Cerca nel blog

sabato 17 dicembre 2016

Il Natale nei racconti di Mianna

Cara Daniela
ieri mentre leggevo dei tuoi ricordi di Natale, di quando eri bambina, mi sono tornati alla mente i miei, un po' più "datati" per la verità. Sono nata, come sai, nel mese di novembre del 1944, pochi mesi prima che la guerra finisse, e ho vissuto la mia infanzia, quella consapevole, quella di cui si conservano i ricordi, negli anni 50: la scuola, la prima comunione, le prime letture, le prime amicizie, le prime ricorrenze...
Sono anni che ricordo come i più belli e sereni della mia vita, anche se, paragonandoli a quelli di oggi, mi rendo conto di  quanto limitate fossero le risorse economiche di allora, i contatti con il mondo, le esperienze e le fantasie da coltivare. Eppure...

Tornando al tema di questo blog, ti racconterò del mio Natale di quegli anni:
Innanzi tutto c'era un'elevata probabilità che fosse bianco. Lo so che molti ritengono un luogo comune l'espressione noncisonopiùlestagionidiunavolta; sta di fatto che in quegli anni, tra dicembre e gennaio, nevicava e ogni volta che accadeva, specie durante le vacanze di Natale, era una festa. Solo mio padre  non sembrava entusiasta della neve, forse perché ,essendo l'unico uomo di casa, toccava a lui spalare il sentiero fino al cancello del giardino...
A  volte capitava, proprio la notte della vigilia, di percorrere il tratto di strada fino alla chiesa, per assistere alla funzione religiosa, sotto lo sfarfallio di fiocchi larghi e silenziosi, che si posavano sui capelli, sulle spalle, per sciogliersi poi al calore delle candele.

A differenza di quanto accadeva in quasi tutte le altre città, da noi, la notte di Natale, i bambini non  aspettavano doni. I riti dell'asinello, della paglia e del latte erano stati compiuti un paio di settimane prima, con l'arrivo di Santa Lucia che secondo la tradizione bergamasca provvede a soddisfare i desideri dei bambini buoni.
Quanto agli adulti, in quegli anni, pesavano sui bilanci famigliari le conseguenze della guerra recente e non era certo consuetudine scambiarsi regali. Solo più tardi, con il boom economico degli anni '60 e la conoscenza delle tradizioni anglosassoni, si incominciò a mettere qualche pacchettino infiocchettato sotto l'albero.
A proposito di albero come addobbo natalizio, era sicuramente in secondo piano rispetto alla tradizione del presepe, che non poteva assolutamente mancare in ogni casa. La mamma lo allestiva sul ripiano della cucina : la parete sul retro veniva coperta con della carta blu stellata, mentre per i pastori e le pecorelle veniva allestito un sentiero di sassolini che si snodava su un prato di muschio raccolto per l'occasione nella parte più fredda del giardino. Per molti anni mia madre  continuò ad allestire il presepio con le stesse statuine e devo dire che nella sua straordinaria semplicità finì con l'incantare, dopo le figlie, anche i nipoti.
Nella mia famiglia per Natale si allestiva anche l'albero, rigorosamente "vero";di alberi sintetici, se c'erano, si ignorava l'esistenza. Gli addobbi consistevano in palline di vetro , fragilisssssime, Quando si appendevano ai rami, doveva esserci silenzio assoluto, per evitare catastrofi. Più rilassanti invece erano gli addobbi di cioccolato ricoperti di carta stagnola colorata, che, non si sa bene perché, tra Natale e Capo d'Anno, sparivano magicamente dai rami come frutti maturi.
E infine le candeline... Mi tornano in mente ogni anno, quando vedo mio figlio che intreccia kilometri di cavo elettrico intorno ai rami dell'albero che poi si accende di mille lucette colorate.
Allora le candeline erano vere, fatte di cera come quelle che si mettono sulle torte; ciascuna veniva infilata in una piccolissima bugia che con una chiusura a molla veniva agganciata al ramo. Teoricamente avrebbero dovuto essere accese come tutte le candele che si rispettano, ma visto l'elevato pericolo di incendio, si finiva col lasciarle sempre spente.... All'albero si appendevano anche arance e mandarini.
Per diverso tempo negli anni '50, la frutta in tavola ogni giorno era considerata un lusso, e anche per questo si aspettava il Natale. Noi eravamo fortunati perché il marito della zia Angioletta, maresciallo dei Carabinieri emigrato al nord dalla Sicilia, si faceva mandare ogni anno a Natale dai suoi famigliari qualche cassa di agrumi con arance e mandarini in abbondanza, Avevano un profumo ed un sapore eccezionali e poiché gli zii venivano a casa nostra per il pranzo di Natale, anche noi potevamo godere di queste delizie.
Vorrei raccontarti tante altre cose, cara Daniela, di come ci si vestiva, di come si trascorreva il pomeriggio di Natale, dei parenti, degli auguri, ma si è fatto tardi. Spero tanto di non averti annoiata.

5 commenti:

  1. Bei ricordi... mi pare che Natale, a quei tempi, fosse uguale un po' ovunque...

    RispondiElimina
  2. Cara Mianna, il tuo racconto mi ha lasciata a bocca aperta, hai descritto così bene ogni piccolo particolare che mi pareva di vederti piccina addobbare l'albero! Grazie per averci raccontato i tuoi ricordi, ti aspettiamo quando avrai tempo per il resto!

    RispondiElimina
  3. Voglia di tornare un poco indietro..

    RispondiElimina