ti dice: ‘Ti voglio il bene più grande del mondo, nonnina!’ ” (una nonna). La posizione dei nonni è anche una posizione privilegiata per sviluppare questo tipo di rapporti. I nonni, infatti, sono degli educatori, possiamo dire “in seconda”. La responsabilità educativa principale è dei genitori. Questo permette loro di sentire meno la responsabilità, e quindi di essere meno ansiosi, di sdrammatizzare le situazioni; sono più pazienti, più indulgenti, più accomodanti. Certo, l’assenza di argini, di regole non può essere totale. I bambini hanno bisogno di regole. Alcuni limiti importanti, da stabilirsi con i genitori, si devono pur fissare. Non si può concedere tutto per guadagnarsi le grazie dei nipotini. Ma un certo ammorbidimento delle regole con i nonni, un po’ di indulgenza, un po’ di complicità, non possono fare che bene alla formazione del carattere dei bambini e al loro equilibrio psichico.



(da:  http://www.frateindovino.eu/la-nostra-storia)

venerdì 2 marzo 2018

Neve di marzo

(Daniela - Luna Nera)





Una danza di pazze farfalle,
questa notte ha tramato un tappeto
che si stende dal monte alla valle.
Pur non s'ode il più lieve sussurro;
tutto il mondo è coperto d'argento,
tutto il mondo è asfaltato d'azzurro.

Ma il sole che vien su tutto d'oro
pare un poco sorpreso: non trova
gli uccelletti che cantano in coro.
Saran morti, schiacciati nel suolo?
Ei s'innalza, si scalda frugando,
e giù, strappi sul bianco lenzuolo.
Addio! Tutto il bel manto è perduto...

Alla reggia fa il sole ritorno,
degli uccelli al canoro saluto.


- Tullio Colsalvatico -



giovedì 1 marzo 2018

Il segno della Croce

(Daniela)




"Inginocchiati e prega, bimbo mio... "
dice la mamma "e pensa che lassù, quando
tu preghi, ti sorride Iddio...

E non pregar col labbro, ma col cuore...
fatti la croce, mio tesoro, e pensa
che, quando preghi, parli col Signore!"




- da: "Poeti sui banchi di scuola" di Anna Ranon -

sabato 24 febbraio 2018

Il Mazzamurello, lo gnomo dei boschi abruzzesi


(Daniela - Luna Nera)

In una trasmissione televisiva di recente hanno parlato di una leggenda legata a un Folletto che non conoscevo e ho cercato notizie in rete: il Mazzamurello. Vediamo la sua storia e le varie curiosità.





Il mazzamurello è una creatura fantastica della tradizione folklorico-fiabesca di molte regioni italiane. In particolare, esso appartiene alle tradizioni rurali degli attuali territori delle province di Macerata, Fermo, Teramo e Ascoli Piceno.

Le maggiori leggende relative ai mazzamurelli sono della tradizione folkloristica dei Monti Sibillini.
Il Mazzamurello è un folletto di montagna. In quanto creatura fantastica, il Mazzamurello appartiene a quello che viene definito “Piccolo Popolo”, ossia l’insieme delle creature fatate che compongono l’immaginario fiabesco delle tradizioni popolari. Caratteristica del mazzamurello è il produrre dei rumori all’interno delle abitazioni per manifestare la sua presenza agli abitanti della casa. Infatti, l’etimologia del nome di questo folletto viene fatta derivare popolarmente proprio dai termini “mazza” (colpo) e “murello” (mura), per indicare la sua abitudine di battere contro le mura di una casa per manifestarsi con 
strani rumori, scricchiolii, piccoli colpi contro il muro.
In ogni caso, secondo la tradizione fiabesca popolare, la presenza di un Mazzamurello in casa indica la prossimità di un tesoro, un pericolo imminente per uno degli abitanti o più spesso un messaggio di un caro defunto che cerca di comunicare con i vivi. Come altre creature mitologiche dei Monti Sibillini i mazzamurelli sono infatti tradizionalmente considerati messaggeri tra il mondo ordinario e il mondo incantato, ovvero tra il mondo terreno e il mondo dell’aldilà.
 
Il Mazzamurello è una presenza che si può avvertire quando si passeggia nei boschi: un fruscio, un sussurro, la sensazione di non essere soli, potrebbero significare che questo folletto è proprio lì accanto a noi. Ma non c’è da avere paura: il Mazzamurello non è cattivo, vuole solo giocare, o al massimo divertirsi con qualche innocuo scherzetto.



GLI SPIRITI DI VICOLO DI MAZZAMURELLI




A Trastevere c’è una stradina stretta e breve che s’incontra girando l’angolo dopo la Chiesa di San Crisogono, chiusa dalle mura di due alti edifici permette di raggiungere sul fondo la piccola Chiesa Settecentesca di San Gallicano; in questo luogo abitano da sempre i Mazzamurelli tanto da avere l’onore di una strada a loro intitolata: sono degli spiriti capricciosi, dei folletti della casa.


Nella Roma dei Papi il Mazzamurello è un nanetto vestito da chierico, con le fibbie d’argento sulle scarpe e con lo “zucchetto” rosso in testa; ma le sembianze che può assumere sono diverse, a volte appare come una serpe, a volte come un vecchietto con la parrucca ma a volte si presenta con una sembianza che ne rivela il suo lato positivo, come un bel giovanotto elegante con un cappello, se si riesce a togliergli il cappello, pur di riaverlo è disposto a riempire il fortunato di regali. Ma il Mazzamurello del vicolo trasteverino sembra che abbia una vera e propria passione per le ragazze belle e modeste e quando le incontra le protegge e invia loro molti regali misteriosi.






PARCO AVVENTURA




Il Parco Avventura “Il Regno dei Mazzamurelli” si trova a San Pio delle Camere – Loc. Cerquelle (strada che attraversa San Pio delle Camere direzione Carapelle Calvisio – Calascio) a circa 25 km da L’Aquila all’interno di un bosco fiabesco che fa da cornice naturale agli avvincenti percorsi pensati per soddisfare sia grandi che piccini già dai 4 anni di età.
L’ambiente si distingue per la tranquillità, gli spazi verdi ed incontaminati, assolutamente fuori del contesto urbano.
Il Parco Avventura ha una superficie di circa 30.000 mq in cui si può vivere un’esperienza unica ed entusiasmante, lì troviamo ad attenderci 2 percorsi briefing, 5 percorsi con diverso grado di difficoltà e super teleferiche realizzati in tutta sicurezza, con linea di vita continua senza possibilità di sgancio, nel completo rispetto della natura.
Altre poi le attività collaterali da svolgere: tiro con l’arco, escursioni, orienteering, calcio a 5, laboratori ambientali, spettacoli per ragazzi, area walking per passeggiate rilassanti nel verde.
All’interno del parco sono presenti panchine, barbecue e tavoli da Pic-Nic per pranzi al sacco o arrostate.




* VIDEO *





VINO ROSSO


Il "Mazzamurello" è un vino rosso di notevole struttura, un'espressione unica e autentica del Montepulciano d'Abruzzo. Il lungo affinamento di 20 mesi in barrique (piccole botti) aggiunge toni speziati e vanigliati ad un quadro olfattivo di pregevole intensità e complessità, composto da frutta rossa matura, liquirizia e note balsamiche. Il gusto è muscoloso e avvolgente, armonico e concentrato, con una lunghissima persistenza nel finale.
Ottenuto dalla particolare tecnica di lavorazione sulle fecce fini quale vengono sottoposte le partite migliori dell'annata. La particolarità aromatiche legate a tale tecnica, che a volte, durante la maturazione in legno, si manifestano in modo abbastanza inusuale per un Montepulciano, hanno ricordato il nome di questo scherzoso folletto della tradizione abruzzese, che immaginiamo nascosto tra le nostre barrique a giocare con il vino in esse contenuto.




(Notizie e immagini dal web)

venerdì 23 febbraio 2018

Le tagliatelle

(Daniela)



« Fate una pasta d'ova e di farina,
E riducete rimenando il tutto
In una sfoglia, ma non troppo fina,
Uguale, soda e, sul taglier pulito,
Fatene tagliatelle larghe un dito.
Che farete bollire allegramente
In molt'acqua salata, avendo cura
Che, come si suol dir, restino al dente;
Poiché se passa il punto di cottura
Diventan pappa molle, porcheria,
Insomma roba da buttarla via.


Dall'altra parte in un tegame basso,
Mettete alcune fette di prosciutto
Tagliato a dadi, misto, magro e grasso;
Indi col burro rosolate il tutto.
Scolate la minestra e poi conditela
Con questo intinto e forma, indi servitela.


Questa minestra che onora Bologna
Detta la Grassa non inutilmente
Carezza l'uomo dove gli bisogna,
Dà forza ai muscoli ed alla mente
Fa prender tutto con filosofia
Piace, nutre, consola e così sia. »


(Olindo Guerrini alias Lorenzo Stecchetti, 1845 - 1916)