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lunedì 3 dicembre 2018

Il regalo più bello

(Daniela - Luna Nera)

Oggi cercherò di inventare un raccontino natalizio per tutti voi.



Nel paese di Valle Felice tutti si volevano bene ed erano amici, in estate era un ridente paesino con boschi di abeti, prati fioriti e sentieri verdeggianti, una chiesetta per le orazioni, una piazzetta con la fontana, la scuola e qualche bottega.
Quando arrivava l'inverno si trasformava in un luogo da favola, la neve scendeva lenta e abbondante ma il paese era sempre allegro e vivo anche perchè le famiglie avevano molti bambini.
Marcuccio e Lucetta, due fratellini, avevano scoperto che da poco tempo la minuscola casa accanto alla loro era abitata da un bambino della loro età con i genitori, ma era povero, sempre solo e non aveva ancora fatto amicizia con gli altri bambini perchè un po' timido. Lucetta ebbe un'idea: "Perchè non andiamo a trovarlo? Gli portiamo dei doni e sarà felice!" Marcuccio acconsentì volentieri e bussarono alla porta della piccola casa. Aprì il bambino che si presentò a loro, contento della visita, col nome di Pierino. Aveva in mano una lanterna accesa perchè stava scendendo la sera. La casa era  disadorna ma la famigliola era felice lo stesso.
"Ciao Pierino, siamo Lucetta e Marcuccio e abitiamo nella casetta accanto alla tua, abbiamo portato qualcosa per te: delle arance succose, dei dolcetti e le lucine per decorare la tua casa fuori dalla porta; sai, qui lo facciamo tutti e noi ti aiuteremo."
Pierino era davvero felice per i doni e per aver trovato nuovi amici.
Poco dopo si misero all'opera, e le lucine vennero posizionate nelle due case vicine.
Marcuccio appese anche una piccola lanterna davanti alla sua porta per far luce a loro e a Babbo Natale quando sarebbe arrivato.



In paese Onofrio, il vecchio falegname (che pareva proprio Babbo Natale) iniziava a scolpire già a fine estate i giocattoli in legno da vendere nella sua bottega e molta gente veniva da lontano per acquistare i suoi lavori da regalare per Natale.



Ogni anno tutti i bambini si riunivano per decorare con luminarie le stradine e le piazzette, tutti aiutavano a rendere ancora più bello il paesaggio in attesa del Natale e in cambio ricevevano cioccolatini, caramelle e dolcetti fatti in casa con uvetta e canditi.



Nella piazza del paese erano arrivati i mercatini natalizi e i fratellini bussarono alla porta di Pierino: "Vieni con noi alle bancarelle?Vedrai che bello, ti piacerà! Corriamo!"



Tutti i bambini accorrevano a vedere i regali che avrebbero voluto ricevere, ma quante cose! Che scegliere? Pierino era un po' triste, chissà se Babbo Natale conosceva il suo nuovo indirizzo...



Dopo aver scelto il loro regalo corsero svelti a casa a scrivere la letterina a Babbo Natale, ma non prima di aver comprato un  cartoccio di castagne dolci e calde!



Prima di entrare in casa Marcuccio e Lucetta videro uno strano personaggio passare davanti a loro: sembrava Babbo Natale ma... non era vestito di rosso, e poi era troppo presto per arrivare e non si faceva vedere mai da nessuno. Strano... Nel passare, a Marcuccio parve di sentire il vecchio dire a bassa voce: "Aiutate i più poveri... aiutate i più poveri e Gesù sarà felice...." Ma chi era quell'uomo appoggiato al bastone al chiarore di una lanterna?



In casa i fratellini, come tutti i bambini del paese, iniziarono a scrivere la letterina, loro avevano scelto alcuni giocattoli ma sentivano che mancava qualcosa. Lucetta e il fratello ebbero un'idea: scrissero che avrebbero rinunciato ai loro doni per darli a un altro bambino, ma non sapevano bene cosa, purchè fosse un regalo che non lo facesse sentire mai solo.



Si, ne erano certi, doveva essere giusto così.
Una bambina un po' più grande, Bea, si offrì di andare a imbucare tutte le letterine dei bambini del paese e corse nella neve.



Natale si avvicinava sempre più, e la sera dopo i fratellini insieme a Pierino e altri bambini fecero un pupazzo di neve in paese.



Un pomeriggio freddo e nevoso Pierino ricevette la visita dei fratellini e di Enzino: "Esci, c'è qualcosa per te!" Con gran stupore del bambino vide dei regali per lui: un alberello con lucine colorate, un Pinocchio di legno acquistato dal falegname del paese e un altro pacchettino con biscotti allo zenzero.



Pierino era davvero felice: quest'anno aveva già ricevuto uno dei regali più belli, tanti amici che gli volevano bene! Era commosso.
Sistemarono l'alberello nella sua casa e lo aiutarono a preparare anche un bellissimo presepe.



Anche i genitori di Pierino furono felicissimi di aver trovato degli amici così buoni col loro bambino sempre solo!
Natale stava arrivando e tutto il paese si recava alla Messa di mezzanotte, ben coperti per il gran freddo.



Nella notte Pierino fece un sogno: vide Babbo Natale dalla sua porta che aveva qualcosa per lui, ma non poteva sapere così presto il suo nuovo indirizzo e lui era così povero....



La mattina di Natale i bambini scesero dal letto curiosi di vedere se i doni richiesti erano arrivati: Lucetta e Marcuccio avevano sotto l'albero molti più giocattoli di quelli che avevano richiesto! Erano stati davvero così buoni? Felici, si, ma il loro desiderio scritto nella letterina allora non era stato esaudito?



Svelti si vestirono e bussarono alla porta di Pierino:
"Sei sveglio Pierino? Hai avuto un regalo?"
Pierino stava appena scendendo le scale e stupito guardò gli amici: già, era la mattina di Natale!
"Entrate amici, non lo so... io... non credo che..."
Si chinò e sotto il suo albero trovò moltissimi pacchi regalo.
Uno attirò la sua attenzione per primo.
Lentamente lo aprì, un po' timoroso perchè dal pacco uscivano strani "rumori". Quando il contenuto saltò fuori gli occhi di Pierino si inondarono di lacrime di gioia:



"Un cucciolo di cagnolino vero! Un amico che non mi lascerà mai e mi terrà sempre compagnia!
Lo chiamerò Spillo, vieni tra le mie braccia piccolino!"
Per Pierino fu il Natale più bello della sua vita: aveva una nuova casa anche se piccola, aveva trovato molti nuovi amici e un amico speciale che non lo avrebbe mai tradito e forse lo avrebbe capito molto più di certi esseri umani, lo amerà per sempre!

 

                                                       ©

(Daniela - Luna Nera)


P. S.: Questo racconto l'ho scritto subito mentre lo inventavo e non è stato facile per me, ma spero vi sia piaciuto.
Grazie a chi lo ha letto fino in fondo. AUGURI! 

sabato 1 dicembre 2018

Visita al presepe (Dicembre)

(Daniela)





A casa Marcellini fare il presepe è un’istituzione di famiglia. Vi partecipano tutti. Chi va a raccogliere il muschio, o rami secchi, cortecce e pietre spugnose. Chi, come il nonno, prepara delle stupende casette in corteccia di sughero che verranno sistemate nel paesaggio adagiato su un tavolino di fronte alla finestra. Chi tira fuori la grotta, i pastori, la stella, gli Angeli, il gruppo della Natività compresi i Re Magi, e il bue e l’asinello riposti l’anno precedente. E si comincia. L’ “ingegnere capo” è papà Giulio, coadiuvato dal figlio Marco di 11 anni in qualità di “capomastro”, ma tutti possono suggerire e collaborare. “Se manca il presepe, non mi sembra Natale!”, dice nonna Ida. Oltre al presepe fatto in casa, tutta la famiglia dedica una giornata delle festività natalizie per visitare i presepi della zona e, se possibile, fare delle puntatine anche un po’ più lontano per vedere qualche presepe “di grido”. E proprio tornando da una di queste visite nonna Ida ha tirato fuori il rospo che le covava dentro: “Ho sentito dire in televisione che non bisogna imporre ai fi gli una religione particolare… Quando saranno grandi decideranno da soli”. “Noi non imponiamo niente a nessuno”, ha risposto papà Giulio. “Mettere al mondo una creatura, è forse un’imposizione? La vita è un dono, non un’imposizione. E come è un dono la vita fi sica, quella del corpo, per intenderci, altrettanto lo è quella dello spirito. E un’altra cosa, secondo me, è da precisare: la persona umana sviluppa e matura lungo delle linee direttrici che ognuno sceglie e sulle quali s’incammina. Un bambino in formazione deve avere la più ampia possibilità di scelta per diventare l’uomo (o la donna) che vuole essere. Tra le tante possibilità ci sono anche delle vie che prevedono un’apertura al trascendente. Ignorarle significa precludere al bambino un settore importante per lo sviluppo della sua personalità. Ignorare il problema della trascendenza, che continuamente ci pungola e ci interpella, è mettere la testa sotto la sabbia. Eliminando questo problema, ad esempio, come spiegare esperienze di vita come quella di Francesco di Assisi o di Madre Teresa di Calcutta e di tanti e tanti altri?




(Tutti i racconti pubblicati ogni mese fanno parte dell'Almanacco di Frate Indovino 2018:
http://www.frateindovino.eu/la-nostra-storia)


lunedì 26 novembre 2018

Lo scricciolo

(Daniela)


Uno è rimasto, il più piccino,
di tanti uccelli volati via,
un batuffolo di piume
che non sa malinconia;

un batuffolo irrequieto
tra i rametti della siepe,
così piccolo che pare
un uccello da presepe.

Vispi occhietti, alucce lievi,
un codino impertinente,
così gaio e spensierato
che può vivere di niente.

Nella campagna tacita, bianca,
che il gelo tiene prigioniera,
pare la nota dimenticata,
d'una canzone di primavera.

Sempre gaio, sempre lieto,
senza timore del domani,
pare un bimbo poverello
che tiene la gioia nelle sue mani.


- Graziella Ajmone -


venerdì 23 novembre 2018

La sera

(Daniela)



Come una indefinibile fata d'ombre... 
Vien da lungi la Sera, camminando 
per la pineta tacita e nevosa. 
Poi, contro tutte le finestre preme 
le sue gelide guance; e, zitta, origlia. 


Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
Siedono i vecchi, meditando. I bimbi 
non si attentano ancora ai loro giuochi.
Le madri stanno siccome regine. 


Cade di mano alle fantesche il fuso. 
La Sera ascolta, trepida, pei vetri: 
tutti, all'interno, ascoltano la Sera.



- Rainer Maria Rilke -


lunedì 19 novembre 2018

Profumo di legna

(Daniela - Luna Nera)




Tardi, con le stelle
aperte nel freddo
aprii la porta.
Il mare galoppava
nella notte.

Come una mano
dalla casa oscura
uscì l'aroma
intenso
della legna custodita.

L'aroma era visibile
come se l'albero
fosse vivo.
Come se ancora palpitasse.
Visibile come una veste.
Visibile come un ramo spezzato.

(Pablo Neruda)

martedì 6 novembre 2018

Il nonno sta male (Novembre)

(Daniela)




Il nonno di Fabrizio non si è sentito bene e subito il nipote si è recato a fargli visita. Lo ha trovato in poltrona, con il plaid sulle ginocchia e due occhi lucidi e affossati. Fabrizio si è seduto vicino al nonno, gli ha preso la mano tra le sue e hanno parlato a lungo… Soprattutto una domanda gli premeva fare: “Nonno, ma tu non hai paura di morire?”. “Chi si è comportato bene nella vita, non deve aver paura. Se il corpo muore, l’amore non muore mai!”. “Ma perché la vita… ci fa morire?”. “Perché tutte le cose hanno un punto di partenza e un punto di arrivo, figlio mio! Questo punto di arrivo, per noi che abbiamo una visione parziale delle cose, è sentito come una fine, il termine di tutto. Ma per chi vede la realtà tutta intera, quasi dall’esterno, la morte è come un passaggio stretto, come una soglia che si apre ad un’altra realtà molto più grande e più bella di quella che si lascia. Pensa al sole: quando il sole da noi tramonta, dall’altra parte della terra, nel meridiano opposto, sorge un nuovo giorno… A proposito, voglio raccontarti una storia. C’era una volta una libellula che aveva deposto le uova in uno stagno. Dalle uova erano uscite altrettante larve che si erano raggruppate in fondo allo stagno, alla base di uno stelo di giunco. Queste ogni tanto si allontanavano per procurarsi da mangiare, ma poi si ritrovavano tutte insieme allo stesso posto. Quando qualcuna cresceva più delle altre, salutava le sorelle, si arrampicava lungo lo stelo di giunco e non si vedeva più. Allora una di esse, molto coraggiosa, disse alle sorelle: “Voglio vedere dove sono andate a finire le nostre compagne, ma state tranquille, tornerò presto”. E cominciò ad arrampicarsi lungo lo stelo di giunco. Appena fuori dall’acqua, distrutta dalla fatica, si distese su una foglia e si addormentò. Quando si risvegliò si trovò in un mondo meraviglioso, con un sole caldo e splendente, i fiori, gli alberi, le foglie e tanti animali, piccoli e grandi, con i quali fare amicizia… Lei stessa non era più come prima: era cresciuta, aveva dei colori bellissimi e soprattutto le erano spuntate le ali. Provò a spiccare il volo e si librò sulle acque, sui fiori, negli spazi infiniti… Capì allora che la sua vita ormai era cambiata, che non sarebbe potuta tornare mai più in fondo allo stagno, che il suo universo era ormai quello degli alberi e dei fiori. E le sue sorelle avrebbero fatto lo stesso identico cammino… Stai tranquillo, figlio mio, non siamo nati per scomparire, ma per amarci e stare insieme senza fine!
 (Nostro adattamento da Chiara Frugoni)


lunedì 29 ottobre 2018

La casa

(Daniela)





Dice l'uccellino:
- Io ho il mio tiepido nido, foderato di lana e di piume, dove posso rifugiarmi quando sono stanco di volare.
Dice il cane:
- Io ho il mio canile riparato dove vado a dormire la notte e mi rifugio quando piove.
Dice il lupo:
- Io ho la tana profonda e sicura dove nessuno può scovarmi e dove allevo i lupacchiotti.
Dice il bambino:
- Io ho la mia casetta con il tetto e le finestre dove posso ripararmi fra le braccia della mia mamma.

- E. M. Baglioni -



(Racconto e immagini dal mio libro di terza classe "Via Fiorita")

venerdì 26 ottobre 2018

Le foglie morte (Jacques Prevert -con video)

(Daniela - Luna Nera)
Una bellissima e famosa poesia che ho sempre amato pur nella sua infinita tristezza...


Oh! Vorrei tanto che tu ricordassi
i giorni felici quando eravamo amici.
La vita era più bella.
Il sole più bruciante.
Le foglie morte cadono a mucchi…
Vedi: non ho dimenticato.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti
e il vento del nord le porta via
nella fredda notte dell’oblio.
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi.
È una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi e i rimpianti.
Ma il mio amore silenzioso e fedele
sorride ancora e ringrazia la vita.
Ti amavo tanto, eri così bello.
Come potrei dimenticarti.
La vita era più bella
e il sole più bruciante.
Eri il mio più dolce amico…
Ma non ho ormai che rimpianti.
E la canzone che cantavi
sempre, sempre la sentirò.
È una canzone che ci somiglia.
Tu mi amavi
io ti amavo.
E vivevamo noi due insieme
tu che mi amavi
io che ti amavo.
Ma la vita separa chi si ama
piano piano
senza far rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi.

- Jacques Prevert -


Ascoltate la poesia letta molto bene da una ragazza, è ancora più struggente con il sottofondo musicale "Moonrise" di Brian Crain.
(Potete cliccare sul video e leggerla sopra nello stesso tempo).




giovedì 25 ottobre 2018

La preghiera della sera

(Daniela - Luna Nera)



È pur dolce a un’alma pura
la preghiera mattutina
quando ride la natura
d’una luce peregrina,
ma più dolce è la preghiera
nel silenzio della sera.

Come un’eco che risponde
dalle torri delle ville,
lento lento si diffonde
il lamento delle squille
e accompagna la preghiera
nel silenzio della sera.

Quella luce che nel cielo
sparge un languido chiarore,
quella nube che d’un velo
par che copra il sol che muore,
tutto invita alla preghiera
nel silenzio della sera.

E le stelle, che romite 
piovon raggio a noi sì grato,
son le lampade infinite,
che nel tempio del creato 
fan solenne la preghiera
nel silenzio della sera
....................

- Giuseppe Capparozzo -





mercoledì 17 ottobre 2018

Autunno

(Daniela / Luna Nera)



Il cielo ride un suo riso turchino
benchè senta l'inverno ormai vicino.
Il bosco scherza con le foglie gialle
benchè l'inverno senta ormai alle spalle.
Ciancia il ruscel col rispecchiato cielo,
benchè senta nell'onda il primo gelo.
è sorto a piè di un pioppo ossuto e lungo
un fiore strano, un fiore a ombrello, un fungo.


(Marino Moretti)



lunedì 15 ottobre 2018

La nuova stagione

(Daniela / Luna Nera)



Le svelte rondinelle son partite
in cerca di una terra solatia;
le brune passerine, infreddolite,
cinguettano canzoni in armonia.
Le tiepide giornate son finite:
la fitta nebbia dà malinconia;
le foglie, intanto, vizze ed ingiallite,
cadono volteggiando sulla via.
Ara la terra il rude contadino
e sparge i duri chicchi di semente,
e corre, col pensiero, lietamente,
alle castagne nuove, al dolce vino.
Mugghiano i bovi nelle chiuse stalle
e canta il boscaiolo nella valle.


- C. Mazzoleni -


mercoledì 10 ottobre 2018

Bosco d'autunno

(Daniela - Luna Nera)


Ha messo chiome il bosco d'autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell'autunno
entrando dentro quando cala il giorno
si guarda intorno bieco con timore
cercando in esso trappole nascoste.


(Boris Pasternak)

martedì 9 ottobre 2018

Sera d'autunno

(Daniela - Luna Nera)




La sera
si vestì di freddo.
Dietro i vetri appannati
tutti i bambini
vedono tramutarsi in uccelli
un albero giallo.
La sera è distesa
lungo il fiume.
Un rossore di mela
trema sui tetti.

(Federico Garcia Lorca)

giovedì 4 ottobre 2018

Pioggia d'autunno

(Daniela - Luna Nera)




Vorrei, pioggia d'autunno, essere foglia
che s'imbeve di te sin nelle fibre
che l'uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l'inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.


Vorrei, pioggia d'autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.


- Ada Negri -

mercoledì 3 ottobre 2018

La nonna

(Daniela - Luna Nera)




Dall'altra parte del mare
Un giorno moriremo, ma prima viene il canto.
Nonna tu nei cortili dell’estate, già alzata all’alba, 
sola ad aprire imposte e ricevere il sole,
accompagnando la febbre dei miei ultimi sogni
con lo strofinio appena udibile dei tuoi passi, 
entrando dalla parte del giorno a restituirmi il mondo 
nella fragranza del caffellatte.
Non dimentico nulla, io crebbi sulla sponda della tua vestaglia
e dei tuoi scialletti, del tuo gusto per il lilla
che ti fa come una cenere di colombe fra i capelli e le guance,
e sento un’altra volta il soave andare delle pantofole che ti portai dal Cile.
E sto vedendo la lunghissima treccia che tu lasci libera
quando ti alzi, come un ricordo dei tuoi anni di ragazza.
Tu non lo sai, nonna, però in te finisce il tempo, la successione 
dei giorni e delle spiagge, delle aule e dei pianti, dell’amore nei suoi mille specchi, 
dell’uomo e del bambino che riconciliano le loro distanze nei tuoi occhi, oh paese della pace.
Ti vedo e sono piccolo e sono proprio io, e niente impedisce che il piccolo e l’uomo ti diano 
lo stesso bacio e si rifugino nel tuo abbraccio. 
Questi capelli che tu accarezzi e che pettinasti per la prima volta, questa fronte che stai baciando e che lavasti 
dal sudore della nascita, queste mani che vanno per il mondo palpando i suoi bei vuoti, e che guidasti nel primo 
incontro con il cucchiaio e la palla,
tornano al posto del riposo, e non se ne vanno, nonna,
sebbene io viva alzato verso tante rotte, e non se ne vanno, nonna.
La nonna spunta con il giorno a visitare l’orto e le galline
spartisce l’acqua e il mais, ammira i pomodori e i loro progressi,
e gode del racemo che si inerpica, del lampadario delle prugne regine claudie,
e va per le profondità della casa distribuendo l’ordine.
A volte mi alzo, l’accompagno e, associato ai suoi riti, do da 
mangiare agli uccelli e irrigo le veccie, sento il tremito dell’acqua sui rampicanti che bucano i muri e 
che la ricevono crepitando e si riempiono di scintille.
Ho dieci anni, vivo insieme ai bruchi e alle anatre, sono tenero e crudele,
ammazzo e proteggo, ordino come un re le cose del mio regno,
e sopra di me sta la nonna, le arrivo già all’altezza delle spalle, sulla punta dei piedi arrivo a baciarla,
e i nostri occhi si scoprono nell’allegria comune dei polli nati durante la notte.


Il nostro giardino durò quanto l’infanzia. Né tu né io lo dimenticheremo,
nonnina.Non dimenticheremo il sapore delle pesche bianche,
delle barbabietole, delle zucche incendiate.
Fu il tempo del riso al latte coperto di cannella, 
del piacere delle pannocchie sulla tavola tesa sotto i pergolati.
Stai nella cucina in penombra, con i glicini alla porta,
e curi le cadenze delle bacinelle di gelatina,
le marmellate invernali che ordinerai nella credenza.
Io sto lì, con Giulio Verne e una botta al ginocchio,
felice, guardandoti, sicuro che niente potrà mai accadermi, 
che in mezzo al mare o all’assalto del polo con il 
capitano Hatteras, o appeso al cielo con Michel Ardan,
tu mi tieni con te, vicino al fornello da cui l’aroma
inzuccherato cresce come un soave vulcano dipinto a lapis.
Un giorno moriremo, ma prima viene il canto.


E non solo ieri, nonna. A ogni svolta stai lì, piccola
sotto l’architrave, imbacuccata nella tua vecchiezza
senza macchia, 
nella tua piccola salute,
e ogni volta che mi trae da porte e passi e uomini,
io so che tu stai lì. E che il tuo amore senza altra causa che se stesso
ci sostiene nella notte e ci restituisce l’alba dell’incontro,
e il tempo gira la testa e ci accetta interi,
con il bambino che piange tra le tue braccia,
con il viaggiatore che si lava della polvere nel tuo sorriso,
con la giovane nonna che corre in mezzo alla neve per rallegrare il nipote,
con questa vecchietta che sostiene sulla soglia la lampada del benvenuto.
E il primo che muoia sappia che niente muore
e che la perfezione regnò nel suo giorno.

- Julio Cortazar -

- da: "Le ragioni della collera" (1995) -

martedì 2 ottobre 2018

Festa dei nonni (Ottobre)

(Daniela)




In occasione della “giornata dei nonni”, istituita ufficialmente dal Parlamento italiano con legge di Stato e fissata per il giorno 2 ottobre, festa degli Angeli Custodi, i genitori di Alessio, Grazia e Sara (rispettivamente di 9, 7 e 4 anni), hanno invitato i nonni paterni (Enrico e Clara) e quelli materni (Livio e Liliana), a passare la giornata con loro. I preparativi sono iniziati la giornata precedente, e mentre la mamma si prodigava nell’allestire le sue specialità, Alessio e Grazia, “intralciati”, più che aiutati, dalla piccola Sara che era onnipresente e voleva toccare tutto con le sue manine, hanno addobbato la sala da pranzo con palloncini, festoni e decorazioni varie. All’ora di pranzo sono arrivati gli ospiti con un regalino per ciascuno, che Sara ha voluto aprire all’istante. Durante il pranzo Alessio ha letto un pensierino di auguri e di ringraziamento preparato insieme alla sorella, dove esprimevano la loro gratitudine verso i nonni per il bene che gli volevano, per la pazienza che avevano con loro, per i frequenti regalini e per il tempo che riuscivano sempre a trovare per giocare con loro, per aiutarli a fare i compiti o scarrozzarli in piscina o a danza… E concludevano con una frase che faceva sospettare un benevolo suggerimento (ma che nessuno si è curato di verificare): “perché donare tempo è donare amore”. Parole che hanno fatto scorrere qualche lacrima sul volto delle nonne e hanno spinto il papà a uscire allo scoperto: “Grazie anche da parte mia e della “mia signora” per tutto quello che avete fatto e fate per noi, della vostra collaborazione, anche economica, offerta con gentilezza e discrezione. Senza il vostro aiuto, specialmente in certi periodi, sarebbe stato proprio difficile andare avanti”. “Anche noi”, ha detto nonna Clara, “dobbiamo ringraziarvi per il dono di questi tre birichini, così dolci e così cari, che non avranno aggiunto giorni alla nostra vita, ma sicuramente hanno arricchito di vita i nostri giorni”. E nel coro generale non poteva mancare la voce della piccola Sara: “Anch’io, nonnini… vi voglio bene perché non mi sgridate quando faccio i pastrocchi”.


lunedì 1 ottobre 2018

Ottobre

(Daniela)





Son fuggite le giornate 
dolci e chiare dell'estate. 
Or di nebbie un grigio velo
copre mesto terra e cielo,
mentre, foglia dopo foglia, 
ogni ramo già si spoglia.

Non più all'alba, lieti gridi
d'uccellini e voli e stridi. 
Non si sente che il lamento
lungo e flebile del vento,
che par dire sera e mattina:
"Gia l'inverno si avvicina".

- Ugo Ghiron -


domenica 30 settembre 2018

Bel sole

(Daniela - Luna Nera)



Bel sole triste che già senti e porti
in te la notte lunga, ultimo sole
fuso nell’aria bianca del mattino,
ancora è verde la tua terra, verdi
la siepe e il prato, e la dolce collina
con le sue vigne toccate di rosso.
Ma su tutto è posata
una bruma sottile
di lontananza. Perché sei lontano
tu, nostro sole d’amore. E la sera
è già dentro al mattino,
e presto l’ombra avrà tutto il tuo cielo.

- Diego Valeri -

(da: "La sera", anno 1963)

lunedì 17 settembre 2018

Odor di cose buone


(Daniela Pecorari Bonfiglio "Luna Nera")


Come il mulino odora di farina,
e la chiesa d’incenso e cera fina,
sa di gesso la scuola.
E’ il buon odor che lascia ogni parola
scritta sulla lavagna,
come un fioretto in mezzo alla campagna.
Tutto qui dentro è bello e sa di buono.
La campanella manda un dolce suono,
e a una parete c’è una croce appesa…
pare d’essere in chiesa:
s’entra senza cappello,
si parla a voce bassa,
si risponde all’appello…


Oh, nella scuola il tempo come passa!
S’apre il libro, si legge e la signora
spiega, per chi non sa, or questo or quello
come in un gioco: un gioco così bello
che quando di fa l’ora
d’uscir, vorremmo che durasse ancora.
Come il mulino odora di farina
e la chiesa d’incenso e cera fina,
la casa prende odor dal pane nostro
e la scuola dal gesso e dall’inchiostro. 


- Renzo Pezzani -